Gen 10
Domenica
La tortura in Usa?
I memorandum nei quali gli americani hanno giustificato le brutalità negli interrogatori

La traduzione dei memorandum è stata curata da Valentina Barbieri, Matteo Bosco Bortolaso, Barbara Di Fresco, Andrea Fama e Anna Martini

Interrogatori di operativi di Al Qaeda

E’ stata richiesta l’opinione di questo dipartimento sulla questione della potenziale violazione del Codice degli Stati Uniti, articolo 2340A del Titolo 18, riguardante il divieto di tortura. È stato richiesto il parere di questo ufficio sulla condotta da tenersi durante gli interrogatori di Abu Zubaydah. Da quanto ci dite il Sig. Abu Zubaydah sarebbe uno dei membri più importanti dell’ organizzazione terroristica Al Qaeda, contro la quale gli Stati Uniti sono al momento coinvolti in un conflitto armato internazionale, al seguito degli attentati al Word Trade Center e al Pentagono in data 11/09/01. La presente lettera sintetizza il precedente parere verbale di questo ufficio, risalente ai giorni 24/07/02 e 26/07/02, secondo il quale la condotta suggerita non violerebbe i divieti in questione.

Il nostro parere si basa sui dati che seguono e che voi avete sottoposto alla nostra attenzione. Ci dite che non esistono in vostro possesso fatti contrari a quelli elencati qui sotto e la nostra valutazione è quindi limitata ad essi. Se tali fatti dovessero cambiare, questo parere potrebbe non mantenere la stessa pertinenza. Al momento Abu Zubaydah si trova in custodia degli Stati Uniti. La squadra che cura gli interrogatori è certa che egli sia in possesso di ulteriori informazioni che si rifiuta di divulgare. Nello specifico, che stia nascondendo informazioni riguardanti cellule terroristiche negli Stati Uniti e in Arabia Saudita e informazioni riguardanti piani di attacco terroristici all’interno degli USA o contro zone di interesse americano oltre oceano. Zubaydah si è abituato ad un certo livello di trattamento e non mostra alcun segnale di volontà di cooperare rivelando ulteriori informazioni. La vostra intelligence segnala inoltre la presenza di un certo “fermento” uguale a quello che ha preceduto gli attacchi dell’11/09. Alla luce delle informazioni che secondo voi sarebbero in possesso di Abu Zubaydah e dell’alto livello di minaccia presente al momento, ritenete necessario passare a quella che definite “una fase di incremento della pressione negli interrogatori”.

Durante questa fase, Zubaydah avrà contatti solo con il nuovo specialista nel campo degli interrogatori, che non ha mai incontrato in precedenza, e con lo psicologo/addestratore del SERE*

* un programma segreto (”Survival, Evasion, Resistance, Escape“) che aveva come obiettivo primario quello di addestrare i soldati a resistere alla prigionia, qualora fossero caduti in mano nemica e poi rielaborato per renderlo spendibile nella ‘’Guerra al Terrorismo’’ di Bush. Ne sono stati artefici due psicologi, James Elmer Mitchell e Bruce Jessen, che hanno riadattato gli strumenti della tortura cinese. Che notoriamente non è mai servita ad ottenere informazioni sensibili su attentati e bombe ticchettanti, mentre il suo ruolo ontologico-politico era infatti principalmente quello foucaultiano di manifestere crudelmente il potere di chi punisce, e null’altro.
- http://www.laprivatarepubblica.com/le-nostre-inquisizioni/cosmopolis/waterboard-me/ -

che ha preso parte agli interrogatori sin dall’inizio. Secondo i vostri calcoli questa fase durerà parecchi giorni, ma potrebbe prolungarsi fino ai trenta giorni. Durante questo periodo vorreste applicare 10 tecniche che a vostro avviso confonderanno le aspettative del soggetto riguardo al trattamento che crede di ricevere e lo incoraggeranno a cedere le informazioni cruciali descritte in precedenza.

Queste tecniche sono: 1) attention grasp; 2) walling; 3) blocco del viso ; 4) schiaffi in faccia; 5) isolamento in spazi ristretti; 6) posizione eretta forzata contro il muro; 7) posizioni di tensione; 8 ) privazione prolungata del sonno; 9) isolamento in spazi ristretti in presenza di insetti; 10) waterboard.* (* http://www.camilloblog.it/archivio/2009/04/18/tredici-tecniche/ )

Ci avete informato che queste tecniche verranno selezionate in base alle circostanze e che non tutte potrebbero necessariamente essere messe in atto. La squadra addetta agli interrogatori utilizzerebbe una combinazione di queste tecniche, per persuadere Zubaydah che il solo modo che ha di migliorare la sua situazione passa attraverso la collaborazione. Avete comunque messo in chiaro che l’utilizzo di queste tecniche seguirà probabilmente un iter esponenziale che culminerà nell’ annegamento simulato anche se potrebbe non necessariamente concludersi con questa tecnica. Ci avete inoltre informato verbalmente che, malgrado alcune di queste tecniche potrebbero essere utilizzate più di una volta, la loro ripetizione non sarà frequente in quanto esse tendono a perdere di efficacia se applicate troppe volte. È stato fatto presente che Zubaydah è stato ferito durante la cattura, e che la ferita è al momento oggetto di cure.

In base ai fatti che ci avete esposto, ci è dato capire che queste tecniche si svolgono come sotto descritto:

- attention grasp: consiste nell’afferrare l’individuo al collo con entrambe le mani, con una mano ad ogni lato dell’apertura del colletto, con una mossa rapida e controllata. Con la stessa mossa il soggetto viene attirato verso chi interroga.

- Per la spinta contro il muro (walling), viene costruito un finto muro. L’individuo è sistemato con i talloni che toccano il muro. L’ interrogante tira velocemente in avanti l’ individuo e lo spinge rapidamente contro il muro, cosicché vada a colpire la parete con le spalle. Durante il movimento, la testa e il collo sono protette da un panno arrotolato o un asciugamano, che assorbono l’urto ed evitano il colpo di frusta. Allo scopo di ridurre ulteriormente il rischio di incidenti, all’individuo è permesso far leva sul muro flessibile. Siamo stati verbalmente informati che il finto muro è in parte costruito in modo tale da emettere un forte suono una volta colpito, allo scopo di cogliere ancora più di sorpresa il soggetto. L’ idea è quella di creare un suono che faccia sembrare l’impatto molto più violento di com’ è realmente, e che le ferite provocate dall’impatto risulteranno essere ben più gravi.

- Il blocco del viso consiste nell’ immobilizzare la testa. I palmi delle mani vengono posizionati ai lati del viso del soggetto, le dita vengono tenute a debita distanza dagli occhi.

- Con lo schiaffo in pieno volto (o insult slap) l’ interrogante schiaffeggia l’ individuo in pieno viso, tenendo la mano bene aperta. La mano entra in contatto con l’ area del viso compresa fra il mento e il lobo dell’orecchio. L’ interrogante invade lo spazio personale dell’ individuo. Lo scopo dello schiaffo in volto non è infliggere dolore fisico grave o duraturo, bensì scatenare shock, sorpresa e/o umiliazione.

- Il confinamento implica l’isolamento del soggetto all’ interno di uno spazio ristretto, le cui dimensioni ne limitino i movimenti. Lo spazio di confinamento è di solito buio. La durata del confinamento varia in base alle dimensioni dell’area utilizzata: in spazi più ampi l’individuò può stare in piedi o sedersi, in spazi più ristretti può soltanto rimanere seduto. Nel primo caso il confinamento può durare fino a diciotto ore, nel caso di spazi ristretti non supera le due ore consecutive.

- La posizione eretta forzata contro il muro (wall standing) induce affaticamento muscolare. L’individuò è sistemato a 1/1,5 metri di distanza da una parete, le gambe divaricate con un’ ampiezza pari all’ incirca alle spalle, le braccia tese davanti al corpo, le dita delle mani contro il muro a sostenere il peso del corpo. Al soggetto non è permesso muoversi o cambiare di posizione di mani o piedi.

- Possono essere impiegate varie posizione di stress. È stato segnalato che queste posizioni non sono inflitte allo scopo di causare dolore associato a torsioni o contorcimenti del corpo. Piuttosto, come nel caso del walling, hanno l’ obbiettivo di provocare un disagio fisico associato all’affaticamento muscolare. Per Zabaydah verrebbero utilizzate in particolare due di queste posizioni: 1) sedersi sul pavimento con le gambe distese davanti e le braccia alzate sopra la testa, e 2) inginocchiarsi a terra, piegandosi all’indietro di 45 gradi. Siamo stati verbalmente informati che osservando Zubaydah durante il periodo di custodia è stato constatato che sembra essere piuttosto agiile e flessibile nonostante la ferita.

- Può essere impiegata la privazione del sonno. È stato segnalato che lo scopo di questa tecnica è ridurre la capacità del soggetto di pensare rapidamente e con lucidità e, attraverso il disagio associato alla mancanza di sonno, indurlo a cooperare. L’ efficacia di questa privazione diminuirà in generale dopo una/due notti di sonno ininterrotto. Ci avete informato del fatto che le vostre ricerche hanno messo in luce che, in alcuni rari casi, alcuni individui con tendenza a problemi psicologici potrebbero reagire in modo inaspettato alla privazione del sonno. Anche in questi casi comunque l’equilibrio si ristabilisce dopo che al soggetto viene permesso di dormire. Inoltre, personale con conoscenze mediche è presente e pronto ad intervenire in caso di reazioni inaspettate. Siamo stati verbalmente informati che Zubaydah non sarà tenuto sveglio per più di 11 giorni consecutivi, e che nonostante non gli sia stato precedentemente permesso di dormire per 72 ore, non ha riportato alcun tipo di danno fisico né mentale.

- Avete suggerito la possibilità di chiudere Zubaydah in uno spazio ristretto in presenza di insetti, segnalando che il soggetto sembra soffrire di una fobia al riguardo. Nello specifico, suggerite di informare Zubaydah della presenza di qualche insetto dotato di pungiglione, anche se in verità sarebbero presenti solo insetti innocui. Siamo stati verbalmente informati che si tratterebbe infatti di bruchi o simili.

- Infine, segnalate la possibilità di impiegare una tecnica chiamata waterboarding, o “annegamento simulato”. Durante questa procedura, il soggetto è legato ad una tavola inclinata di circa 1,2 metri per 2, con i piedi in posizione elevata e uno straccio a coprire occhi e fronte. Viene versata ad intervalli regolari dell’acqua sullo straccio, che viene poi abbassato fino a ricoprire naso e bocca. Quando il tessuto è saturo di acqua e ricopre naso e bocca, il flusso d’aria è limitato dai 20 ai 40 secondi dalla presenza dello straccio. Questo causa un aumento del livello di anidride carbonica nel sangue, che aumenta la difficoltà respiratoria. Lo sforzo e la presenza dello straccio creano la sensazione di “soffocamento e panico incipiente”, ossia l’ illusione di annegare. Il soggetto non inala acqua. Durante i 20/40 secondi l’acqua viene continuamente versata da un’altezza di 25-30 centimetri. Dopo questo lasso di tempo il tessuto viene rimosso e l’individuo può respirare liberamente per 3-4 volte. La sensazione di annegamento è immediatamente alleviata dalla rimozione del tessuto. La procedura può essere ripetuta. L’acqua viene generalmente versata da una borraccia o un innaffiatoio. Siamo stati verbalmente informati che questa procedura scatena una sensazione psicologica automatica di annegamento, che il soggetto non riesce a controllare nonostante sia consapevole di non stare realmente annegando. Ci è stato inoltre segnalato a voce che questa procedura non si protrarrà per più di 20 minuti a seduta.

Ci è poi stato fatto capire che un medico autorizzato del SERE sarà presente durante l’intera durata della seduta, e che la procedura sarà interrotta qualora venga ritenuto necessario, onde evitare danni fisici o mentali a Zubaydah. Come descritto in precedenza, Zubaydah è stato ferito durante la cattura. Siamo stati informati che vi assicurerete che la suddetta ferita non venga aggravata dall’uso di queste tecniche e che riceverà le cure mediche appropriate ad una guarigione completa.

II.

Tratteremo in questa sezione il contesto all’interno del quale verranno applicate le procedure. Siamo stati informati che sono stati svolti degli accertamenti sugli effetti che esse potrebbero avere sulla salute mentale di Zubaydah. Le stesse tecniche, con l’ eccezione di quella degli insetti in uno spazio di confinamento, sono state e continuano ad essere impiegate su alcuni membri del nostro personale militare durante l’addestramento SERE. Considerato il loro impiego nell’addestramento del nostro personale alla resistenza agli interrogatori, vi siete consultati con diverse persone che avevano una ampia esperienza nell’ uso di queste tecniche, in modo da assicurarvi che l’esposizione prolungata a queste procedure non causi danni psicologici a lungo termine.

Durante le vostre sedute di consultazione con i vari responsabili dell’addestramento, avete appurato che queste tecniche sono state impiegate senza che venissero segnalati problemi di natura psicologica sulla lunga distanza.

(…) dell’accademia del SERE (…)
ha riferito che, durante i 7 anni trascorsi in questo incarico, il Congresso ha fatto per due volte richiesta di informazioni riguardanti danni attribuiti a tale addestramento. Una di queste richieste era stata sollecitata sulla base di una ferita fisica riportata da una recluta dopo essere stata rinchiusa in uno spazio di confinamento. Secondo l’altra, l’addestramento SERE avrebbe indotto due reclute a comportamenti criminali, quali il taccheggio e lo scaricamento di materiale pedopornografico da un terminale dell’ esercito. Secondo l’ ufficiale del SERE, questi reclami si rivelarono infondati. Lo stesso ha poi indicato che nei 3 anni e mezzo trascorsi nell’ espletamento dell’ incarico di (…) del programma SERE, ha addestrato 10.000 reclute, e soltanto due di loro avevano abbandonato il training in seguito all’ impiego di queste tecniche. Inoltre, nonostante alcune (poche) reclute abbiano posticipato la conclusione del loro addestramento e sia stata loro garantita assistenza psicologica, esse sono state in seguito in grado di concludere il programma senza alcuna indicazione di traumi o danni psicologici.

Ci avete informati di aver consultato (…) che ha dieci anni di esperienza con l’arruolamento SERE (…).

Costui ha affermato che, durante questi 10 anni, per quanto gli è dato sapere, nessuno dei soggetti che ha completato il programma ha sofferto di danni mentali collaterali. Vi ha informati di un caso in cui il soggetto non ha completato l’addestramento. Questa persona ha sofferto di reazioni mentali collaterali che sono durate solo due ore. Dopo queste due ore, quei sintomi si sono dissipati spontaneamente senza necessità di un trattamento o assistenza psicologica e non sono stati segnalati altri momenti di instabilità da parte del soggetto. Secondo le informazioni da voi fornite, questa valutazione sull’ uso delle procedure include l’ impiego dell’annegamento simulato.

Inoltre, avete ricevuto un memorandum da parte di (…) di cui ci avete fornito una copia.
(…) ha esperienza nell’uso di queste tecniche, con l’eccezione del confinamento in presenza di insetti e dell’annegamento simulato. Il memorandum conferma che l’uso di queste tecniche non ha prodotto alcun caso confermato di danni mentali prolungati e pochissime istanze di disagio psicologico immediato e temporaneo in risposta all’addestramento. (…) ha riportato che una minima parte delle reclute ha presentato reazioni psicologiche temporaneamente avverse durante l’addestramento. Su 26.829 reclute addestrate dal 1992 al 2001 nel programma SERE dell’Air Force, il 4% di queste reclute ha avuto contatti con i servizi di supporto psicologico. Solo il 3,2% di questo 4% si è ritirato dal programma per motivi psicologici. Questo significa che sul totale delle reclute addestrate finora solo lo 0,14% è stato escluso dal programma per motivi psicologici. Inoltre malgrado (…) indichi che le valutazioni sulle reclute che hanno completato l’addestramento non siano ancora ultimate, ha espresso la convinzione che l’addestramento non causi alcun tipo di impatto psicologico a lungo termine. Egli ha basato le sue conclusioni sui rapporti fatti dalle reclute una volta concluso l’addestramento. Cosa ancora più importante, ha basato il suo giudizio sul fatto che nonostante l’addestramento debba essere estremamente stressante onde risultare efficace, sono stati presentati pochissimi reclami al riguardo. Durante il suo incarico, nel corso del quale sono state addestrate 10.000 reclute, non sono stati presentati reclami. E l’ unico reclamo presentato da parte di un Ispettore generale non era dovuto a preoccupazioni di natura psicologica. Inoltre egli era a conoscenza di una sola lettera che poneva la questione dell’ impatto a lungo termine di queste tecniche su un individuo addestrato più di venti anni prima. Era dell’opinione che fosse impossibile attribuire i sintomi di questo individuo a quell’ addestramento. (…) ha concluso sostenendo che nel caso si dovessero verificare degli effetti psicologici a lungo termine sugli appartenenti al corpo dell’Aviazione Usa che avevano subito questo addestramento, essi sarebbero “di sicuro minimi”.

Per quanto riguarda l’ annegamento simulato (waterboard), ci avete verbalmente informato che la Marina continua ad impiegarlo nel suo addestramento. Ci avete informato che i vostri psicologi sul campo, che possiedono un’esperienza su larga scala riguardante l’ uso dell’ annegamento simulato nell’ addestramento della Marina, non hanno riscontrato alcun significativo danno mentale a lungo termine dovuto all’ impiego di tale tecnica. Ci avete poi avvisato che altre agenzie hanno cessato l’uso dell’annegamento simulato perché era una tecnica di interrogatorio estremamente efficace, ma non perché temessero che potesse causare un qualche tipo di danno, fisico o mentale. Si segnalate inoltre che esso era efficace quasi al 100% nel produrre cedimento fra le reclute. (…) ha indicato inoltre che è stato presente durante l’utilizzo dell’annegamento simulato nella Marina circa 10/12 volte e che ogni seduta si è conclusa con il cedimento ma non con danni fisici per la recluta.

Avete anche analizzato testi di rilievo senza riscontrare dati empirici sugli effetti di queste tecniche, con l’eccezione della veglia forzata. Per quanto riguarda la privazione del sonno, ci avete informati che è non è raro che un individuo privato del sonno per 72 ore riesca ancora ad avere perfetta padronanza di movimento spazio-visivo e a superare con facilità test sulla memoria a breve termine. Malgrado alcuni individui possano soffrire di allucinazioni secondo i testi da voi analizzati, coloro che presentano sintomi psicotici hanno quasi sempre avuto esperienze simili anche prima della veglia forzata. Avete indicato poi che ricerche su veglie forzate prolungate non riportano segnalazioni di psicosi, tentennamenti nel processo cognitivo, diminuzione di quello emotivo, allucinazioni o idee paranoiche. In un solo caso anche dopo 11 giorni di veglia forzata non si sono verificati psicosi o danni cerebrali permanenti. Infatti l’individuo ha affermato di sentirsi quasi normale dopo una sola notte di sonno. Inoltre, basandovi sulle esperienze dell’impiego di questa tecnica nell’addestramento militare (dove la veglia forzata dura fino a 48 ore), avete riscontrato che raramente, se non mai, il soggetto presenterà danni dopo che la veglia forzata viene interrotta. Piuttosto, l’effetto svanisce dopo qualche buona notte di sonno.

