Gen 10
Domenica
La tortura in Usa?
Nel mirino di un giudice indipendente

di M. B. B.

Chi sono i responsabili delle torture contro i presunti terroristi di Al Qaeda? Verranno puniti o si chiuderà un occhio per il bene della “guerra al terrore”? L’ardua sentenza spetta a John Durham, il magistrato chiamato dal ministero di giustizia di Washington per indagare sulle violazioni commesse durante gli interrogatori.

La stessa decisione di nominare Durham, un giudice di lungo corso che non sembra fermarsi di fronte a nessuno, ha messo in ansia gli 007 americani e i tanti repubblicani che appoggiano l’uso delle “tecniche rafforzate” contro i presunti esponenti della rete terroristica di Osama bin Laden.

Eric Holder, il guardasigilli del governo di Barack Obama, ha detto chiaramente che un’indagine indipendente “era l’unica azione responsabile che potevo prendere”, dato che le critiche sulla condotta degli interrogatori avevano raggiunto nei mesi scorsi l’apice del dibattito politico, tanto a Washington quanto all’estero.

Il ministro della giustizia, che si rende conto che il lavoro di Durham sarà controverso e scatenerà nuove polemiche, ha fatto capire che non sono previste pene esemplari o processi-show. Lo stesso presidente Obama ha sottolineato più volte di non volere un dibattito che si perda troppo nei fatti del passato. Meglio “guardare avanti”.

Un particolare interessante: l’inquisitore, se così lo possiamo chiamare, è registrato alle urne con il partito di George W. Bush, anche se tutti lo considerano lontano dai giochi politici. Durham ha sessant’anni, va di frequente a messa, è sposato ed ha quattro figli, di cui uno fa il procuratore a Brooklyn.

A Boston questo magistrato scomodo a molti ha scoperto i mafiosi che erano riusciti a corrompere poliziotti locali ed agenti federali: le sue indagini hanno ispirato il fortunato film The Departed di Martin Scorsese. Il “grande accusatore”, a cui altri ministri della giustizia hanno affidato dossier scottanti in passato, non ha esitato a puntare il dito neppure contro il governatore repubblicano del suo Stato, il Connecticut.

Durham ha iniziato ad occuparsi di torture su richiesta del guardasigilli di Bush, Michael Mukasey, che gli chiese di indagare sulla distruzione dei nastri della Cia dove si vedevano alcuni detenuti sottoposti al waterboarding, l’annegamento simulato. Il processo, celebrato ad Alexandria, non lontano dalla sede della Cia, va avanti da più di due anni senza che sia stata spiccata alcuna accusa.

In effetti c’è un grosso rischio: con la chiusura di Guantanamo prevista per il 2010, le violazioni potrebbero essere dimenticate mentre le indagini si allungano senza portare ad alcun risultato. Basta pensare a quel che è accaduto durante l’era Bush: le inchieste interne al dipartimento della giustizia hanno portato all’incriminazione soltanto in un caso (sui venti che erano stati aperti). Troppo spesso mancavano prove, testimoni o, addirittura, i cadaveri delle vittime.

Si stima che oltre un centinaio di sospetti detenuti dagli Stati Uniti siano morti mentre erano sotto la tutela degli americani. Forse torturati, forse dimenticati. Non è chiaro quanti di questi casi verranno presi in considerazione dal procuratore nominato dal guardasigilli. Il suo compito non è semplice, ma Mark Califano, ex magistrato del Connecticut, dice che è davvero raro vedere Durham abbandonare un caso senza aver spiccato un mandato d’accusa.


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