Avete poi fatto il passo ulteriore di consultare esperti americani in interrogatori, e altre personalità con esperienza di procedure di addestramento SERE. Nessuno di loro era a conoscenza di effetti psicologici prolungati causati dall’ uso di qualcuna delle tecniche sopra elencate sia separatamente che insieme. Inoltre, avete consultato psicologi esterni al dipartimento che hanno segnalato di non essere a conoscenza di alcun caso in cui problemi a lungo termine fossero risultati dall’impiego di queste tecniche.

Inoltre, in seguito a scambi con un gruppo di esperti di igiene mentale, avete appreso che l’effetto di ciascuna di queste tecniche dipenderà dalla storia personale del soggetto, dalla sua cultura e dalle sue tendenze psicologiche. In conclusione, ci avete informati di aver svolto una valutazione psicologica di Zubaydah. Questa valutazione si basa su colloqui con Zubaydah, su osservazioni svolte su di lui e su informazioni raccolte da altre fonti come l’Intelligence e articoli di giornale. Le nostre conclusioni per quanto riguarda il profilo psicologico di Zubaydah che andiamo ad elencare di seguito si basano su tale valutazione.

Secondo questa valutazione, Zubaydah, nonostante abbia solo 31 anni, è passato molto rapidamente dal grado di semplice mujahedin a terzo o quarto uomo di Al Qaeda. Ha ricoperto il ruolo di primo luogotenente di Osama Bin Laden. In questo ruolo, ha messo in piedi una rete di campi di addestramento. Si è adoperato nell’ addestramento di operativi di Al Qaeda e della Jihad islamica egiziana, e di altri elementi terroristi all’ interno del Pakistan e Afghanistan. E’ stato Comandante aggiunto dei campi di addestramento di Al Qaeda in Afghanistan, approvando personalmente il reclutamento e le promozioni di tutte le reclute tra il 1999 e il 2000. Dal 1996 al 1999 ha approvato l’ entrata e l’ uscita dall’Afghanistan nei campi di addestramento di tutte le reclute. Inoltre, nessuno poteva entrare e uscire da Peshawar (Pakistan) senza che lui non ne fosse informato e desse la sua approvazione. È stato coordinatore dei contatti esterni e delle comunicazioni con l’estero di Al Qaeda. Inoltre, ha ricoperto il ruolo di responsabile del controspionaggio e gli è stato affidato il compito di individuare eventuali spie all’ interno dell’organizzazione.

Zubaydah è stato coinvolto in tutti i principali attacchi terroristici realizzati da Al Qaeda. È stato uno dei pianificatori del progetto - ‘’Millennium’’ - di attacco a bersagli americani e israeliani durante le celebrazioni per il nuovo millennio in Giordania. Due degli esponenti centrali di questo attacco hanno identificato Zubaydah come responsabile del progetto e della loro cellula dopo esser stati arrestati. Ha pianificato l’attacco all’ambasciata francese nel 2001 e infine ha contribuito a pianificare gli attentati dell’11 settembre. Prima di essere catturato stava organizzando futuri attentati contro interessi americani.

La vostra valutazione psicologica indica come sia presumibile che Zubaydah abbia steso il manuale di Al Qaeda sulle tecniche di resistenza. Siete inoltre dell’opinione che i suoi trascorsi con Al Qaeda gli garantiscano un certo livello di esperienza e versatilità in queste tecniche. Faceva parte degli incarichi di Zubydah fare visita ai detenuti ed aiutarli al momento del rilascio. Grazie ai suoi contatti e alla collaborazione con altri mujaheddin di Al Qaeda, si presume che sia a conoscenza di diversi racconti di catture, interrogatori e di resistenza agli stessi. Inoltre, si è messo in contatto con Ayman al-Zawahiri, e si ritiene che i due abbiano discusso del periodo di prigionia di Zawahiri presso i Russi e gli Egiziani.

Durante gli interrogatori Zubaydah ha ammesso di considerare “stupida” qualunque tipo di attività all’infuori della Jihad. Ha sottolineato che il suo cuore e la sua mente sono devoti al servizio di Allah e dell’Islam attraverso la Jihad, e ha detto di non avere dubbi o ripensamenti riguardo alla propria fedeltà. Zubaydah è convinto che la vittoria assoluta dell’ Islam sia inevitabile. Avete segnalato come continui ad esprimere il suo ardente desiderio di uccidere americani ed ebrei.

La vostra valutazione psicologica descrive la sua personalità in questi termini: un individuo “estremamente indipendente e fiero di esserlo”. Possiede “caratteristiche narcisiste”, che appaiono evidenti nella cura del proprio aspetto e nei suoi “chiari sforzi” di dimostrare di essere “un uomo semplice, come tanti”. Organizza i suoi affari e l’ambiente che lo circonda in modo “quasi compulsivo”. E’ sicuro di sé, indipendente e possiede un carisma autoritario. Nonostante ammetta qualche occasionale esitazione nella valutazioni di chi sia “innocente”, ha riconosciuto di aver esultato della distruzione del World Trade Center. E’ intelligente e intellettualmente curioso. Dimostra “un autocontrollo eccellente”. La vostra analisi lo descrive come un perfezionista, persistente, discreto, ed estremamente abile nelle interazioni sociali. Fa molta attenzione ad abbassare la guardia con gli altri ed è stato segnalato in più di un’occasione che tende a non fidarsi facilmente. E’ anche “abile nel cogliere velocemente l’umore delle persone e le loro motivazioni”. Inoltre, va fiero della propria abilità nella menzogna e nell’ inganno. Durante la sua detenzione, fra le altre cose, ha impedito che venissero rintracciati diversi nascondigli di Al Qaeda e si è perfino procurato una certificazione con lo status di rifugiato delle Nazioni unite.

Secondo le vostre segnalazioni, Zubaydah non soffre di problemi mentali preesistenti che potrebbero causare un danno psicologico prolungato in seguito all’applicazione delle tecniche di interrogatorio proposte. Dopo aver letto i suoi diari ed aver parlato con lui, non è stato riscontrato alcun tipo di “disturbo della personalità o patologie psicologiche simili” (…) “disordini del pensiero (…) instabilità o problemi mentali”. Il soggetto sembra invece “particolarmente resistente e convinto di poter superare le avversità”. I momenti di stress o depressione hanno breve durata. Reagisce allo stress identificandone la causa, valutando le proprie possibilità di reagire e agendo di conseguenza. Segnalate come sia “tendenzialmente indipendente, fiducioso delle proprie competenze in materia religiosa e psicologica e nella loro applicazione, della propria intelligenza e disciplina che gli permettono di evitare e superare le difficoltà”. Inoltre si riscontra che trova un “conforto stabile e duraturo” nella fede, “la benedizione dei capi religiosi e il cameratismo dei fratelli mujaheddin che condividono il suo pensiero”. Durante la detenzione, Zubaydah ha tenuto sotto controllo il proprio umore, restando per la maggior parte del tempo “circospetto, calmo, controllato e deciso”. Ha mantenuto questo atteggiamento durante gli interrogatori più aggressivi e la privazione del sonno. Avete segnalato che durante un momento critico in un confronto iniziale, Zubaydah aveva mostrato segni di picchi del sistema nervoso simpatico, che ritenete potessero essere segni di paura. Nonostante in quel caso sia stato indotto a rivelare informazioni delicate, è riuscito a riacquistare rapidamente il controllo, la sua aria di superiorità, e la sua “determinazione” a non rivelare alcun tipo di informazione.

Riassumete dunque i suoi punti di forza fondamentali per sommi capi: abilità di concentrazione, disciplina nel raggiungere un obiettivo, intelligenza, distaccamento emotivo, furbizia da strada, abilità nell’organizzare e gestire terze persone, acuta capacità di osservazione, estrema adattabilità (intesa come capacità di adattamento in condizioni critiche e con risorse minime), capacità di cogliere e sfruttare le necessità degli altri, e talento nel reindirizzare uno scopo secondo le opportunità emergenti.

Siete preparati al fatto che farà ricorso alle sue vaste conoscenze sulle tecniche di interrogatorio per affrontare i colloqui. La vostra valutazione indica che Zubaydah è pronto a morire per proteggere le informazioni più importanti in suo possesso. Nonostante ciò, ritenete che in luce della sua convinzione che l’ Islam dominerà comunque il mondo e che la vittoria è inevitabile, Zubaydah potrebbe rivelare informazioni, considerando il risultato una semplice deviazione momentanea. Inoltre, è possibile che condivida volontariamente alcune informazioni da lui considerate non indispensabili, ma che potrebbero risultare importanti una volta combinate con i dati raccolti durante le indagini.

III

L’ articolo 2340A considera atto criminale da parte di qualunque individuo “al di fuori degli Stati Uniti la pratica o il tentativo di tortura”. L’ articolo 2340(1) definisce la tortura come:

un atto commesso da una persona che agisce in nome della legge con il preciso intento di infliggere un grave danno fisco o mentale (diverso da un danno inerente a sanzioni legislative) nei confronti di un altro essere umano in sua custodia o sotto il suo controllo fisico.

18 U.S.C. § 2340(1). Come sottolineato nel nostro parere sui criteri di condotta all’interno dell’ articolo 2340A, una violazione del 2340A richiede la dimostrazione che: (1) la tortura sia stata perpetrata al di fuori degli Stati Uniti; (2) che l’imputato abbia agito come rappresentante della legge; (3) che la vittima fosse soggetta al controllo o alla custodia dell’imputato; (4) che l’imputato abbia agito con lo scopo preciso di infliggere gravi danni o sofferenze; e (5) che l’atto inflitto abbia causato danni o sofferenze gravi. Vedi “Memorandum per John Rizzo, Acting General Counsel della CIA, redatto da Jay. S. Bybee, Assistent Attorney General, Re: Criteri di Condotta degli interrogatori in 18 USC, §§ 2340-2340A punto 3 (1 Agosto 2002) (“Memorandum sull’ articolo 2340A”). Ci è stato chiesto di accettare che Zubaydah sia trattenuto al di fuori degli Stati Uniti, sotto la giurisdizione degli Stati Uniti, e che gli interrogatori si svolgano in nome della legge.

La questione è se gli ultimi due punti possano essere riscontrabili nell’ uso delle procedure descritte, e in particolare se il personale incaricato di utilizzarle sia in possesso di normali facoltà mentali e se tali procedure possano o meno causare un danno o una sofferenza gravi, come previsto dalle norme in esame.

Dolore o sofferenza gravi. Perché il dolore o la sofferenza arrivino ad essere considerati tortura, la norma richiede che arrivino ad essere gravi. Come illustrato in precedenza, questa connotazione implica atti di natura estrema. Vedi id punto 13. Ciononostante, basandoci su casi illustrati nel Torture Victim Protection Act (TVPA), che contiene una definizione di tortura simile a quella dell’ articolo 2340, riteniamo che un singolo atto che provochi un dolore sufficientemente intenso può rientrare in questa categoria. Vedi id, 26. Abbiamo quindi analizzato ognuna di queste tecniche separatamente. Studiando ulteriormente i casi abbiamo scoperto che i tribunali tendono ad adottare
un approccio di analisi della “totalità delle circostanze” e a prendere in considerazione una condotta nella sua globalità onde determinare se e quando sia stata inflitta tortura. Vedi id punto 27. In conclusione, oltre ad aver analizzato ogni singola tecnica separatamente, le abbiamo anche considerate globalmente come una unica condotta.

L’ articolo 2340 definisce come tortura la pratica con cui si infligge un danno fisico o mentale grave o una grave sofferenza. Considereremo il dolore fisico e quello mentale come concetti separati. Vedi 18 USC § 2340(1).
Per quanto riguarda il dolore fisico, abbiamo in precedenza dedotto che il “dolore grave” come descritto nell’ articolo 2340, è un dolore che il soggetto trova difficile sopportare, e che si presenta con un’ intensità pari a quello di una ferita corporale grave. Vedi ‘’Memorandum sull’ articolo 2340A, punto 6. Basandoci sul TVPA sopracitato, abbiamo riscontrato che gli atti che infliggono un dolore qualificabile come tortura sono, ad esempio, gravi percosse con armi come mazze, o ustioni inflitte sul corpo dei prigionieri. Vedi id. punto 24. Concludiamo quindi qui sotto che nessuna delle tecniche proposte causa un dolore di tale portata.

Il blocco del viso e l’ attention grasp non implicano dolore fisico. In assenza di quest’ ultimo è ovvio che non si possa concludere che esse infliggano un dolore o una sofferenza fisica gravi. Le posizioni di tensione e la posizione forzata in piedi contro il muro possono causare affaticamento muscolare, dato che entrambe implicano il mantenimento di una certa posizione. Nel rimanere in piedi contro il muro, si tratterà di mantenere una posizione in cui l’intero peso del corpo del soggetto viene scaricato sulla punta delle dita. Le posizioni di stress possono includere sedersi a terra con le gambe allungate davanti e le braccia tese sopra la testa, o inginocchiarsi sul pavimento con il corpo inclinato all’indietro di 45 gradi. Qualunque dolore associato all’affaticamento muscolare non presenta un’intensità sufficiente ad essere considerato “dolore o sofferenza grave” secondo le norme, e nonostante il disagio, non si può definire difficile da sopportare. Inoltre, siamo stati verbalmente informati che Zubaydah non verrà sottoposto a posizioni di stress che possano in qualche modo pregiudicare la guarigione della sua ferita. Concludiamo quindi che queste tecniche causano un disagio che rientra nelle soglie di tollerabilità.

Allo stesso modo, nonostante gli spazi di confinamento (sia grandi che piccoli) causino un disagio fisico in quanto le loro dimensioni impediscono la libertà di movimento, non sono sufficientemente piccoli da obbligare il soggetto a contorcersi per potersi sedere (spazi piccoli) o alzarsi (spazi grandi). Ci avete inoltre informati verbalmente che, nonostante la ferita, Zubaydah è piuttosto flessibile, caratteristica che riduce in modo sostanziale il dolore associato al confinamento. Non sono pervenute segnalazioni da parte del personale medico da voi consultato riguardanti danni fisici di rilievo inerenti alla permanenza di un soggetto in uno spazio di confinamento. Da questo deduciamo che l’uso di questi spazi non provochi un dolore di intensità associabile a quello di ferite corporali gravi.

La presenza di insetti all’interno di questi spazi non va ad influenzare l’affermazione sopra fatta. Da quanto ci è dato dedurre, non verranno introdotti insetti pericolosi nello spazio di confinamento. Perciò, benché la presenza di insetti possa essere causa di timore per Zubaydah (come discusso di seguito), non causerà certamente dolore fisico.

Per quanto riguarda la privazione prolungata del sonno, è chiaro che privare qualcuno del sonno non implica dolore grave secondo i dettami di queste norme. Malgrado la privazione del sonno possa causare un disagio fisico, come affaticamento o il fastidio riscontrato nella difficoltà di tenere gli occhi aperti, questi effetti svaniscono dopo che all’individuo viene concesso dormire. Basandoci sui fatti da voi fornitici, non ci sono pervenute prove che segnalino che la privazione del sonno causi gravi danni o sofferenze fisiche. Si deduce quindi che essa non viola l’ articolo 2340.

Anche le tecniche che implicano un contatto fisico fra l’interrogante e l’interrogato non causano dolore grave. Per lo schiaffo in faccia e il walling (la spinta contro il muro) vengono adottate precauzioni allo scopo di assicurare che il dolore non raggiunga la soglia di allarme. Lo schiaffo viene inflitto con le dita leggermente allargate, che ci avete spiegato risulta essere meno doloroso di uno schiaffo a mano chiusa. Lo schiaffo inoltre interessa la parte carnosa del viso, riducendo quindi qualunque rischio di danni fisici o dolore grave. Lo schiaffo sul viso non causa dolore di difficile sopportazione. Allo stesso modo, il walling consiste nell’ afferrare velocemente il soggetto, spingendolo poi contro un muro posticcio. Ci avete informati che il rumore dell’impatto contro il muro sarà di gran lunga superiore a una qualunque ferita inferta al soggetto. L’uso di un panno arrotolato intorno al collo riduce ulteriormente il rischio di danni al collo. Benché la spinta contro il muro possa risultare dolorosa, il disagio fisico non è associabile a quello di una ferita grave.

Ci è dato capire che quando viene impiegato l’annegamento simulato (waterboard), il corpo del soggetto reagisce come durante un annegamento, nonostante l’individuo sia consapevole di non stare davvero annegando. Siamo stati informati che questa procedura non provoca un effettivo danno fisico. Quindi, nonostante il soggetto possa sperimentare sensazioni di paura o panico associate a quella di annegamento, il waterboard non causa dolore fisico. Come illustrato nel Memorandum sull’ articolo 2340A, “dolore e sofferenza” in tale articolo vanno intesi come un concetto unitario e non come concetti distinti. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340A, punto 6 n.3. Il waterboard, che non causa dolore notevole o danni di sorta, non infligge a nostro parere “grave dolore o sofferenza”. Anche volendo analizzare la norma nello specifico, allo scopo di intendere la “sofferenza” come concetto distinto, non sarebbe possibile affermare che il waterboard provochi gravi sofferenze. Si tratta di un atto acuto, elementare e controllato, privo della connotazione di protratto lasso temporale comunemente associato alla sofferenza.

Per concludere, come discusso in precedenza, siamo stati informati che al momento di decidere quali tecniche adottare durante gli interrogatori a Zubaydah e quando, sono state selezionate procedure che non danneggeranno la sua ferita. Avete segnalato inoltre che verranno adottate le misure necessarie affinché nessuna di queste procedure interferisca con la guarigione della ferita stessa, e che, in qualunque momento Zubaydah venga a manifestare grave dolore o sofferenza, il personale medico in loco farà sospendere l’applicazione delle procedure.

Anche volendo considerare tutti questi metodi come una procedura unitaria all’interno di una condotta unica, il risultato complessivo non raggiungerebbe la soglia del dolore o della sofferenza gravi. Come detto in precedenza, alcuni di questi metodi non causano dolore fisico, ed altri producono semplice disagio. Avete specificato che queste tecniche non verranno impiegate con frequenza sostanziale, così da non rientrare nella possibilità di rischio di danni fisici causati da una rapida successione. Di conseguenza concludiamo che questi interventi, separatamente o all’interno di una condotta complessiva, non provocheranno grave dolore fisico o sofferenza secondo i dettami delle norme in esame.

Consideriamo ora l’eventualità che queste tecniche possano causare gravi sofferenze o danni psicologici in accordo ai criteri dell’ articolo 2340. L’ articolo definisce grave dolore o sofferenza psicologica “il danno mentale prolungato causato o risultante da” uno dei casi previsti. 18 USC § 2340(2). I casi previsti sono: (1) l’intenzionale produzione o la minaccia di produzione di grave dolore o sofferenza fisica; (2): la somministrazione o applicazione o la minaccia di somministrazione di sostanze in grado di alterare la mente o di altre procedure atte a sconvolgere a livello profondo i sensi o la personalità; (3) la minaccia di morte imminente; (4) la minaccia dell’applicazione di una qualunque delle procedure sopraelencate ad una terza persona. Vedi 18 USC § 2340(2)(A)-(D). Come da noi specificato, questa lista di casi tassativi è comprensiva e limitata agli stessi. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340°, punto 8. Nessun altro caso può essere considerato come compreso nell’ articolo 2340A sulla base dell’ applicazione di dolore o sofferenza mentali gravi. Vedi id. Quindi, qualora i metodi da voi elencati non rientrino di per se stessi fra i casi tassativi sopraelencati, o se nella loro globalità non rientrino nei parametri dei casi tassativi, non può considerarsi violata alcuna norma. Vedi id. Prima di analizzare queste tecniche, segnaliamo che nel modo più assoluto nessuna delle stesse implica minacce a terze parti, o l’uso di alcun tipo di droga, o, per le ragioni sopra descritte, la produzione di un grave dolore fisico. Perciò, la domanda è se uno qualunque di questi interventi, analizzati separatamente o nella loro globalità, costituisca una minaccia di grave dolore fisico o sofferenza, una procedura atta a sconvolgere profondamente i sensi, o il rischio di morte imminente. Come da noi illustrato in precedenza, la domanda se una determinata azione possa costituire una minaccia va posta mettendosi dal punto di visto di una persona ragionevole che sia nella posizione dell’ imputato. Vedi id. punto 9.

Non c’è ragione di ritenere che l’ attention grasp o il blocco del viso costituiscano una minaccia di morte imminente o che siano procedure atte a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità. Di norma il blocco e la presa coglieranno il soggetto di sorpresa, produrranno sgomento, o lo faranno sentire insultato. Ci avete informati che l’uso di queste tecniche non verrà accompagnato da concrete minacce verbali o sofferenza o dolore fisici gravi. Nella questione se queste tecniche siano da considerarsi minacce di grave dolore fisico, la possibilità viene desunta dalle tecniche stesse, in quanto questi interventi non implicano dolore, e non possono essere interpretate da una persona della posizione di Zubaydah come effettive minacce di dolore o sofferenza. Si deduce quindi che queste tecniche non rientrano fra i casi previsti dal dettame dell’ articolo 2340.

Allo stesso modo lo schiaffo in faccia non rientra nel quadro delle fattispecie previste, in quanto non si tratta chiaramente di una minaccia di morte imminente, secondo l’ articolo 2340(2)(C), o di una procedura atta a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità, secondo il 2340(2)(B). Malgrado possa essere doloroso, come detto in precedenza, produrrà piuttosto una sensazione di bruciore o un senso di sorpresa e umiliazione, ma non di dolore grave, come non costituisce di per se stesso una minaccia di grave dolore o sofferenza, secondo il 2340 (2)(A). Come il blocco del viso e l’ attention grasp, l’ uso di questo sistema non viene accompagnato da esplicite minacce verbali o da un impiego di violenza maggiore. Inoltre, siamo stati informati che all’interno della stessa seduta l’uso di questa tecnica non implica di norma più di due schiaffi. E’ certo che l’uso di questo sistema potrebbe andare a contraddire le aspettative di Zubaydah, riguardanti il fatto di non essere toccato in maniera aggressiva. Ciononostante, questa alterazione delle sue aspettative non può essere considerata, da parte di una persona ragionevole nella sua posizione, alla pari di una minaccia di grave dolore o sofferenza fisica. Potrà al massimo supporre che i termini della sua custodia e le tecniche di interrogatorio sono cambiati. Da questo si deduce che lo schiaffo in faccia non rientra fra i casi previsti dalle norme.

Il walling chiaramente non è da considerarsi una procedura atta a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità. Nonostante il walling implichi quello che si può considerare un trattamento energico, esso non comporta una minaccia di morte imminente o, come visto in precedenza, di grave dolore fisico. Inoltre ci è dato capire che l’uso di questa tecnica non implica l’uso di minacce verbali per cui l’assenza di cooperazione da parte sua possa comportare atti di natura violenta. Perciò, come per lo schiaffo in faccia, il walling costituirà una minaccia di natura tale che una persona in possesso delle normali facoltà mentali sarà portato a considerarla come inesistente proprio in ragione della tecnica stessa, in quanto il walling non causa di per se stesso grave dolore o sofferenza. Come per lo schiaffo in faccia, il walling potrebbe alterare le aspettative del soggetto riguardo al trattamento che si aspetta di ricevere. Ma la natura di questo intervento è così di gran lunga al di sotto della soglia di grave dolore o sofferenza secondo quanto previsto dalle norme in esame, che, anche qualora il soggetto ritenga di venire in seguito trattato con maggiore aggressività, il tipo di azioni che potrebbe ragionevolmente aspettarsi sarebbe comunque ben lontano dall’essere sufficiente a infliggere grave dolore fisico o sofferenza, come invece previsto. Da questo si deduce che anche questa misura non rientra fra i casi in esame.

Come per il walling, le posizioni innaturali e di stress e il rimanere in piedi contro il muro non sono tecniche mirate allo sconvolgimento profondo dei sensi, e non costituiscono minaccia di morte imminente. Queste procedure, come discusso in precedenza, implicano l’uso dell’affaticamento muscolare come mezzo di incoraggiamento alla cooperazione e non sottintendono di per se stesse l’ inflizione di grave dolore o sofferenza fisica. Inoltre, nessuna di queste tecniche connota aspetti violenti che suggeriscano futuro dolore o grave sofferenza articolabili in minacce effettive, in quanto implicano semplicemente il costringere l’individuo in una posizione di disagio. Nonostante questi interventi possano suggerire che l’individuo potrebbe essere nuovamente assoggettato alle stesse qualora si rifiuti di collaborare, un soggetto in possesso delle normali facoltà mentali non andrà ad interpretarle come assoggettamento a grave dolore o sofferenza. Per questo motivo concludiamo che queste tecniche non rientrano nella categoria dei casi elencati nell’ articolo 2340(2).

Come per le altre tecniche analizzate in precedenza, anche il confinamento in spazi chiusi non è una minaccia di morte imminente. Potrebbe essere mossa l’obiezione che, dato che questi spazi saranno privi di illuminazione, il confinamento all’interno degli stessi può costituire procedura atta a sconvolgere profondamente i sensi. Tuttavia, come da noi postulato recentemente, allo scopo di “sconvolgere profondamente i sensi” una tecnica deve produrre effetti estremi sul soggetto. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340°, punti 10-12. Abbiamo concluso in precedenza che questi effetti sussistono nel caso che vengano a presentarsi gravi interferenze nelle attività cognitive dell’individuo, o alterazioni drastiche della personalità. Vedi id. punto 11. Inoltre, le norme richiedono che la procedura sia messa in atto con lo scopo preciso di raggiungere tali risultati. Vedi id. punto 10; 18 USC § 2340(2)(B).

Per quanto riguarda l’ isolamento in celle ristrette, ci avete informati che il soggetto non vi trascorrerà più di due ore. Avete segnalato che lo scopo dell’utilizzo di queste celle non è quello di interferire con i suoi sensi o la sua personalità, bensì quello di causare un disagio fisico che servirà da incentivo alla condivisione di informazioni. Inoltre, l’imposizione di un limite temporale all’uso di queste celle indica che esse non sono utilizzate allo scopo di alterare i sensi o la personalità. Nel caso di una cella più ampia, dove il soggetto può sia sedersi che alzarsi in piedi, il limite temporale di permanenza è di diciotto ore consecutive, contrariamente alle due ore consecutive in uno spazio più ristretto. Questi limiti temporali garantiscono che non si verifichino danni ai sensi o alla personalità, possibilità di per sé estremamente remota. Da questo si deduce che l’ isolamento in spazi ristretti non rientra nella definizione di tecnica atta a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità.

L’uso delle celle non comporta una minaccia di grave dolore o sofferenza nei confronti di Zubaydah. Nonostante la possibilità di ulteriori periodi in isolamento possa essere utilizzata a scopo intimidatorio, questi avvertimenti non vengono accompagnati da esplicite minacce di dolore fisico o sofferenza. Come nelle posizioni di stress e nel walling, il confinamento comporta un disagio dal punto di vista fisico, che non sconfina però in grave dolore o sofferenza. Di conseguenza una persona ragionevole che si trovi in questa posizione non considererà il dolore corporale come il passo successivo più logico all’impiego di questa tecnica. Per questo concludiamo che l’uso del confinamento in spazi ristretti non rientra fra i casi previsti dalla normativa in questione.

Oltre all’impiego delle celle ristrette di isolamento, avete suggerito la possibilità di introdurre degli insetti i quegli spazi. Ci è dato capire che intendete informare Zubaydah della vostra intenzione di introdurre un insetto dotato di pungiglione, anche se in realtà ne verrà introdotto uno innocuo, ad esempio un bruco. Qualora decidiate di adottare questa tecnica, per non incorrere nei casi previsti sopra, sarà necessario che informiate Zubaydah che la puntura di quell’ insetto non sarà di una gravità tale da provocare la morte o da causare grandi sofferenze. Se, comunque, foste intenzionati ad introdurre un insetto nello spazio di confinamento senza avvertire il soggetto della vostra intenzione, onde non incorrere in uno dei casi in questione, non dovete indurlo a credere che ci potrebbero essere in quello spazio insetti in grado di causare, con un’eventuale puntura, reazioni tali da scatenare grandi sofferenze o da indurre alla morte.

(…) fintantoché le procedure sovradescritte verranno poste in essere, la presenza di insetti negli spazi di segregazione non costituirà una minaccia di grave dolore fisico o sofferenza, per una persona in possesso delle proprie normali facoltà mentali. Un individuo relegato in uno spazio di isolamento, anche qualora soffrisse di fobia degli insetti, non potrebbe sentirsi minacciato di morte o grave sofferenza in presenza di un bruco. Ci avete inoltre informati di non aver ricevuto segnalazioni che facciano supporre che Zubaydah soffra di qualche tipo di allergia agli insetti, e non ci sono stati segnalati altri fattori che potrebbero indurre una persona lucida di mente in queste circostanze a pensare che un insetto sconosciuto possa arrecargli severi danni fisici o indurlo alla morte. Da ciò si deduce che la presenza di un insetto con Zubaydah all’ interno dello spazio di confinamento non è da considerarsi un esempio di quelli previsti dalle norme.

Nemmeno la privazione del sonno implica una minaccia di morte imminente. Benché induca un disagio fisico, non può essere considerata causa di pericolo di grave dolore fisico o sofferenza dal punto di vista di una persona lucida di mente nella posizione di Zubaydah. La privazione del sonno, inoltre, non può costituire una procedura atta a sconvolgere profondamente i sensi, alle condizioni che la veglia forzata (come ci informate sarebbe vostra intenzione) venga impiegata per periodi di tempo limitati, e sospesa prima che si manifestino allucinazioni o altri disturbi sensoriali. Per essere chiari, la privazione del sonno può ridurre la capacità del soggetto di pensare rapidamente, e infatti indicate questo effetto come il risultato che sperate di ottenere. Tuttavia, una riduzione nella capacità di Zubaydah di evitare di rispondere alle domande non corrisponde al livello di sconvolgimento descritto dalle norme. Come detto in precedenza, uno sconvolgimento di tali proporzioni è estremo, e va a interferire in modo radicale con le abilità cognitive di un individuo, inducendo ad esempio allucinazioni, o portandolo ad assumere comportamenti autodistruttivi. Vedi infra 13; Memorandum sull’ articolo 2340°, punto 11. Per questo si afferma con la presente che l’uso limitato della privazione del sonno non rientra nei parametri dei casi di norma.

Riteniamo invece che l’utilizzo del waterboard costituisca una minaccia di morte imminente. Per come ci è stata illustrata questa tecnica, risulta che la procedura scateni nel soggetto un’ incontrollabile sensazione di annegamento. Nonostante la procedura venga seguita da personale con conoscenze mediche e con un ampia esperienza di questa tecnica acquisita nel SERE incaricato di assicurare la sicurezza fisica e mentale del soggetto, questi non sarà consapevole di nessuna di queste precauzioni. Una qualunque persona mentalmente lucida, in queste circostanze, avrà la percezione di annegare durante la procedura, a causa delle reazioni psicologiche incontrollabili da essa scatenate. Per questo, l’intervento presenta caratteristiche che rientrano nella restrizione dell’imminenza, costituendo una minaccia di morte imminente, venendo ad essere compreso fra i casi elencati dalle norme in esame.

Nonostante il waterboard costituisca una minaccia di morte imminente, affinché vengano violate le norme sul divieto di infliggere gravi danni mentali o sofferenza è necessario che ne conseguano danni mentali prolungati dall’ utilizzo di questa tecnica. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340 A, punto 7. Abbiamo precedentemente chiarito che si intende come “danno mentale prolungato” un danno di una certa durata, ad esempio mesi o anni. Vedi id. Un danno mentale prolungato non è, ad esempio, lo stress causato da un interrogatorio da parte della polizia di stato. Vedi id. Basandovi sulle vostre ricerche sull’utilizzo di queste tecniche all’accademia SERE e su consulti con altri esperti in campo della psicologia e dell’interrogatorio, ritenete che non sussistano i presupposti per un danno mentale prolungato derivante dall’impiego dell’annegamento simulato. Avete infatti segnalato come il sollievo sia quasi istantaneo dopo che lo straccio viene rimosso dalla bocca e dal naso. In assenza di un danno mentale prolungato, non si può dire che venga inflitto un dolore mentale o una sofferenza grave, e l’uso di queste tecniche non viene a costituire tortura secondo i dettami delle norme in esame.

Considerando poi questi interventi come un unico modello di condotta, non siamo sicuri di poter affermare che gli stessi possano costituire una minaccia di grave danno fisico o sofferenza. Ci è stato segnalato che l’ordine o la tempistica precisa degli interventi non sono ancora stati decisi. E’ possibile che le tecniche vengano applicate secondo un modello di escalation, cioè in modo rapido e progressivo, iniziando da quella meno fisicamente intrusiva, il blocco del viso, passando per il massimo del contatto fisico del walling, per concludere con il waterboard. Ci è dato capire che, in base al trattamento ricevuto finora, Zubaydah non si aspetta che gli venga inferto alcun tipo di danno fisico. Lo scopo, utilizzando queste tecniche in ordine crescente di intensità e in successione rapida, è di confondere le sue previsioni. Basandoci sui fatti da voi presentatici, non possiamo affermare con sicurezza che l’ intero modello di condotta indurrebbe una persona lucida di mente a credere di essere minacciata che le venga inferto dolore o sofferenza secondo quanto prescritto nell’ articolo 2340. D’altra parte, comunque, una certa serie di circostanze, per esempio il rapido susseguirsi dell’applicazione di queste tecniche, culminante con il waterboard (che riteniamo costituisca una minaccia di morte imminente), accompagnata da suggerimenti verbali che sottintendono ulteriori maltrattamenti fisici, potrebbero indurre una persona lucida di mente a credere che le minacce siano reali. In mancanza di ulteriori precisazioni, non possiamo asserire se il corso di condotta rientri o meno fra i casi previsti dall’ articolo 2340(2).

Anche qualora tale modello di condotta rientrasse nella categoria di potenziale causa di dolore fisico o sofferenza, non costituirebbe comunque – in base al fatti in nostro possesso - una violazione dell’ articolo 2340A. Non solo il modello di condotta dovrebbe essere specificamente previsto, ma chi applica le procedure dovrebbe effettivamente causare danni mentali prolungati. Basandoci sulle informazioni pervenuteci, le quali denotano l’assenza di prove che questo insieme di procedure produca danni mentali prolungati, deduciamo che un modello che impieghi queste procedure, che culminano nel waterboard, non viola l’ articolo 2340A.

Intento specifico. Perché venga violata la norma, un individuo deve avere l’ intenzione specifica di infliggere grave dolore o sofferenza. Dato che la intenzione specifica è una caratteristica dell’offesa, la mancanza di una intenzione specifica fa cadere l’accusa di tortura. Come precedentemente spiegato, perché si parli di intento specifico un individuo deve arrivare ad esprimere chiaramente l’intenzione di causare tale grave dolore o sofferenza. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340°, punto 3, caso Carter contro Stati Uniti, 530 U.S. 255,267 (2000). Abbiamo inoltre riscontrato che se un imputato agisce in buona fede, convinto che le sue azioni non causeranno sofferenze, questo suo comportamento non rientra nella tipologia dell’ intento specifico. Vedi id. punto 4, caso South Atl. Lmtd Ptrshp of Tenn. contro Reise, 218 F.3d 518,531 (4° Cir. 2002). Un imputato agisce in buona fede quando è onestamente convinto che le sue azioni non provocheranno grave dolore o sofferenza. Vedi id, caso Cheek contro Stati Uniti, 498 U.S. 192,202 (1991). Nonostante la buona fede non debba necessariamente essere razionale, essa è più facilmente determinabile in presenza di basi razionali. Vedi id. punto 5. La buona fede può essere attestata, fra le altre cose, dall’ attendibilità di un’analisi da parte di esperti. Vedi id. punto 8.

Basandoci sulle informazioni che ci avete fornito, riteniamo che il personale incaricato di mettere in atto queste procedure non agisca nello specifico intento di infliggere gravi danni fisici o sofferenze. Lo scopo di queste tecniche non è causare dolori gravi. Innanzitutto, la presenza costante di personale con conoscenze mediche e che abbia l’ autorità di poter sospendere gli interrogatori qualora risultasse clinicamente necessario, indica che non è vostro intento provocare grave dolore fisico. Il personale presente sul campo ha ampia esperienza nell’ambito specifico di queste tecniche, che vengono impiegate durante gli addestramenti dell’ accademia SERE. Inoltre, avete segnalato di aver adottato le misure necessarie affinché la ferita di Zubaydah non peggiori o perché la sua guarigione non venga ostacolata dall’ impiego di queste tecniche.

Terzo, per come ce le avete descritte, le tecniche proposte che implicano un contatto fisico fra Zubaydah e l’interrogante includeranno precauzioni per evitare gravi danni fisici nei confronti di Zubaydah. Nel “walling” verrà utilizzato un cappuccio o un asciugamano arrotolato per evitare il colpo di frusta, e gli sarà permesso rimbalzare dal muro, riducendo così il rischio di ferite. Allo stesso modo, nella “presa facciale”, le dita verranno tenute a debita distanza dagli occhi, onde evitare lesioni. Lo scopo della presa facciale non è ferire il soggetto, ma di immobilizzargli la testa. Inoltre, benché le posizioni stressanti e lo stare in piedi accanto a un muro indurranno indubbiamente un disagio fisico derivante dall’affaticamento muscolare, è chiaro che nessuna di queste posizioni è intesa a generare il tipo di dolore fisico precluso dalle norme in esame.

Inoltre, non appare presente un intento specifico di causare gravi danni mentali o sofferenze. Come ci è stato dato esporre nella nostra recente opinione, un individuo deve avere l’intenzione specifica di procurare danni mentali perché si possa parlare di intento specifico di infliggere gravi lesioni mentali o sofferenze. Vedi Memorandum sull’ articolo 2340°, punto 8. Un danno mentale prolungato si intende quando la durata dello stesso è estesa, vale a dire quando gli effetti si protraggono per mesi o anni dagli interventi sul prigioniero. Come segnalato in precedenza, la buona fede può escludere questa condizione. Di conseguenza, se chi conduce l’interrogatorio è sinceramente convinto che le procedure che andrà ad applicare, prese singolarmente o nella loro totalità, non causeranno danni mentali prolungati, la condizione di una specifica intenzionalità viene a mancare. Queste conclusioni sull’analisi dell’ intenzionalità specifica sono confermate anche dalla diligenza dimostrata con le ricerche sugli effetti delle procedure di interrogatorio in questione.

Gli esperti di salute mentale da voi consultati hanno indicato che l’impatto psicologico di un modello di condotta deve essere valutato prendendo in considerazione anche la ‘’storia’’ psicologica del soggetto e il suo attuale stato mentale. Più l’individuo è sano di mente, meno è probabile che l’uso di una o più tecniche del modello utilizzato causi danni mentali prolungati. E’ stato stilato un profilo psicologico esaustivo di Zubaydah, e per la redazione di questo profilo il vostro personale ha attinto ad altri interrogatori, ai diari dello stesso Zubaydah, nonché all’osservazione del soggetto durante il periodo di custodia e ad informazioni provenienti da altre fonti, come lo spionaggio e i comunicati stampa.

Come indicato in precedenza, siamo stati informati che le tecniche di interrogatorio da voi proposte sono state utilizzate e continuano ad essere usate durante l’addestramento SERE. Ci è dato capire che queste tecniche non vengono applicate separatamente una alla volta, ma come un’ unica procedura globale che simula un autentico interrogatorio. Pertanto, i dati acquisiti dall’addestramento SERE risultano affidabili sia per quanto riguarda l’effetto delle procedure analizzate singolarmente, sia come modello globale di intervento. Avete riscontrato che l’uso di questi metodi, insieme o separatamente, incluso quello del waterboard, non ha provocato danni psicologici a lungo termine. L’impiego continuativo di queste tecniche senza che si siano manifestati di danni mentali nelle reclute indica come altamente improbabile che danni di questo tipo si presentino in queste circostanze. Dato che le ricerche condotte secondo cui queste procedure, isolate o in varie combinazioni, non producono prolungati danni mentali sono state eseguite in modo accurato, riteniamo che non sussista la clausola di intenzionalità specifica indispensabile perché si configuri una violazione della articolo 2340A.

Ci avete spiegato inoltre che avete analizzato la principale letteratura su questi argomenti, e che avete consultato psicologi esterni. I vostri studi sui testi non hanno evidenziato dati empirici sull’utilizzo di queste procedure, con l’eccezione della privazione del sonno, da cui comunque non risultano conseguenze collaterali a lungo termine. Gli psicologi esterni da voi consultati non erano a conoscenza di casi in cui le tecniche analizzate avessero provocato danni prolungati.

Come segnalato precedentemente, appare chiara la conduzione di indagini approfondite per accertare il possibile impatto che queste procedure potrebbero avere su Zubaydah, sia singolarmente che complessivamente. Avete consultato esperti in interrogatori, fra cui alcuni con ampia esperienza all’ accademia SERE, e psicologi esterni, completando una valutazione psicologica e approfondendo i testi redatti in materia. Basandovi su queste ricerche, siete convinti che l’impiego di queste procedure, incluso il waterboard, anche globalmente, non provocherà danni mentali a lungo termine. L’ attendibilità delle informazioni sul conto di Zubaydah e sugli effetti dell’uso di queste tecniche dimostra più in generale la presenza di una buona convinzione nel fatto che applicare queste tecniche di interrogatorio a Zubaydah non gli causerà danni psicologici. Inoltre, riteniamo che la vostra convinzione abbia basi razionali basate sulle informazioni da voi fatte pervenire a questo dipartimento. Perciò, pensiamo che l’intento specifico di infliggere un danno mentale prolungato non sia presente, e di conseguenza, non sussiste l’intenzione razionale di provocare dolore psicologico o sofferenza. In base a queste affermazioni possiamo concludere che in questo caso specifico l’impiego di queste tecniche, separatamente o globalmente, non andrà a violare l’ articolo 2340A.

Sulla base di quanto precede, e in base ai fatti da voi presentati, concludiamo che le procedure di interrogatorio da voi suggerite non violano l’ articolo 2340A. Ci premuriamo di precisare che questa è la nostra migliore interpretazione della legge; tuttavia è bene che teniate presente che non esistono precedenti interpretazione di queste norme così come non ci sono precedenti di procedimenti giudiziari relativi ad esse.

Vi preghiamo di contattarci in caso abbiate bisogno di ulteriore assistenza.

Jay S. Bybee
Assistente Procuratore Generale

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Nel nostro memorandum per John A. Rizzo, Senior Deputy General Counsel CIA, da parte di Steven G. Bradbury, Principal Deputy Assistant Attorney General, Office of Legal Counsel, Re: Applicazione delle sezioni §§2340 2340 A dell’articolo 18 del codice federale degli Stati Uniti all’uso combinato di determinate tecniche d’interrogatorio di detenuti di Al Quaeda di grande importanza (10 maggio 2005) (definite qui “Tecniche”) abbiamo trattato l‘ applicazione delle norme anti-tortura (Titolo 18, articolo 2340- 2340A) ad alcune tecniche di interrogatorio che possono essere impiegate dalla CIA nel corso dell’ interrogatorio di un membro di Al Qaeda.

In “Tecniche”, ogni metodo è stato preso in esame singolarmente. Esaminiamo ora l’applicazione delle norme all’ insieme di queste stesse tecniche.

Nei limiti delle condizioni e delle limitazioni esposte nel presente documento e in Tecniche, riteniamo che l’ uso autorizzato e combinato di queste specifiche procedure da parte di agenti addetti all’ interrogatorio adeguatamente addestrati non violi gli articoli 2340-2340A.

Tecniche, che espone la nostra interpretazione generale degli elementi legislativi, è il testo che ci guida in questo nostro parere.1 Nei passaggi in cui si farà riferimento all’analisi in esso presentata, quest’ ultima non sarà ripetuta ma data per nota. Inoltre, nel fare riferimento alle singole tecniche di interrogatorio di cui stiamo analizzando l’ uso combinato, si rimanda alla definizione data in Tecniche, incluse tutte le limitazioni, le ipotesi, e le precauzioni descritte in quella sede.

Un elemento fondamentale di Tecniche merita di essere ripetuto: la tortura è abominevole e universalmente condannata (v. Tecniche, 1) e il Presidente ha dichiarato che non sarà tollerata dagli Stati Uniti. Id,1-2 & n.2 (‘’Dichiarazione per la giornata internazionale per le vittime di tortura’’, Weekly Camp. Pres. Doc., n.40 ,1167-68 (5 luglio 2004)). Di conseguenza, nella redazione di Tecniche abbiamo applicato con attenzione gli articoli 2340-2340A alle tecniche in questione applicate singolarmente; esaminiamo ora con lo stesso scrupolo l’uso congiunto di queste tecniche.

I.

La tortura, il tentativo di tortura e la cospirazione per commettere tortura al di fuori degli Stati Uniti sono reati previsti dal capitolo 18 del codice federale, § 2340A.

Si definisce “tortura” “un atto compiuto da una persona che agisce sotto le insegne dello Stato con lo scopo di infliggere un dolore o una grave sofferenza fisica o mentale (oltre a quelli previsti da sanzioni legali) su una persona che sia sotto la sua custodia o il suo controllo fisico” 18 USC, § 2340(1). Si definisce “grave dolore o sofferenza mentale” il ‘’danno mentale prolungato causato da, o risultante da’’, uno dei quattro casi previsti specificamente. Id § 2340(2). Questi casi sono: (1) “l’atto di infliggere intenzionalmente o minacciare di infliggere un grave dolore o sofferenza fisica “; (2) “la somministrazione o applicazione, o la minaccia di somministrare o applicare, sostanze che alterino gli stati della mente o di ricorrere altre procedure mirate a destabilizzare profondamente i sensi o la personalità”; (3) “la minaccia di morte imminente”; e (4) “la minaccia che un’altra persona sia soggetta a morte, a grave dolore o sofferenza fisica o ad essere oggetto di somministrazione o applicazione di sostanze che alterino gli stati la mente o altre procedure mirate a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità”.

In Tecniche, siamo giunti alla conclusione che l’uso singolo e autorizzato di diverse specifiche tecniche di interrogatorio, uso soggetto ad una serie di limitazioni e precauzioni, non violi le norme qualora il loro impiego riguardi l’interrogatorio di uno specifico membro di Al Quaeda, anche se abbiamo rilevato che almeno sotto alcuni punti di vista due delle tecniche presentino aspetti che potrebbero rientrare nelle fattispecie previste negli articoli 2340-2340A.

Le tecniche che abbiamo analizzato erano: manipolazione alimentare, nudità, attention grasp, walling, blocco del viso, schiaffo in volto, schiaffo addominale, isolamento in spazi ristretti, wall standing, posizioni innaturali, posizioni da stress, doccia fredda, privazione del sonno e ‘’waterboard’’(Tecniche, 7-15).

In Tecniche è stato preso in esame il solo impiego singolo di queste tecniche. Ma come abbiamo già segnalato, ”i tribunali tendono ad avere un approccio mirato alla totalità delle circostanze e a considerare l’ intera linea di condotta per determinare se si è trattato di tortura”. Memorandum per John Rizzo, Acting General Counsel, CIA, da parte di Jay S. Bybee, Assistant Attorney General, Office of Legal Cpunsel, Re: Interrogation of al Qaeda Operative 9 (1 agosto 2002) (”Interrogation Memorandum”) (TS).

Per un’analisi completa ex §§2340-2340A è quindi necessario esaminare gli effetti dell’utilizzo congiunto delle tecniche che possono essere impiegate.

Nel condurre questa analisi, individuiamo due ulteriori aree di interesse generale.

E’ possibile che l’impiego di certe tecniche renda il detenuto particolarmente sensibile ad un dolore o a una sofferenza fisici o mentali. Se questo dovesse succedere, l’uso di una seconda tecnica che normalmente non è mirata - e non può ragionevolmente essere interpretata come mirata a - produrre un grave dolore fisico o mentale in se stessa, potrebbe in realtà provocare un grave dolore o sofferenza fisica o mentale a causa della maggiore sensibilità provocata dalla prima tecnica. A seconda delle circostanze e dello stato mentale di consapevolezza di chi conduce l’interrogatorio, si potrebbe desumere che si sia voluto provocare intenzionalmente un grave dolore o sofferenza applicando una seconda tecnica su un detenuto reso particolarmente vulnerabile dall’applicazione della prima tecnica. Poichè l’uso congiunto di queste tecniche mira a logorare, e infatti si può presumere logori fisicamente un detenuto, e poiché è difficile stabilire se l’applicazione di tecniche multiple ad un determinato soggetto lo rende più sensibile a dolore o sofferenza fisica, e poichè la privazione del sonno, in particolare, comporta un certo numero di effetti fisiologici documentati che in alcune circostanze possono essere problematici, è importante che tutto il personale CIA partecipante e in particolar moto gli addetti all’interrogatorio e il personale dell’Office of Medical Services siano consapevoli della possibilità di una maggiore sensibilità al dolore e alla sofferenza derivante da ogni tecnica di interrogatorio. Noi presumiamo anche che il personale di competenza medica e psicologica monitori in mondo costante ed attivo ogni detenuto che sia sottoposto ad un regime di interrogatorio e che lo staff medico intervenga attivamente se risultasse necessario, in modo da evitare che questi effetti combinati rendano possibile un grave dolore o sofferenza fisica o mentale come intesa nel 18 U.S.C. §§ 2340-2340A.

Non è escluso che tecniche che di per sè non provocano un grave dolore o sofferenza fisica o mentale portino a questo risultato nella loro combinazione, in particolare quando sono impiegate per un periodo superiore ai 30 giorni (periodo preso come riferimento in questa sede). Di nuovo, a seconda delle circostanze e dallo stato mentale di chi conduce l’interrogatorio, il loro uso può essere specificamente considerato o mirato a causare grave dolore o sofferenza. Questa preoccupazione impone un esame dell’ insieme delle circostanze rispetto a cui le tecniche sono combinate e il modo in cui esse sono combinate.

Il vostro ufficio ha delineato nel Rapporto informativo sull’uso combinato da parte della CIA delle tecniche di interrogatorio (privo di data ma trasmesso il 30.12.2004) (”Background Paper”) le modalità in cui potrebbero essere combinate molte delle tecniche individuali che abbiamo precedentemente descritto.

Il Background Paper, che è il riferimento principale della nostra analisi, divide in partenza il processo di interrogatorio in tre fasi: “Condizioni iniziali,” “Passaggio all’ interrogatorio,” e “Interrogatorio”. Id, 1. Dopo aver descritto queste tre fasi, v. id.1-9, il Rapporto “fornisce uno schema di interrogatorio-tipo mettendo in risalto l’applicazione delle tecniche di interrogatorio, combinate e singole” id, 9-18. Il Rapporto non include nessun approfondimento sul waterboard; ma ci avete fornito a parte una descrizione di come il waterboard potrebbe essere utilizzato in combinazione con altre tecniche, in particolar modo con manipolazione nutrizionale e privazione del sonno, v. fax per Steven G.Bradbury….

Le fasi del processo di interrogatorio

La prima fase del processo di interrogatorio, “Condizioni iniziali”, non tocca le tecniche specifiche e non ci è stato da voi richiesto di prendere in considerazione gli aspetti legali riguardanti i metodi della CIA durante questa fase.

Ciononostante, le “Condizioni iniziali” preparano il terreno per l’uso delle tecniche di interrogatorio che vedremo successivamente. 2
Secondo il Rapporto, prima di essere condotto al luogo dell’interrogatorio il detenuto viene sottoposto ad un esame medico.

Egli viene poi “immobilizzato in modo sicuro e privato di vista e udito attraverso l’uso di bende, paraorecchie e cappucci” durante il trasferimento aereo. Id,2. Un responsabile medico a bordo monitora le sue condizioni. Il personale di sicurezza monitora anche i segni di ansia nel detenuto.
Una volta giunti nel logo dell- interrogatorio, il detenuto “si ritrova sotto il pieno controllo degli americani” ed è soggetto a procedure “precise, tranquille, quasi cliniche” allo scopo di sottolineare l’enorme e immediato cambiamento dell’ ambiente, l’incertezza per quanto accadrà e la potenziale paura per la custodia da parte degli Stati Uniti”. Id. Viene sbarbato e rasato, la sua condizione fisica è documentata da fotografie scattate mentre è nudo, ha sostenuto colloqui medici e psicologici per accertare le sue condizioni e assicurarsi che non ci sono controindicazioni all’uso di una qualche particolare tecnica di interrogatorio, V. id. 2 e 3. ”

Il detenuto entra quindi nella fase successiva, il “passaggio verso l’interrogatorio”. Gli addetti lo sottopongono ad un colloquio iniziale “in un ambiente relativamente benevolo” per accertare se il detenuto è collaborativo. Il detenuto è “vestito normalmente ma è seduto e immobilizzato per motivi di sicurezza”. Id 3. Chi conduce l’interrogatorio tiene un “approccio aperto, non minaccioso” ma il detenuto “dovrebbe fornire nel complesso informazioni su minacce verosimili e informazioni che aiutino a localizzare obiettivi di primario rilievo (non informazioni di livello inferiore) perchè si continui a tenere questo approccio neutrale”. Id.

Se il detenuto non soddisfa questi “standard molto elevati”, viene sottoposto all’approvazione del quartier generale della CIA un piano di interrogatorio dettagliato. Se la valutazione medica e psicologica non presenta controindicazioni rispetto al progetto proposto e se i dirigenti della CIA approvano il progetto (o una sua parte), l’interrogatorio passa alla fase successiva. ld 3

Tre tecniche di interrogatorio sono usate specificamente per portare il detenuto ad “uno stato di dipendenza di base’’ “dimostrando (al detenuto) che egli non ha controllo sui bisogni umani basilari” “e aiutandolo a percepire e ad attribuire alla propria salute personale, al suo benessere e ai suoi bisogni immediati un’importanza maggiore rispetto all’ informazione che sta proteggendo”. Id, 4. Le tre tecniche usate per determinare questa condizione sono la nudità, la privazione del sonno (con immobilizzazione e, almeno ogni tanto, con l’uso di un pannolino) e manipolazione alimentare. Queste procedure, descritte da Tecniche in alcuni passaggi, “prevedono una minima se non nulla interazione fisica tra il detenuto e l’ addetto all’ interrogatorio”, Background , 5.

Altre tecniche che invece “richiedono l’interazione fisica tra l’agente interrogante e il detenuto” sono quelle “correttive” e “sono usate principalmente per correggere, cogliere di sorpresa o raggiungere un altro obiettivo col detenuto” Id. Queste tecniche “non sono usate simultaneamente ma “sono spesso usate in maniera interscambiabile durante una singola sessione di interrogatorio.”
Id. Lo schiaffo sul viso, ad esempio, viene usato “periodicamente nel corso dell’ interrogatorio quando l’agente ha bisogno di far correggere immediatamente il detenuto o ‘replicare’ a qualche risposta o non risposta del detenuto”.Id, 5-6.
Lo schiaffo sul viso ”può essere usato assieme alle docce improvvise o alle posizioni da stress, come quella in ginocchio”, tecniche che non sono contraddistinte come “correttive”. Id,6. Un’altra tecnica correttiva, il colpo all’ addome, “è simile allo schiaffo sul viso nell’applicazione e nel risultato desiderato” e “fornisce un diversivo necessario a mantenere un alto livello di imprevedibilità nel processo di interrogatorio”. Id.
Il colpo all’ addome può essere combinato in contemporanea con la doccia fredda improvvisa, con le posizioni innaturali e il wall standing. Una terza tecnica correttiva, l’ attention grasp, “viene usata con moderazione durante l’intero l’interrogatorio”. Id. Non è dolorosa, ma “dimostra la condizione di pieno controllo da parte di chi conduce l’ interrogatorio su chi lo subisce.” Id. Anch’essa può essere simultaneamente combinata con doccia fredda improvvisa, posizioni innaturali e wall standing. Id.
In conclusione, l’ attention grasp “può essere impiegato varie volte durante lo stesso interrogatorio” e può essere combinato simultaneamente col bagno improvviso e la coercizione in posizioni innaturali (es. in ginocchio).

Alcune tecniche vengono considerate come ‘’coercitive’’. Si tratta di quelle tecniche che “pongono il detenuto in una situazione di maggior stress fisico e psicologico”. Id at 7. Le tecniche coercitive “non sono di norma usate in combinazione anche se è possibile un loro uso combinato”. Id. La spinta contro il muro (walling) “è una delle tecniche più efficaci di interrogatorio perché estenua il detenuto e aumenta in lui l’incertezza su quanto potrebbe accadergli. Sapere che verrà impiegato nuovamente il walling crea in lui un senso di terrore”, Id.4 Un detenuto ‘’può essere spinto contro il muro una volta per insistere su un punto o da venti a trenta volte consecutive quando si vuole da lui una risposta più significativa a qualche domanda” e “subirà il walling diverse volte durante una sessione intensa”. Id Questa tecnica non può essere messa in pratica assieme ad altre tecniche di interrogatorio.

La temperatura dell’acqua e altre considerazioni di sicurezza stabilite dall’ OMS limitano l’uso di un’altra tecnica coercitiva, la doccia fredda. V. id. at 7-8. La tecnica “può essere usata frequentemente nel rispetto di queste linee guida”. Id at 8. Come già suggerito, gli addetti agli interrogatorio possono combinare questa con altre tecniche, come posizioni innaturali, wall standing, lo schiaffo sul viso o il colpo all’ addome. V. id. at 8.

L’impiego di posizioni stressanti è “generalmente utilizzabile in maniera limitata perchè la fatica muscolare di norma fa sì che il detenuto sia incapace di mantenere la posizione innaturale oltre un certo periodo di tempo”. Id A seconda del tipo di posizione, la tecnica può essere combinata con la doccia gelata, lo schiaffo sul viso, il blocco facciale e l’ attention grasp. V. id. Un’altra tecnica coercitiva, il wall standing, è ‘’di solito auto-limitante” come le altre posizioni innaturali. Id. Può essere combinato con la doccia gelida e il colpo addominale. V. id Le guide linea dell’ OMS limitano l’uso dell’isolamento negli spazi ristretti per non più di otto ore in un’unica volta e 18 ore in un giorno. L’isolamento in una “cella piccola” è limitato a due ore. Id. L’isolamento negli spazi ristretti non può essere usato contemporaneamente assieme a tecniche correttive o coercitive.

Riteniamo che l’uso di queste tecniche di interrogatorio sia soggetto ad un monitoraggio costante da parte del personale CIA, che ordinerà la sospensione della tecnica in caso di deviazione dalle procedure prescritte e da parte del personale medico e da parte degli psicologici di OMS che ordineranno la sospensione di una o tutte le tecniche se la loro valutazione professionale li porterà a concludere il detenuto potrebbe altrimenti provare un grave dolore o una grave sofferenza fisica o mentale. v. Tecniche, 6-7.

Un interrogatorio-tipo

In un ‘’interrogatorio-tipo’’, “il detenuto inizia il suo primo interrogatorio denudato, immobilizzato e incappucciato, con il collare da muro infilato dall’alto attorno al collo”. Rapporto, 9-10. All’interrogato viene tolto il cappuccio e gli viene spiegato che cooperare migliorerebbe la sua situazione. Si può aggiungere che gli agenti “faranno quanto necessario per avere informazioni importanti”. Id5.
Quando il detenuto agisce in modo contrario alle istruzioni degli addetti all’interrogatorio, l’agente che interroga usa uno schiaffo sul viso o un colpo all’ addome. Se risulta evidente che il detenuto non sta collaborando, viene impiegato il walling. Questa sequenza “può continuare per diverse altre volte se gli interroganti continuano a riscontrare un atteggiamento di resistenza [da parte del detenuto] applicando delle contromisure ai [suoi] tentativi di resistenza”. Gli agenti preposti agli interrogatori e alla sicurezza avviano quindi le procedure per la procedura della privazione del sonno, avviano la manipolazione alimentare attraverso la somministrazione di una dieta liquida e il detenuto rimane nudo (ad eccezione del pannolino). V. id, 10-11. La prima sessione di interrogatorio, che può durare dai 30 minuti a varie ore, si ritiene così conclusa. V id.,11.

Se il personale addetto all’interrogatorio ritiene che ci sia la necessità di procedere e il personale medico e psicologico non ritiene che ci siano controindicazioni, può iniziare una seconda sessione. Vedi id, 12. L’intervallo tra le sessioni può variare da un’ora a 24 ore. v. id, 11. All’inizio della seconda sessione, il detenuto è spostato dalla posizione di privazione del sonno, è incappucciato e messo contro il finto muro per il walling con l’apposito collare attorno al collo. V. id. Ancora prima di rimuovere il cappuccio, gli agenti addetti all’interrogatorio usano l’attention grasp per colpire emotivamente il detenuto. Gli agenti tolgono il cappuccio e iniziano l’interrogatorio. Se il detenuto non fornisce risposte appropriate alle prime domande, viene usato lo schiaffo in faccia o addominale: v. id. Si impiega il walling se risulta evidente che il detenuto “non ha intenzione di modificare il proprio atteggiamento di resistenza.” ld, 13. Questa sequenza “può continuare varie volte se si continua a riscontrare un atteggiamento di resistenza [del detenuto]”.
Id. Gli agenti addetti all’interrogatorio aumentano quindi la pressione sul detenuto sottoponendo a getti d acqua il detenuto con un tubo per diversi minuti. Sospendono la doccia e la riprendono continuando l’interrogatorio. V. id. La sessione viene poi conclusa ponendo il detenuto nelle stesse circostanze in cui si trovava alla conclusione della prima seduta: il detenuto è nella posizione eretta per la privazione del sonno, è nudo (ad eccezione di un pannolino) ed è soggetto a manipolazione nutrizionale. Nuovamente, la sessione potrebbe durare da 30 minuti a diverse ore. Vedi id.

Ancora una volta, se gli agenti preposti all’interrogatorio rilevano la necessità di continuare e il personale medico e psicologico ritiene non ci siano controindicazioni, può iniziare una terza sessione. La sessione ha inizio con il detenuto posizionato come all’inizio della seconda sessione. Id., 14. Se il detenuto continua a resistere, gli agenti continuano ad impiegare il walling e le docce fredde. Le tecniche correttive (lo schiaffo in volto, lo schiaffo addominale, l’ attention grasp), possono essere impiegate diverse volte durante la sessione a seconda delle risposte ed azioni del detenuto. Gli interroganti alternano nel corso della sessione posizioni innaturali e wall standing.
Inoltre, “vengono alternati diverse volte interrogatorio incalzante e walling”. Id. Gli agenti “usano una tecnica per raforzarne un’altra”. Id Ad esempio minacciano di usare il walling se il detenuto non mantiene la posizione stressante imposta, inducendo così il detenuto a rimanere nella posizione più a lungo di quanto farebbe altrimenti. Alla fine delle sessione, gli interroganti e il personale di sicurezza mettono il detenuto nelle stesse circostanze in cui si trovava alla fine delle prime due sessioni: privazione del sonno, nudità, manipolazione nutrizionale. 1d .

Nell’ ultima sessione, gli agenti impiegano le tecniche che risultano più efficaci e tralasciano le altre. La privazione del sonno “può durare da 70 fino a 120 ore, o eventualmente può proseguire oltre questo limite per gli oppositori più fermi”, ma in nessun caso supera il limite di tempo di 180 ore”. Id al punto 156 Se il personale medico o psicologico ritiene ci siano controindicazioni, la privazione del sonno terminerà prima. V. id, 15-16. All’ applicazione di privazione del sonno, nudità e manipolazione nutrizionale, può essere aggiunto l’isolamento in spazi ristretti. Quando il detenuto diventa collaborativo, gli agenti iniziano gradualmente ad alleggerire l’uso delle tecniche di interrogatorio. Id, 16. Permettono al detenuto di stare seduto, forniscono vestiti e cibo più appetibile”. Vedi id.

L’intero processo di questo “interrogatorio-tipo” può durare 30 giorni. Se è necessario ulteriore tempo e viene ottenuta una nuova approvazione da parte del quartier generale, l’interrogatorio può proseguire oltre i 30 giorni. In realtà “l’uso effettivo delle tecniche di interrogatorio in media copre un periodo dai 3 ai 7 giorni, ma può variare fino a 15 giorni a seconda della resistenza del [detenuto]“. Id. Come in Tecniche, il nostro parere è qui limitato ad un processo di interrogatorio che non dura oltre i 30 giorni. V. Tecniche, 5.

Uso della tecnica del Waterboard combinata ad altre tecniche

Riteniamo che per un numero molto ristretto di detenuti in circostanze molto limitate, la CIA possa voler applicare la tecnica del waterboard. Ci è stato da voi indicato in precedenza che la tecnica del waterboard verrà impiegata solo se (1) la CIA è in possesso di informazioni attendibili che indicano che un attacco terroristico è imminente; (2) ci sono “indicazioni sostanziali e credibili che il soggetto sia in possesso di informazioni strategiche che possano prevenire, annullare o ritardare questo attacco”; e (3) le altre tecniche di interrogatorio hanno fallito o è improbabile che permettano di ricavare informazioni strategiche in tempo per prevenire l’attacco. V. allegato alla lettera di John A. Rizzo, Acting General Counsel, CIA, a Daniel Levin, Acting Assistant Attorney General, Office of Legal Counsel (2 agosto 2004). Ci avete poi informato che la tecnica del waterboard può essere approvata per l’impiego con un dato detenuto per un periodo unico di 30 giorni al massimo, e durante questo periodo tale tecnica può essere utilizzata per non più di 5 giorni. Ci risulta inoltre che in un periodo di 24 ore, gli addetti agli interrogatori possano impiegare non più di due sessioni di waterboard su un soggetto e che nessuna sessione possa durare più di 2 ore. Con il termine “sessione” si intende il tempo che il detenuto è tenuto legato per il waterboard. Inoltre, durante una sessione il numero di applicazioni in acqua della durata di 10 secondi o oltre non dovrebbe superare il tetto di 6. La durata massima di un applicazione è 40 secondi (ci avete indicato che questo massimo è stato raramente raggiunto). In conclusione, il tempo totale cumulativo di tutte le applicazioni di qualsiasi durata in un periodo di 24 ore non deve superare i 12 minuti. V, lettera da (….) Associate General Counsel, CIA, a Dan Levin, Acting Assistant Attorney General, Office of Legal Counsel, 1-2 (19 agosto 2004).

Ci avete avvertito che nei limitati casi in cui il waterboard fosse utilizzato, sarebbe impiegato solo in combinazione diretta con due altre tecniche: manipolazione alimentare e privazione del sonno. V. fax 22 aprile (…), 3·4. Mentre un individuo è posto nella posizione del waterboard, la CIA non impiega le tecniche di attention grasp, walling, blocco del viso, schiaffo sulla faccia o addominale, isolamento in spazi limitati, posizioni stressanti, docce fredde. Alcune di queste tecniche potrebbero però essere utilizzate nei confronti del soggetto prima che la CIA debba ricorrere al waterboard.
A quanto ci risulta, una o più di queste tecniche possono essere impiegate nello stesso giorno della sessione di waterboard, ma separatamente dalla sessione stessa e non assieme al waterboard, V. id
3.

Come esposto in Tecniche, ci è stato da voi comunicato che un individuo sottoposto a waterboard è sempre alimentato con una dieta liquida prima di poter essere sottoposto allo stesso, per evitare che il cibo venga aspirato. L’individuo è sottoposto a dieta liquida durante tutto il periodo in cui è usato il waterboard. Per questo motivo e secondo queste modalità l’annegamento simulato è usato in combinazione con la manipolazione alimentare. V. Fax 22 aprile (…), 3.

Ci avete inoltre indicato che la privazione del sonno può essere impiegata prima e durante la sessione di waterboard. Id, 4. Ci risulta che la limitazione temporale dell’uso di privazione del sonno, come sottolineato in Tecniche, continui ad essere severamente osservata e implementata quando è usata in combinazione con il waterboard (così come avviene anche quando è usata in combinazione con altre tecniche). V. fax 22 aprile (…). Ci è stato inoltre da voi comunicato che non risulta comprovato né dalla letteratura né dall’esperienza che la privazione del sonno aumenti gli effetti negativi del waterboard, anche se riduce la volontà del detenuto di resistere e quindi contribuisce all’efficacia del waterboard come tecnica di interrogatorio. Id. Come in Tecniche, riteniamo che qualora un detenuto sia ritenuto incapace di tollerare gli effetti del waterboard per un qualsivoglia motivo, un membro del personale di interrogatorio ha l’obbligo di intervenire e, se necessario, di interrompere l’uso dell’annegamento simulato. V. fax 22 aprile (…), 4.

II

La questione degli effetti combinati delle tecniche di interrogatorio solleva problematiche complesse e difficili e ci giunge in una forma meno definita rispetto alle tematiche trattate nei nostri precedenti pareri, incentrato sulle singole tecniche. Nel valutare le singole tecniche, ci siamo rifatti al corpus di esperienze nell’uso di tecniche analoghe impiegate per l’addestramento militare negli Stati Uniti, alla letteratura medica e alle valutazioni del personale medico.
Poiché in merito all’uso delle tecniche combinate ci sono meno certezze e definizioni, è necessario tracciare maggiori ipotesi su ciò che potrebbe accadere. Ci è stato da voi comunicato che anche se “il modello [ossia l’interrogatorio-tipo] rappresenta fedelmente l’utilizzo di queste tecniche nella realtà’’, “non c’è alcuna indicazione o copione che definisca con certezza quando e come queste tecniche siano usate congiuntamente durante l’interrogatorio’’; Rapporto, 17.
Se una qualche altra combinazione di tecniche potrebbe – in maniera rilevante - agire come quelle presentate – o se non sia più probabile che tale combinazione provochi forte dolore o sofferenza fisica o mentale come intesa negli articoli 2340 e 2340A - è una questione che non può essere verificata nel contesto di questo parere legale. Per questo motivo, il nostro parere non riguarda le combinazioni di tecniche diverse da quelle qui descritte. Per la stessa ragione, è particolarmente importante che la CIA applichi con grande attenzione la combinazione di queste varie tecniche nel contesto reale e che il personale addetto all’interrogatorio e il personale medico presente rimangano recettivi verso segnali che indichino la possibilità di effetti indesiderati della combinazione delle tecniche, così che l’interrogatorio possa essere modificato o interrotto, se necessario, e si garantisca che non sarà provocato forte dolore o sofferenza fisica o mentale ad alcun detenuto in violazione dell’ U.S.C. §§ 2340-2340A.

Concludendo, in entrambi i nostri pareri precedenti su tecniche specifiche, abbiamo valutato l’uso di queste tecniche in riferimento a particolari individui. Qui ci viene chiesto di trattarne la combinazione senza fare riferimento ad alcun detenuto particolare. Per quanto è qui rilevante, noi sappiamo solamente che una tecnica di interrogatorio rafforzata (come la maggior parte delle tecniche esaminate in Tecniche) può essere impiegata su un detenuto solo se il personale medico e psicologico hanno determinato che non è probabile che ne consegua grave dolore o sofferenza fisica o mentale per il detenuto. Tecniche, 6.
Ancora una volta, la questione se con altri detenuti quelle specifiche modalità abbiano lo stesso effetto come con quelli di cui abbiamo parlato finora sarebbe una domanda legata alle circostanze che non possiamo ora risolvere. Il nostro parere, quindi, non si estende all’uso delle tecniche su detenuti differenti da quelli che abbiamo precedentemente considerato.
Inoltre, a questo proposito, è anche particolarmente importante, come è stato evidenziato in Tecniche con riferimento ad alcune tecniche, v. e.g., id, 37 (sulla privazione del sonno), che la CIA verifichi le condizioni di ogni singolo detenuto e che l’uso da parte della CIA di queste tecniche combinate tenga conto delle condizioni fisiche individuali e delle reazioni di ogni detenuto, così che il regime di interrogatorio possa essere modificato o interrotto, se necessario, in caso di effetti inaspettati su un particolare detenuto.

Pur nei limiti delle cautele e condizioni, limitazioni e precauzioni esposte in questa sede e in Tecniche, possiamo giungere ad alcune conclusioni sull’uso combinato di queste tecniche. Anche se questa è una tematica complessa che dipende dallo specifico detenuto, noi non riteniamo che l’uso combinato delle tecniche per come ci sono state da voi descritte possa infliggere “un forte dolore o sofferenza fisica o mentale” come inteso dalle norme in esame. 18 USC § 2340 (1). Anche se la combinazione delle tecniche di interrogatorio potrà estenuare fisicamente un detenuto, riteniamo che l’effetto principale e il primo obiettivo dell’interrogatorio svolto con queste tecniche sia quello psicologico, “di creare uno stato di impotenza indotta e di dipendenza che consentano di raccogliere le informazioni in una maniera prevedibile, affidabile, sostenibile” (Rapporto, 1) e sono previste numerose precauzioni per evitare di infliggere “un forte dolore o sofferenza fisica o mentale”.

Per i presenti scopi, possiamo distinguere in “grave dolore o sofferenza fisica o mentale” tre categorie: “grave dolore fisico” “grave sofferenza fisica” e “grave dolore o sofferenza mentale” (quest’ultimo è un termine definito dalle norme. V. Tecniche, 22-26. Memorandum per James B. Comey, Deputy Attorney General, da parte di Daniel Levin, Acting Assistant Attorney General, Office of Legal Counsel, Re: standard legali applicabili ex 18 USC §§ 2340 2340A (30/12/2004).

Come spiegato sotto, un dolore fisico derivante dall’uso di queste tecniche, anche combinate tra loro, non dovrebbe a rigor di logica essere comparabile al “grave dolore fisico”contemplato dalle norme. Concludiamo quindi che l’uso combinato di queste tecniche da parte di personale adeguatamente addestrato, (come descritto nel Rapporto e nel Fax 22 aprile) non può ragionevolmente ritenersi mirato specificamente a questo.

Inoltre, “anche se è maggiormente pertinente agli articoli 2340-2340A”, concludiamo che non si può ragionevolmente supporre che l’uso combinato di queste tecniche possa – o sia mirato specificamente a – provocare grave sofferenza fisica, qualora rispetti le modalità autorizzate e sia impiegato da personale adeguatamente addestrato. Anche se l’applicazione di due tecniche (privazione del sonno e waterboard) può determinare un rischio più consistente di sofferenza fisica, nessun elemento delle altre tecniche specifiche affrontate nel Rapporto e nel fax 22 aprile (…) [o, a nostro avviso, nell’esperienza della CIA fino ad oggi con gli interrogatori di oltre due dozzine di detenuti (tre dei quali hanno comportato l’uso del waterboard)] porterebbe a far presumere che il disagio fisico derivante dalla combinazione di privazione del sonno o waterboard e altre tecniche produrrebbe un livello di intensità e durata di dolore fisico tale da provocare una grave sofferenza fisica come previsto dalla norma.
Quindi l’uso della tecnica non può a ragione essere visto come intenzionalmente mirato a provocare forte sofferenza fisica. Ciononostante, evidenziamo nuovamente che queste problematiche (se l’uso combinato di diverse tecniche possa alzare il livello di sofferenza fisica come intesa negli articoli 2340-2340A) sono complesse e rafforzano la necessità di un monitoraggio accurato e costante da parte del personale medico e psicologico e da parte di tutti i membri del team di interrogatorio e un intervento attivo qualora necessario.

Nell’analizzare l’ uso di tecniche combinate in termini di forte dolore o sofferenza mentale emergono due problemi rispetto alle norme. Il primo riguarda la possibilità che il rischio di allucinazioni derivante dalla privazione del sonno peggiori nella combinazione con altre tecniche, al punto da poter ipotizzare “prolungati danni mentali” per il detenuto derivanti dalla combinazione delle tecniche.
Il secondo riguarda l’indicazione contenuta nel Rapporto secondo cui al detenuto può essere appositamente detto che gli interroganti faranno “quanto necessario” per ottenere una risposta, id, 10. Il quesito riguarda la possibilità che questa affermazione possa qualificarsi come una minaccia di infliggere un grave dolore fisico o come un altro dei comportamenti richiesti per determinare la fattispecie di “grave dolore o sofferenza mentale”.
Dopo aver discusso entrambe le possibilità, concludiamo che non si prevede che un uso autorizzato da parte di personale adeguatamente addestrato all’interrogatorio di tecniche combinate, quali ci sono state da voi descritte, possa causare un prolungato danno mentale e si possa ragionevolmente ritenerlo “intenzionalmente mirato a provocare un grave dolore mentale o sofferenza”. Sottolineiamo ancora che questi problemi relativi all’uso combinato delle tecniche in relazione alla configurazione di ‘’forte dolore o sofferenza mentale’’ sono questioni complesse e rafforzano la necessità di un monitoraggio accurato e continuo e di un intervento attivo qualora necessario.

Forte dolore fisico

I nostri due pareri precedenti non hanno identificato tecniche che infliggerebbero un dolore paragonabile alla “gravità” necessaria per violare la legge. Alcune delle tecniche (manipolazione alimentare, nudità, privazione del sonno, blocco del viso e attention grasp) non provocherebbero alcun dolore. V. Tecniche,30-36. Altre potrebbero provocare un certo dolore, ma a un livello che non si avvicinerebbe alla soglia della ‘’gravità’’. Queste tecniche sono il colpo all’ addome, doccia fredda, varie posizioni innaturali, wall standing, isolamento in spazi ristretti, walling e lo schiaffo sul viso. V. id Riteniamo inoltre che il waterboard non sia fisicamente doloroso. Id 41. Poiché nessuna di queste tecniche presa singolarmente provocherebbe un dolore che si avvicina al livello di intensità richiesto per violare le norme, l’uso combinato delle tecniche secondo le condizioni qui evidenziate non è ipotizzabile che – e riteniamo che il loro uso autorizzato da parte di addetti adeguatamente addestrati non possa ragionevolmente essere mirato a - raggiungere quel livello.7

Possiamo ammettere su un piano teorico che l’uso di una o più di queste tecniche possa rendere un detenuto maggiormente sensibile al dolore o che tali tecniche, usate in combinazione, operino diversamente da come agirebbero singolarmente e quindi possano provocare dolore.
Ma, stando alle nostre informazioni su esperienze di combinazione delle varie tecniche, il personale OMS medico e psicologico non ha osservato un tale aumento della sensibilità.
Tranne il waterboard, le specifiche tecniche considerate in questo memorandum (compresa la privazione del sonno) sono state applicate a più di 25 detenuti. V. fax 22 aprile (…),1-3. Non è stato rilevato un evidente aumento di sensibilità al dolore nemmeno quando le tecniche sono usate in sequenza o simultaneamente. Ad esempio, quando uno schiaffo sul viso è combinato con la doccia fredda o una posizione innaturale in ginocchio, o quando il wall standing è combinato simultaneamente con uno colpo addominale e la doccia fredda. L’esperienza non prova nemmeno che, a prescindere dalla variazione della sensibilità al dolore, la combinazione di queste tecniche le faccia agire diversamente in modo da provocare un grave dolore. I dottori e gli psicologi del personale OMS, inoltre, confermano di ritenere che le tecniche, combinate come descritto nel Rapporto e nel fax 22 aprile (…), non operino in una maniera differente rispetto a come operano singolarmente in modo tale da provocare un forte dolore.

Riteniamo che l’esperienza sostenga queste conclusioni anche se il Rapporto non fornisce esempi di situazioni in cui il disagio determinato da una tecnica aumenterebbe con l’uso di un’altra. Le “tecniche di condizionamento” (nudità, privazione del sonno e manipolazione nutrizionale) sono ideate per stremare fisicamente e psicologicamente il detenuto per permettere ad altre tecniche di essere più efficaci, v. Rapporto, 5,12; fax 22 aprile (…), 4; e “queste tecniche [di condizionamento] sono usate in combinazione in praticamente tutti i casi” Rapporto, 17. E, in un altro esempio, la minaccia del walling è impiegata perché il detenuto mantenga una posizione innaturale più a lungo di quanto avrebbe altrimenti fatto. Id,14.
Il problema sollevato dalle norme, tuttavia, è “se le tecniche siano specificamente mirate a far sì che il detenuto provi “un grave……dolore” 18 U.S.C, § 2340(1). Nel caso delle tecniche di condizionamento, l’effetto principale, per come ce l’avete descritto, è sulla volontà del detenuto di resistere ad altre tecniche, più che sul dolore che le altre tecniche provocano. V. Rapporto 5,12; fax 22 aprile (…), 4.
Inoltre, le posizioni innaturali e il wall standing, anche se determinano uno sforzo muscolare, non provocano “grave dolore fisico” e non c’è motivo per ritenere che una posizione tenuta un po’ più a lungo del solito possa provocare un tale dolore. V. Tecniche, 33- 34. 8

In un qualche caso particolare la combinazione delle tecniche potrebbe avere risultati inattesi, esattamente come una tecnica applicata singolarmente potrebbe produrre effetti sorprendenti. Ma il Rapporto e il fax 22 aprile (…) (così come Tecniche) descrivono un sistema di monitoraggio medico e psicologico dei detenuti che molto probabilmente identificherebbe risultati così inaspettati nel momento stesso in cui iniziano a verificarsi e consiglierebbe che l’interrogatorio fosse modificato o interrotto qualora un detenuto si trovi in condizioni di pericolo o grave dolore fisico.
Il personale medico e psicologico verifica le condizioni del detenuto prima dell’inizio dell’interrogatorio. V. e.g., Tecniche, 5.
Le valutazioni fisiche e psicologiche sono condotte giornalmente durante il periodo in cui nell’interrogatorio si usano tecniche rafforzate, comprese quelle discusse in Tecniche (tralasciando la manipolazione nutrizionale e la privazione del sonno di meno di 48 ore). Id, 5-7. Il personale medico e psicologico è presente durante l’interrogatorio ed è presente fisicamente o rimane in osservazione durante l’ applicazione di molte delle tecniche. Id, 6-7. Queste precauzioni, che erano di importanza vitale per la nostra conclusione sulle tecniche singole, diventano ancora più significative quando le tecniche sono combinate.

In uno specifico contesto, il monitoraggio degli effetti sui detenuti risulta particolarmente importante. Il Rapporto e il Fax 22 aprile (…) indicano che la privazione del sonno è un elemento centrale dell’ “interrogatorio-tipo”. Abbiamo segnalato in Tecniche che la privazione prolungata del sonno può provocare una lieve diminuzione della temperatura corporea e aumentare il bisogno energetico. V. Tecniche, 33-34. La doccia fredda e l’ alterazione alimentare e forse anche la nudità possono quindi aumentare il rischio di una maggiore sensibilità all’ipotermia o ad altre condizioni sanitarie da parte del detenuto sottoposto a privazione del sonno.
Come in Tecniche, presumiamo che il personale medico sia consapevole di queste possibili interazioni e che monitorerà attentamente ogni segnale di sviluppo di queste interazioni. Id, 33-35. Questo monitoraggio, assieme ad un rapido intervento se si manifesta un segnale di sintomi problematici, può evitare che il detenuto provi un grave dolore.

A quanto ci risulta, alcuni studi suggeriscono che l’uso prolungato della privazione del sonno possa associarsi ad una ridotta tolleranza per alcune forme di dolore9. Molte delle tecniche applicate dalla CIA possono implicare un certo grado di dolore fisico, come abbiamo precedentemente indicato, fra cui i colpi al viso e all’ addome, il walling, le posizioni stresanti e la doccia fredda. Ciononostante, nessuna di queste tecniche provocherebbe qualcosa di commensurabile al grave dolore fisico. Poiché la privazione del sonno pare comportare tutt’al più diminuzioni relativamente contenute della tolleranza al dolore, l’uso di queste tecniche sommate ad una prolungata privazione del sonno non si suppone quindi che provochino un forte dolore fisico.

Quindi, gli agenti addetti all’interrogatorio non dovrebbero supporre che l’uso combinato tra loro delle tecniche, così come descritto nel Rapporto e nel fax 22 aprile (…), produca un grave dolore. Concludiamo quindi che l’uso autorizzato di tali tecniche in combinazione impiegato da agenti adeguatamente addestrati, come ce li avete descritti, non può ragionevolmente essere visto come mirato intenzionalmente a causare dolore fisico, come inteso negli articoli 2340-2340A. L’ attento monitoraggio di ogni detenuto, volto ad individuare i segnali del rischio di un grave dolore fisico, rafforza la convinzione che l’uso combinato delle tecniche di interrogatorio non sia mirato ad infliggere un tale dolore. OMS ha dato disposizioni che “i medici militari debbano rimanere sempre consapevoli del loro obbligo di prevenire grave dolore o sofferenza fisica o mentale”, Linee guida OMS, 10. L’obbligo da parte del personale addetto all’interrogatorio e dello staff medico di intervenire se le loro osservazioni indicano il rischio che il detenuto provi un grave dolore fisico, il presupposto che tutti gli agenti capiscano l’importante ruolo rivestito da OMS e cooperino con loro nell’esercizio di questo compito sono a nostro parere essenziali in questo contesto, come già indicato in Tecniche. V. Tecniche, 14.

Grave sofferenza fisica

Abbiamo indicato in Tecniche che, anche se le norme prevedono la categoria di “forte sofferenza fisica” distinta dal “forte dolore fisico”, questa categoria comprende solo ‘’un dolore fisico che sia “grave”, considerando la sua intensità e durata o persistenza, piuttosto che solamente leggero o transitorio”. Id, 23 (il virgolettato interno è omesso). Una grave sofferenza fisica ex 2340 e 2340A indica uno stato o condizione di dolore fisico, afflizione o tormento, che di norma coinvolge un dolore fisico di estrema intensità e significativamente protratto nel tempo o persistente nel tempo. Id. Una grave sofferenza fisica è distinta da una sofferenza di natura puramente mentale o psicologica, poiché la sofferenza mentale è compresa nella categoria separatamente definita a livello normativo come “grave dolore o sofferenza mentale” discussa in seguito. Per essere equivalente a tortura, una condotta deve essere “sufficientemente estrema e intensa da giustificare la condanna universale che il termine ‘tortura’ connota ed invoca”. Vedi: Price V. Socialst People’s Libyan Arab Jamāhīriyya , 294 F.3d 82, 92 (D.C. Cif. 2002) (interpretando il TVPA10); cfr. Mehinovic v. VuckoviC, 198 F. Supp; 2d 1322, 1332-40, 1345- 46 (livello raggiunto ai sensi del TVPA da una condotta che include forti percosse agli organi genitali, alla testa e ad altre parti del corpo con tubi di metallo e vari altri oggetti, rimozione di denti con pinze, calci in faccia e sulle costole; rottura di ossa e costole e slogatura di dita; intagliare una figura nella fronte della vittima, appendere la vittima e picchiarla; limitazione estrema di cibo ed acqua e costrizione al gioco della roulette russa).

In Tecniche, abbiamo ammesso che a seconda della condizione fisica e delle reazioni di un individuo, una privazione del sonno prolungata potrebbe provocare in alcuni casi dolore. Id, 34. Di conseguenza, riteniamo che le rigide limitazioni e le precauzioni adottate dalla CIA siano importanti per assicurare che l’uso di privazione prolungata del sonno non provochi una forte sofferenza fisica. Id, 34-35. Abbiamo messo in evidenza l’attento monitoraggio medico da parte dell’ OMS di ogni detenuto sottoposto a privazione del sonno, così come il potere di ogni membro del team addetto all’ interrogatorio come dello staff del centro di detenzione di intervenire e, in particolare, l’intervento dell’ OMS se secondo le sue valutazioni mediche il detenuto potrebbe provare dolore fisico. Con queste precauzioni in atto e sulla base del presupposto che queste vengano rigidamente rispettate, arriviamo alla conclusione che l’uso autorizzato della privazione del sonno da parte di personale adeguatamente addestrato non può essere ragionevolmente interpretato come intenzionalmente mirato a causare un tale dolore fisico. Id.,34. Abbiamo evidenziato che “individui diversi potrebbero reagire fisicamente alla privazione del sonno in maniere differenti” id., e abbiamo presupposto che personale addetto all’interrogatorio e staff medico “monitorerà singolarmente ogni individuo sottoposto a privazione del sonno e che l’applicazione di questa tecnica terrà conto delle condizioni fisiche individuali e delle reazioni di ogni detenuto.” ld.

Sebbene sia difficile calcolare gli effetti aggiuntivi dati dalla combinazione di altre tecniche con la privazione del sonno, non riteniamo che la somma di altre tecniche come descritte nel Rapporto produrrebbe una “grave sofferenza fisica”. Le altre tecniche di per sé non sembrano provocare grave sofferenza fisica. Non hanno l’intensità e la durata necessarie a produrre una “grave sofferenza fisica”; invece, esse aumentano solamente, dopo un breve lasso di tempo, lo stato di disagio di un detenuto sottoposto a privazione del sonno. Queste tecniche non dilazionano il momento in cui la privazione del sonno dovrebbe terminare e nonostante sia possibile che altre tecniche aumentino il disagio fisico associato alla privazione del sonno stessa, non possiamo sostenere che l’effetto sarebbe così significativo da provocare “una grave sofferenza fisica”, sulla base della sua intensità e durata o persistenza. ” Tecniche, 23 (il virgolettato interno è omesso). Abbiamo evidenziato che il problema della grave sofferenza fisica nel contesto della combinazione delle tecniche è una questione sostanziale e complessa, specialmente tenendo conto dell’imprecisione del quadro normativo e della relativa mancanza di orientamento nella giurisprudenza.
Ciononostante, noi riteniamo che la combinazione delle tecniche discussa in questa sede non sia “estrema ed intensa” e quindi non sia equiparabile alla soglia stabilita dal Congresso negli articoli 2340-2340A, prevista per atti che “giustificano l’universale condanna che il termine “tortura” evoca e invoca”. Vedi: Price V. Socialst People’s Libyan Arab Jamāhīriyya , 294 F.3d 82, 92 (D.C. Cif. 2002).

Come abbiamo illustrato in Tecniche, l’esperienza con la privazione prolungata del sonno dimostra che “sorprendentemente, sul piano fisico non sembrava funzionare un gran che. Le principali conseguenze riguardavano sonnolenza e indebolimento del funzionamento cerebrale, ma nemmeno questi erano grandi motivi di preoccupazione”. Id. 36 (citazione di James Horne Perchè dormiamo: le funzioni del sonno negli esseri umani e altri mammiferi 23-24 (1988). Gli aspetti della privazione del sonno che potrebbero provocare un grave disagio fisico sono quindi di portata limitata e anche se il grado di sofferenza legato alla sonnolenza, come già notato, può variare da persona a persona, la CIA ha rilevato che molti dei 25 detenuti sottoposti a privazione del sonno l’hanno tollerata bene. Le condizioni generali in cui la privazione del sonno avviene non cambierebbe questa conclusione.
Immobilizzare il detenuto serve come strumento passivo per mantenerlo sveglio ed è applicato in una maniera studiata per impedire un dolore rilevante. Non è permesso appendere un detenuto per i polsi. Quando un detenuto è bloccato in posizione seduta, è su uno sgabello adatto a sostenere il suo peso; se è usata una posizione orizzontale, non c’è ulteriore pressione sulle giunture del braccio o della gamba del detenuto che possano sottoporre a tensione i suoi arti oltre la loro naturale estensione o creare tensione su una giuntura.
Inoltre i membri del team, come lo staff medico, tengono sotto controllo la situazione nell’eventualità che si sviluppi un edema ed agiranno in modo da alleviare la condizione se dovesse svilupparsi un edema significativo. Se un detenuto sottoposto a privazione del sonno viene costretto a usare un pannolone, questo viene controllato regolarmente e cambiato ogni qualvolta sia necessario per evitare un’ irritazione cutanea.

Ciononostante, ammettiamo, come già ipotizzato, la possibilità che la privazione del sonno diminuisca la sopportazione del dolore da parte del detenuto. V. supra p.13 & n.9. Questa possibilità indurrebbe a pensare che l’uso della privazione continua del sonno combinata con altre tecniche possa produrre nel detenuto uno stato di grave dolore fisico con maggiore probabilità rispetto all’uso separato delle tecniche, e che quindi il detenuto possa provare presumibilmente dolore fisico. Ad ogni modo, siamo stati da voi informati che le tecniche d’interrogatorio in questione non sarebbero usate nel corso di una prolungata privazione del sonno con una frequenza ed intensità tale da creare nel detenuto una condizione persistente di estrema afflizione fisica che determini “una grave sofferenza fisica” come previsto dagli articoli 2340-2340A. Riteniamo che l’uso combinato di queste tecniche con una prolungata privazione del sonno non sia creato per (e non ci si aspetta possa) portare a questo risultato. Anche presumendo si possa verificare una tale conseguenza, i membri del team di interrogatorio e lo staff medico dell’OMS monitorano il detenuto e interverrebbero in caso di segnali che indichino che l’uso combinato delle tecniche potrebbe portare a questo risultato e l’ uso delle tecniche verrebbe diminuito in frequenza o intensità oppure interrotto, a seconda di cosa si dimostrasse necessario. A questo proposito, presumiamo che se un detenuto presenti una reazione atipica e negativa durante la privazione del sonno, il sistema di monitoraggio sarebbe in grado di individuarla.

Queste considerazioni sottolineano che la combinazione di altre tecniche con la privazione del sonno amplifica l’importanza di attenersi rigidamente ai limiti e alle precauzioni applicabili alla privazione del sonno come tecnica individuale, così come la possibilità che il personale del team e il personale medico OMS intervengano per alterare o interrompere l’uso di una tecnica di interrogatorio se ritengono che un detenuto possa provare estremo dolore fisico.

Il waterboard può essere usato contemporaneamente ad altre due tecniche: può essere impiegato durante una sessione di privazione del sonno e, come già spiegato, un detenuto soggetto a waterboard deve essere sottoposto a manipolazione alimentare in quanto la dieta liquida riduce i rischi di quella tecnica. Inoltre, anche se lo schiaffo sul viso, il colpo all’ addome, l’attention grasp, il blocco del viso, il walling, la doccia fredda, le posizioni innaturali e l’isolamento in spazi ristretti non possono essere impiegati durante la stessa sessione in cui è impiegato il waterboard , essi possono essere usati a distanza ravvicinata dal waterboard, anche lo stesso giorno. V 22 aprile Fax (…), 3.

In Tecniche abbiamo spiegato perché né la privazione del sonno né il waterboard provocherebbero un dolore di una tale intensità e durata da equivalere alla “grave sofferenza fisica,” e, a seconda delle circostanze e del singolo detenuto, non riteniamo che la combinazione delle tecniche, anche se a breve distanza temporale da altre tecniche, cambierebbe questa conclusione.
Il dolore fisico derivante dal waterboard, come illustrato in Tecniche, dura solo il tempo relativamente breve della sessione in cui la tecnica è impiegata. La privazione del sonno non prolungherebbe questo periodo. Inoltre, non riteniamo ci siano elementi nella letteratura o nella esperienza che suggerirebbero che la privazione del sonno aggravi eventuali effetti dannosi del waterboard. V supra p. 9. Similmente, l’uso del waterboard non prolungherebbe gli effetti della privazione del sonno o aumenterebbe l’ intensità del dolore, se non nell’ arco di tempo relativamente breve in cui la tecnica è effettivamente impiegata. E l’uso delle tecniche non caratterizzate da intensità e durata paragonabili a “forte sofferenza fisica” non prolungherebbe gli effetti nel tempo in cui il waterboard sarebbe usato né aumenterebbe in modo evidente l’intensità del dolore che esso comporta. Ciononostante, poiché sia il waterboard sia la privazione del sonno sollevano questioni sostanziali, la combinazione delle tecniche aumenta la complessità delle problematiche. Inoltre, dato che il waterboard è così differente dalle altre tecniche per i suoi effetti, il suo uso combinato con le altre tecniche è particolarmente difficile da valutare su un piano astratto e richiede la massima attenzione e prudenza.

Sulla base di questi presupposti e di quelli esposti lungamente nelle Tecniche, siamo giunti alla conclusione che la combinazione delle tecniche da parte degli interroganti, per come descritte nel Rapporto e nel fax 22 aprile (…), non dovrebbe provocare “grave sofferenza fisica” e che l’uso autorizzato di queste tecniche combinate da parte di addetti adeguatamente addestrati non possa essere ragionevolmente inteso come mirato specificamente a provocare una grave sofferenza fisica come previsto negli articoli 2340-2340A.

Forte dolore o sofferenza mentale

Come abbiamo spiegato in Tecniche, la definizione presente nelle norme di “grave dolore o sofferenza mentale” ipotizza che uno dei quattro casi previsti provochi “prolungato danno mentale” 18 U.S.C. § 2340(2); v. Tecniche, 24-25. In Tecniche abbiamo concluso che solo due delle tecniche qui discusse (privazione del sonno e waterboard) potrebbero, anche solo teoricamente, implicare una di queste fattispecie. Secondo la norma, una di queste fattispecie potrebbe configurarsi in caso di “somministrazione o applicazione di procedure atte a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità”, 18 U.S.C. § 2340(2)(B). Anche se la privazione del sonno può causare allucinazioni, il personale OMS, supportato dalla letteratura scientifica della quale siamo a conoscenza, non ipotizza possa avvenire un profondo sconvolgimento dei sensi e ordinerebbe la fine della privazione del sonno se si verificassero allucinazioni. Tuttavia, presumiamo in Tecniche che le allucinazioni derivanti dalla privazione del sonno possano equivalere ad un profondo sconvolgimento dei sensi. Anche sulla base di questo presupposto, giungiamo a concludere che la privazione del sonno non potrebbe essere interpretata come “mirata” a produrre questo effetto. Tecniche, 35-36.
Inoltre, anche se la privazione del sonno potrebbe essere vista come “mirata” a sconvolgere profondamente i sensi e quindi rientrare nei casi previsti dalle norme, abbiamo espresso in Tecniche la posizione secondo cui, come dimostrato dalla letteratura scientifica di cui siamo a conoscenza e dalla rilevante esperienza negli interrogatori CIA, gli effetti della privazione del sonno, compresi gli effetti di allucinazioni ad essa associate, svanirebbero rapidamente. Sulla base di ciò, la privazione del sonno non provocherebbe un “danno mentale duraturo” e non soddisferebbe quindi la definizione delle norme di “forte dolore o sofferenza mentale”. Id,36.

Abbiamo osservato in Tecniche che l’ uso del waterboard potrebbe rappresentare uno dei casi previsti dalle norme in esame. Un detenuto sottoposto a waterboard prova la sensazione di annegare, cosa che potrebbe qualificarla come la “minaccia di una morte imminente» 18 U.S.C. §2340(2)(C). Abbiamo verificato, però, che non ci sono basi mediche per ritenere che la tecnica produrrebbe un danno mentale prolungato. Come esposto in Tecniche, non c’è prova di questo danno mentale duraturo nell’esperienza della CIA con questa tecnica e ci risulta sia stata impiegata migliaia di volte (benché in modalità piuttosto differenti) durante l’addestramento militare del personale degli Stati Uniti, senza che ci siano dimostrazioni di un tale danno.

Non è dimostrato che combinando altre tecniche con la privazione del sonno o il waterboard verrebbero modificate queste conclusioni. Non ci risulta che in nessuno dei detenuti sottoposti a privazione del sonno si riscontri un danno mentale permanente e in tutti i casi tranne uno, questi detenuti siano stati sottoposti ad altre tecniche di interrogatorio oltre alla privazione del sonno.
Queste esperienze consentono di ritenere che, anche se la privazione del sonno dovesse provocare allucinazioni, l’uso di queste altre tecniche in combinazione con la privazione del sonno non cambierebbe il risultato previsto: una volta che alla persona sottoposta a privazione del sonno sia permesso di dormire, gli effetti della privazione del sonno e delle allucinazioni associate scomparirebbero rapidamente.

Ripetiamo, il nostro parere si basa anche sulla presenza di un continuo e attento monitoraggio del detenuto durante la privazione del sonno e l’immediato intervento ai primi segnali di esperienza allucinatoria. L’assenza di un qualche reazione atipica e negativa durante la privazione del sonno confermerebbe la deduzione che, come tutte le persone private del sonno per lunghi periodi, il detenuto rientrerebbe nella norma delle esperienze relative a tale privazione, sia di quelle riflesse dalla letteratura medica che nelle specifiche esperienze della CIA con gli altri detenuti. Riteniamo che, sulla base di queste esperienze, il detenuto dovrebbe tornare velocemente al suo normale stato mentale una volta che gli è permesso dormire e non risentirebbe di “danni mentali prolungati”.

In modo analogo, l’esperienza della CIA non ha prodotto dimostrazioni che la combinazione di waterboard e altre tecniche possa provocare prolungati danni mentali e lo stesso vale per l’addestramento militare in cui la tecnica è stata usata. Presumiamo, nuovamente, un continuo e attento monitoraggio durante l’uso della tecnica, con un attenzione rivolta ad identificare rapidamente ogni reazione atipica e negativa e la necessità di un intervento qualora necessario.

Il Rapporto solleva un’altra questione circa la situazione di “grave dolore o sofferenza mentale”.
Secondo il Rapporto, gli agenti potrebbero annunciare al detenuto che “faranno ciò che è necessario per avere informazioni importanti”, Rapporto, 10. (Anche se gli addetti potrebbero utilizzare frasi diverse ma che abbiano lo stesso significato). Presumibilmente, un detenuto può interpretare questa affermazione come una minaccia che, se necessario, chi conduce l’interrogatorio lo assoggetterà immediatamente a “forte dolore o sofferenza fisica” o alla “somministrazione o applicazione di sostanze che alterano lo stato mentale o altre procedure mirate a sconvolgere profondamente i sensi o la personalità” o potrebbe vedere l’affermazione anche come una minaccia di una morte imminente (anche se, come il detenuto stesso probabilmente capirebbe, la sua morte cancellerebbe la possibilità di ottenere delle informazioni). 18 U.S.C. § 2340(2)(A)-(C).

Noi dubitiamo che questa affermazione sia sufficientemente specifica per qualificarsi come uno dei quattro casi specifici previsti dalla norma, come inteso nell’articolo 2340(2). Ciononostante, non siamo in possesso di informazioni sufficienti per valutare se e quando, in quel contesto, i detenuti possano interpretare la frase in quel modo. Se così fosse, ci si potrebbe chiedere se questa affermazione posta all’inizio dell’interrogatorio possa alterare la percezione da parte del detenuto delle tecniche di interrogatorio e se, alla luce di questa percezione, si possa ipotizzare che ne derivi un prolungato danno mentale, risultante dalla combinazione delle tecniche utilizzate durante il processo di interrogatorio.
Non abbiamo altro corpus di esperienze oltre all’esperienza della CIA con i detenuti sulla quale dare una risposta a questa domanda.
L’ addestramento del SERE, ad esempio, o un’altra esperienza che coinvolga la privazione del sonno, non prevedono che vengano impiegate la posizione in piedi prima descritta, la nudità prolungata, la manipolazione nutrizionale prolungata e le altre tecniche che puntano a “creare uno stato di impotenza indotta”. Rapporto, I. E l’addestramento del SERE non prevede ripetute applicazioni del waterboard. Un’affermazione che durante l’interrogatorio si “farà quanto necessario per ottenere informazioni importanti” porta quindi gli interrogatori in esame al di là di questo corpus di esperienze.

Anche se tutto ciò può sollevare una questione, noi non riteniamo che, sotto le attente limitazioni e un monitoraggio in loco, l’uso combinato delle tecniche evidenziato nel Rapporto insieme a quella affermazione potrebbe violare le norme. Siamo a conoscenza che, secondo il parere dell’ OMS, nessuno dei detenuti che ha udito questa affermazione durante il suo interrogatorio ha avuto un “prolungato danno mentale”, come un disordine da stress post-traumatico, in seguito alle varie tecniche impiegate sulla sua persona, v. Tecniche, 26 n.31.

Questo corpus di esperienze conferma la conclusione che l’uso di questa affermazione non altera gli effetti previsti derivanti dall’uso combinato di queste tecniche. Ciononostante, date queste incertezze, vi preghiamo di valutare se la suddetta affermazione è una parte necessaria del regime di interrogatorio o se un’ altra affermazione potrebbe essere adeguata per trasmettere al detenuto la gravità della sua situazione.

***

Alla luce delle esperienze con i precedenti interrogatori, la valutazione del personale medico e psicologico e l’attento monitoraggio degli effetti della combinazione delle tecniche di interrogatorio da parte del personale addetto, il personale incaricato dell’interrogatorio non dovrebbe aspettarsi che l’uso combinato dei metodi di interrogatorio qui in esame, soggetto alle condizioni e precauzioni evidenziate in questa sede e in Tecniche, possa provocare un grave dolore o sofferenza fisica o mentale come previsto negli articoli 2340 -2340A.

Di conseguenza, arriviamo a concludere che l’uso combinato di queste tecniche, per come descritto nel Rapporto e nel fax 22 aprile (…), da parte di personale addetto all’interrogatorio adeguatamente addestrato, non può essere ragionevolmente visto come mirato specificamente a provocare un grave dolore fisico o mentale e quindi violare gli articoli 2340-2340A.

Evidenziamo però che quando queste tecniche sono combinate in un contesto reale, i membri della squadra addetta all’interrogatorio e lo staff medico devono restare vigili rispetto ad effetti indesiderati, così che le caratteristiche individuali di ogni individuo siano tenute in costante considerazione e che l’interrogatorio possa essere modificato o interrotto qualora sia necessario per evitare di provocare un grave dolore o sofferenza fisica o mentale ad un detenuto. Inoltre, come già indicato, il nostro parere non si estende alle combinazioni di tecniche differenti da quelle che qui abbiamo esaminato e non possiamo valutare in questa sede se altre combinazioni possano , con maggiore probabilità, provocare un grave dolore fisico o una sofferenza mentale come previsto negli articoli 2340-2340A. Analogamente, il nostro parere non si estende all’uso delle tecniche su detenuti diversi rispetto a quelli considerati, e la possibilità che altri detenuti si comportino come quelli in esame nel nostro parere precedente è legata al contesto e non possiamo valutarla ora.

Concludendo, rileviamo che questi sono risultati su cui si può ragionevolmente dissentire.
Il nostro compito è stato reso più difficile dall’imprecisione delle norme e dall’assenza di giurisprudenza in materia, ma abbiamo cercato di applicare la nostra migliore conoscenza della legge agli specifici fatti che ci avete fornito.

Restiamo a vostra disposizione per ulteriore assistenza

Steven G. Bradbury

Principal Deputy Assistant Attorney General

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Dipartimento di Giustizia USA
Office of Legal Counsel
Office of the Principal Deputy Assistant Attorney General
10 maggio 2005

Memorandum per John A. Rizzo
Senior Deputy General Counsel, CIA

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Risposta a: Applicazione del titolo 18 Codice penale Usa (USC), articoli 2340-2340A, a determinate tecniche che possono essere usate nell’interrogatorio di detenuti di Al Qaeda di alto livello

Ci avete chiesto di stabilire se certe tecniche di interrogatorio pensate per essere usate su detenuti di alto livello di Al Qaeda nella Guerra al Terrore siano in linea con la proibizione della tortura, prevista dal titolo 18 dell’ USC articoli 2340-2340A (d’ora in poi 18 USC). La nostra analisi di questa questione tiene conto del parere, recentemente reso pubblico, di questo Ufficio relativo all’ interpretwzione delle norme anti-tortura. Ci riferiamo cioé al Memorandum per James A. Comey, Deputy Attorney General, inviato da Daniel Levine, Acting Assistant Attorney General, Office of Legal Counsel, Re: Standard legali applicabili nell’ ambito dell’ art. 18 USC (30 dicembre 2004) (d’ora in poi “Opinione 2004″), disponibile su www.usdoj.gov.

Molta di quell’ analisi è ripresa qui di seguito, e comunque tutto il documento è utilizzato come riferimento. Poiché ci avete chiesto di valutare l’ applicazione dei paragrafi degli articoli 2340-2340A a specifiche tecniche di interrogatorio, il presente memorandum include necessariamente una discussione aggiuntiva sugli standard legali applicabili e sulla loro applicazione a fatti specifici. Sottolineiamo, comunque, che gli standard legali che usiamo in questo memorandum sono pienamente in linea con l’interpretazione delle norme stabilita dalla nostra Opinione 2004 e costituiscono il nostro punto di vista perentorio sugli standard legali applicabili sotto gli articoli 2340-2340A. Il nostro compito è di spiegare questi standard per aiutarvi a rispettare la legge.

Una convinzione basilare espressa nella Opinione 2004 merita di essere sottolineata di nuovo per aprire e guidare la nostra analisi: la tortura è ripugnante per i valori e la legge americana, oltre che per le norme internazionali. Il ripudio universale della tortura si riflette non solo nella nostra legge penale (vedi appunto l’ art. 18 USC), ma anche negli accordi internazionali (nota1), in secoli di girisprudenza anglosassone (vedi, ad esempio, John H. Langbein, Torture and the Law of Proof: Europe and England in the Ancien Regime del 1977), e nella lunga condotta politica degli Stati Uniti, ripetutamente e recentemente riaffermata dal Presidente (nota 2).
In linea con queste norme, il presidente ha indicato inequivocabilmente che gli Stati Uniti non ammettono la tortura (nota 3).

Il compito di interpretare e applicare gli articoli 2340-2340A è complicato dalla mancanza di precisione nella espressione delle norme e dalla mancanza di rilevanti precedenti giurisprudenziali. Nel definire il crimine federale di tortura, il Congresso richiede che l’ imputato “intenda specificamente infliggere dolore o sofferenze gravi a livello fisico o mentale” e restringe la definizione di “dolori o sofferenze mentali gravi” come “il prolungato danno mentale causato da” una serie specifica di atti previsti espressamente, compresa “la minaccia di morte imminente” e “procedure calcolate a distruggere profondamente il senso e la personalità”. (18 USC, articolo 2340, corsivi aggiunti). Questi requisiti normativi sono in linea con gli obblighi degli Stati Uniti nei confronti della Convenzione contro la tortura dell’ Onu, il trattato che obbliga gli Usa a stabilire che la tortura costituisce un crimine per la legge americana, cosa resa concreta proprio dagli articoli 2340-2340A. I requisiti espressi in questi paragrafi seguono strettamente le interpretazioni e le riserve espresse dal Congresso quando stabilì il proprio consenso alla ratifica della Convenzione. Questi principi riflettono chiaramente l’ intento del Congresso di limitare il raggio della proibizione della tortura al campo di applicazione della giurisdizione degli Stati Uniti. Comunque, molti dei termini chiave usati nella norma (per esempio, “gravi”, “prolungato”, “sofferenze”) sono imprecisi e comportano necessariamente un grado di incertezza nello stabilire i limiti imposti dagli articoli 2340-2340A. Per di più, gli scarsi precedenti giudiziari in questo campo offrono dei riferimenti piuttosto limitati (nota 4). Questa imprecisione e la mancanza di giurisprudenza specifica, assieme alla chiara direttiva del Presidente secondo cui gli Stati Uniti non accettano e non praticano la tortura, consigliano grande accortezza nell’ applicare le norme a una specifica condotta. Noi abbiamo cercato di usare tale accortezza nel corso di questo memorandum.

Fatte queste premesse, passiamo ad affrontare la questione specifica che abbiamo davanti: se cioè alcune specifiche tecniche di interrogatorio, usate dalla Cia su detenuti di alto livello di al Qaeda, violino il titolo 18 USC, che proibisce a livello federale la tortura (nota 5). Per le ragioni analizzate qui di seguito discusse sotto, e basate sui rapporti che abbiamo ricevuto da voi (o da altri responsabili dell’Agenzia) sulle tecniche in questione, le circostanze in cui esse vengono autorizzate e i controlli dello stato fisico e psicologico dei detenuti sottoposti a interrogatorio, concludiamo che l’uso singolo di queste tecniche, applicate una alla volta, e dietro autorizzazione, nei limiti e con le cautele qui descritte, non viola gli articoli 2340-2340°, nota 6. La nostra conclusione è netta per tutte le tecniche qui discusse, tranne due. Come vedremo più avanti, la privazione del sonno come tecnica rafforzata e l’uso del waterboard (simulazione di annegamento) coinvolgono questioni rilevanti, in particolare il waterboard.

Basiamo le nostre conclusioni sulle definizioni delle norme contenute negli articoli 2340-2340A. Non ci riferiamo invece ad alcuna considerazione svolta dal Presidente come Comandante in Capo in base alla Costituzione, né all’ applicazione del principio della constitutional avoidance, né ad alcun argomento basato su possibili linee di difesa che invochino lo stato di “necessità” o di “auto-difesa” (nota 7).

I.

A.

Chiedendoci di valutare determinate tecniche da usare nell’interrogatorio di un detenuto appartenente ad al Qaeda, ci avete fornito informazioni generali sul loro uso. Ci avete avvisato che queste tecniche verrebbero usate solo su un individuo descritto come “detenuto di alto livello”, definito in questo senso:

- un detenuto che, fino al momento della cattura, noi avevamo ragione di credere che fosse:
1) un veterano di al Qaeda o di un gruppo terrorista associato ad al Qaeda (Jemaah Islamiyah, Jihad islamica egiziana, gruppo di al Zarkawi, ecc.).
(2) a conoscenza di piani terroristici imminenenti contro gli Stati Uniti, le loro forze militari, i loro cittadini e organizzazioni o i loro alleati; oppure che sia o sia stato coinvolto direttamente nel pianificare a preparare azioni terroristiche contro gli Usa o gli alleati, o nell’assistere la leadership nel pianificare e preparare queste azioni terroristiche
(3) se rilasciato, costituisce una chiara e continua minaccia per gli Stati Uniti e i suoi alleati.

Questa definizione è tratta dal fax per Daniel Levin, Acting assistant attorney general, Office of Legal Counsel, spedito da (omissis) Assistant general consel della CIA (4 gennaio 2005). Per semplicità, più sotto ci siamo generalmente riferiti a questi individui semplicemente col termine “detenuti”.

Avete anche spiegato che, prima dell’interogatorio, ogni detenuto viene esaminato a livello medico e psicologico da professionisti dell’ Ufficio per i servizi medici della CIA (in breve, OMS) per assicurare che il detenuto non tenda a soffrire per gravi dolori fisici o mentali o sofferenze come risultato di un interrogatorio.

In particolare:

La specifica approvazione di ogni tecnica è richiesta per tutte le misure “rafforzate” ed è condizionata al controllo da parte di personale psicologico e medico sul posto, che conferma - dall’esame diretto del detenuto - che non si preveda che le tecniche rafforzate producano “gravi sofferenze o dolori, a livello fisico o mentale”. In pratica, la condizione fisica del detenuto deve essere tale che questi interventi non possano avere un effetto permanente, e che il suo stato psicologico è abbastanza forte che non ne risulterà alcun danno psicologico.

Il brano precedente e le successive citazioni sono tratte da OMS Guidelines on Medical and Psychological Support to Detainee Rendition, INterrogation and Detention, 9 (dicembre 2004) (‘’OMS Guidelines’’).

I nuovi detenuti sono anche sottoposti ad un esame generale, che include ‘’un controllo medico iniziale… con una anamnesi completa e documentata, che stabilisca ogni precedente problema medico. Questo controllo deve soffermarsi, soprattutto, su problemi cardio-vascolari, polmonari, neurologici o muscolo-scheletrici. Segni vitali e peso dovrebbero essere registrati, così come la pressione sanguigna”. In più, “i successivi controlli medici durante l’interrogatorio dovrebbero continuare in modo regolare”. Come precauzione addizionale, e per assicurare l’obiettività del controllo medico e psicologico, il personale dell’OMS non partecipa all’ applicazione delle tecniche di interrogatorio: la sua funzione è di monitorare gli interrogatori e la salute del detenuto.

Il detenuto è quindi interrogato da agenti addestrati specificamente e autorizzati agli interrogatori per capire se sta attivamente cercando di tenere nascoste o distorcere informazioni. Se è così, la squadra addetta all’interrogatorio sul posto sviluppa un piano, che può includere solo quelle tecniche per le quali non c’è controindicazione medica o psicologica. Ci avete spiegato che i controlli iniziali dell’OMS hanno riguardato alcune o tutte le tecniche di interrogatorio, così come alcuni determinati detenuti. Se il piano richiede l’uso di una delle tecnicue qui discusse, esso viene trasmesso al quartier generale della CIA, che deve valutare il piano e approvare l’uso di ognuna di queste tecniche prima che essa sia applicata. Vedi George Tenet, direttore della CIA, ‘’Interrogation Guidelines’’ (omissis), 28 gennaio 2003.
E’ richiesta un’approvazione scritta “da parte del direttore, DCI Counterterrorist Center, e del capo del gruppo legale CTC” per l’uso delle tecniche di interrogatorio. Apprendiamo che, come per il detenuto di cui si parla qui, questa approvazione scritta è stata data per ogni tecnica qui discussa, eccetto che per il waterboard.

Vediamo che, quando approvate, le tecniche di interrogatorio vengono generalmente usate in maniera crescente, con quelle più ‘’morbide’’ usate all’ inizio. Il loro uso è discontinuo. Cioè, una o più tecniche potrebbero essere applicate - durante le sessioni di interrogatorio - in base al giudizio di chi sta interrogando e degli altri membri della squadra, sempre naturalmente sulla base del monitoraggio del personale medico e psicologico presente in loco. L’uso delle tecniche può essere proseguito se si crede che il detenuto stia nascondendo informazioni importanti. L’uso di queste tecniche non può essere effettuato per più di 30 giorni senza un ulteriore via libera dal quartier generale della Cia. Vedi Interrogation Guideline, 1-2, (dove vengono descritte le procedure di approvazione richieste). In ogni caso, anche all’interno del periodo di 30 giorni, ogni altro uso delle tecniche di interrogatorio viene interrotto se si giudica che il detenuto stia offrendo informazioni accurate o se si ritiene che non possieda informazioni importanti. Questo memorandum analizza l’uso di queste tecniche per un periodo non superiore ai 30 giorni. Non valuteremo se l’uso di queste tecniche per un periodo superiore ai 30 giorni possa violare le norme.

Il personale medico e psicologico è sul posto per la durata dell’interrogatorio (come descritto sotto, può essere presente fisicamente oppure può seguire in altro modo l’ impiego delle diverse tecniche, comprese quelle che prevedono un contatto fisico con i detenuti) e “gli esami fisici e psicologici continuano quotidianamente durante il periodo di interrogatorio”. Citazioni tratti da IG Report. Vedi anche George Tenet, direttore della CIA, Guidelines on Confinement Conditions for CIA Detaninees, 1 (28 gennaio 2003) (‘’Confinement Guidelines’’). (”Il personale medico e, quando necessario, psicologico dovrebbe essere presente e, ragionevolmente, disponibile nel luogo di detenzione. Il personale medico dovrebbe controllare le condizioni fisiche di ogni detenuto ad intervalli appropriati alle circostanze e dovrebbe tenere registri appropriati”. Da IG Report at 28-29.
In più, “per ogni sessione di interrogatorio in cui sono usate tecniche rafforzate, deve essere creato un registro relativo alla natura e alla durata di ognuna di queste tecniche”. Interrogation Guidelines, 3.
Allo stesso tempo, tutto il personale in loco (compreso il personale medico e psicologico, il capo della base, gli esperti, gli agenti di sicurezza, ecc.) può intervenire per fermare l’uso di ogni tecnica che sembra essere utilizzata in maniera impropria, e il personale medico sul posto può intervenire se il detenuto ha sviluppato condizioni che rendono l’uso di questa tecnica pericoloso. Più in generale, il personale medico controlla i segni di afflizione e dolore fisico e mentale”, vietati dagli articoli 2340-2340A USC. Come spiegano le OMS Guidelines, “i funzionari medici ogni volta devono essere informati che hanno l’obbligo di prevenire “danni o sofferenze mentali gravi” (da OMS Guidelines). Ulteriori restrizioni su certe tecniche sono descritte sotto.

Queste tecniche sono state tutte mutuate dall’ addestramento del SERE, e quindi usate per anni dal personale militare statunitense, anche se con qualche differenza significativa descritta sotto. Vedi IG Report 13-14. Anche se ci riferiamo all’esperienza SERE, rileviamo in principio un’ importante limitazione sulla validità della comparazione di questa esperienza con quella in questione. Gli individui che si sottopongono all’addestramento SERE sono ovviamente in una situazione molto differente: sanno che esso fa parte del programma di addestramento, e che non è un regime di interrogatorio reale, sanno che durerà solo per un breve periodo di tempo e avranno avuto presumibilmente l’ assicurazione che non subiranno danni significativi da tale addestramento.

B.

Avete descritto le tecniche in questioni come segue (nota 9):

1. Manipolazione alimentare. Questa tecnica prevede la sostituzione del cibo normale con un pasto liquido, insipido e poco appetitoso, ma completo dal punto di vista nutrizionale. Ci avete informato che, a parere della CIA, la manipolazione della dieta rende altre tecniche, come la privazione del sonno, più efficaci. Vedi Lettera del 25 agosto (omissis), punto 4. I detenuti in manipolazione dietetica possono bere quanta acqua vogliono. In generale, i fluidi minimi giornalieri e i requisiti nutrizionali sono stimati usando la seguente formula:

- Fluidi richiesti: 35 ml/kg/giorno. Questa cifra può essere più elevata in base alla temperatura ambiente, alla temperatura corporea e al livello di attività. I funzionari medici devono controllare che tali fluidi vengano assunti e che ai detenuti èsia permesso di bere quanta acqua vogliono; il controllo delle urine può essere necessario nell’improbabile ipotesi che il detenuto diventi disidratato.

- Calorie richieste: la Cia generalmente segue come indicazione una quantità calorica giornaliera di 900 chilocalorie più 10 chilocalorie per ogni chilogrammo di peso. Questa quantità viene quindi moltiplicata per 1,2 per un livello di attività sedentario e per 1,4 per un livello di attività moderato. A prescindere da questa formula, il livello minimo di calorie raccomandato è di 1500 chilocalorie al giorno e in nessuno caso è consentito che il detenuto riceva meno di mille calorie al giorno (nota 10). Le calorie sono fornite attraverso liquidi che si trovano in commercio (come Ensure Plus) che forniscono anche altre sostanze nutritive essenziali per rendere i pranzi completi dal punto di vista nutritivo (nota 11).

Ai funzionari medici è richiesto di assicurarsi che vengano assunti livelli nutrizionali e fluidi adeguati. Tutti i detenuti vengono pesati ogni settimana e, nell’improbabile ipotesi che un detenuto perda più del 10% del suo peso corporeo, la dieta ristretta verrà bloccata.

2. Nudità. Questa tecnica è utilizzata per provocare disagio psicologico, particolarmente se il detenuto è particolarmente pudico per cultura o altre ragioni. Quando questa tecnica viene impiegata, la restituzione degli indumenti può essere utilizzata come ricompensa immediata per la cooperazione. Durante e tra le sessioni di interrogatorio, un detenuto può essere tenuto nudo, sempre che le temperature dell’ambiente e la sue condizioni di salute lo permettano. Per utilizzare questa tecnica, la temperatura ambiente deve essere di almeno 20 gradi C. (nota 12). Non è permesso alcun tipo di abuso sessuale o di minaccia di abuso sessuale. Ogni cella ha un sistema di monitoraggio video 24/24h. Il detenuto non viene esposto intenzionalmente allo sguardo di altri detenuti o del personale del centro di detenzione. Sappiamo che gli agenti “vengono addestrati ad evitare umiliazioni sessuali o qualunque atto di degradazione sessuale implicita o esplicita”, Vedi Lettera del 12 ottobre, 2 (omissis). In ogni caso, gli addetti agli interrogatori possono sfruttare la paura del detenuto di essere visto nudo. Per di più, gli agenti di sesso femminile coinvolti nell’interrogatorio possono vedere i detenuti nudi; e nel quadro della nostra analisi, assumiamo che i detenuti soggetti a nudità siano consapevoli che possono essere visti da donne.

3. Attention grasp. Questa tecnica consiste nello scuotere l’individuo con entrambe le mani, una per ogni lato del colletto, con un movimento veloce e controllato. Con lo stesso movimento, il detenuto viene portato verso l’agente.

4. Walling. In questa tecnica si usa un muro flessibile ricavato appositamente. L’ individuo viene posto con i calcagni che toccano il muro. L’agente tira l’individuo verso di lui e quindi lo spinge fortemente verso il muro. Sono le scapole a colpire il muro. Durante questo movimento, la testa e il collo vengono sostenute con un cappuccio arrotolato oppure con un asciugamano, che forma una specie di collare a C per prevenire il colpo di frusta. Per ridurre il rischio di ferite, è consentito che il corpo rimbalzi contro il muro flessibile. Ci avete spiegato che il muro falso è costruito in modo da creare un gran rumore quando l’individuo lo colpisce, per aumentare lo schock o la sorpresa. Comprendiamo che il walling può essere usato quando il detenuto non coopera o non risponde alle domande degli agenti. In base al livello della mancanza di cooperazione, il detenuto può essere gettato contro il muro una volta oppure una o più volte (fino a 20, 30 volte) consecutivamente. Ci rendiamo conto che questa tecnica non è studiata per causare non causa grave dolore, anche quando usata ripetutamente come descritto sopra. Piuttosto, è pensata per indebolire il detenuto, per sorprenderlo, alterando le sue aspettative sul trattamento che pensava di ricevere. In particolare, l’uso ripetuto della tecnica del walling è pensato per ad aumentare lo shock e il dramma di quella esperienza, per abbattere la sua resistenza, per eliminare l’idea che nell’interrogatorio non si useranno livelli di violenza sempre maggiori. Questa tecnica non punta a provocare - e in base alle informazioni che ci avete fornito non procura - alcun tipo di ferita e non causa dolore grave. Il personale medico e psicologico è fisicamente presente oppure osserva il trattamento (come per qualunque interrogatorio che coinvolga un contatto fisico con il detenuto).

5. Presa facciale. Questa tecnica viene usata per mantenere immobile la testa del detenuto durante l’interrogatorio. Una mano aperta è piazzata su ognuno dei lati della faccia dell’individuo. Le punta delle dita sono tenute ben lontane dagli occhi del detenuto.

6. Schiaffo sul viso (insult slap). Con questa tecnica, l’agente che interroga schiaffeggia l’individuo sul viso con le dita leggermente aperte. La mano entra in contatto con l’ area tra la parte alta del mento dell’individuo e la parte sotto al lobo dell’orecchio. L’agente “invade” così lo “spazio personale” dell’individuo. Comprendiamo che l’obiettivo dello schiaffo non è infliggere dolore fisico durevole o grave, quanto, piuttosto, di indurre shock, sorpresa, umiliazione. Il personale medico e psicologio è presente e controlla mentre la tecnica viene applicata.

7. Colpo all’ addome. Con questa tecnica, l’agente colpisce l’addome del detenuto con il dorso della sua mano aperta. L’ addetto non deve avere sulla mano anelli o altri oggetti. Si piazza direttamente di fronte al detenuto, generalmente a non più di 45 centimentri. Con le dita tenute strette assieme e allungate, e con il palmo rivolto verso il suo corpo, usando il gomito come perno, l’agente colpisce il detenuto nell’addome. L’agente non può usare il pugno. Lo schiaffio deve essere assestato fra l’ombelico e lo sterno. Questa tecnica è utilizzata per catturare l’attenzione dell’individuo mentre vengono poste le domande e per smontare l’aspettativa che non verrà toccato. Questa tecnica non vuole provocare - e, in base alle informazioni che ci avete fornito, non procura - ferite o causare dolore significativo. Il personale medico e psicologico è presente fisicamente oppure controlla ogni qual volta questa tecnica viene usata.

8. Confinamento in spazio ristretto. Questa tecnica prevede di chiudere il detenuto in uno spazio angusto le cui dimensioni restringono i suoi movimenti. Lo spazio è solitamente buio. La durata della segregazione varia in base alla grandezza del luogo. In quelli più grandi, l’individuo può stare eretto oppure sendersi; in quelli più piccoli, può stare al massimo seduto. Il confino negli spazi più grandi non deve durare più di otto ore alla volta e per non più di 18 ore al giorno; negli spazi più piccoli, la segregazione non può durare più di due ore. I limiti alla durata di questo trattamento sono basati su considerazioni relative al peso e alla grandezza dell’individuo, a come risponde alla tecnica e a continue consultazioni tra gli agenti e i funzionari dell’OMS.

9. Wall Standing. Questa tecnica è usata soltanto per indurre una fatica muscolare temporanea. L’individuo sta a un metro, un metro e mezzo dal muro, con i suoi piedi allargati all’incirca per la larghezza delle spalle. Le sue braccia sono estese di fronte a lui, con le dita poggiate sul muro e che reggono il peso dell’intero corpo. All’individuo non è permesso muoversi o riposizionare mani e piedi.

10. Posizioni stressanti. Ci sono tre posizioni che possono essere usate. Ci avete informato che queste posizioni non puntano a produrre dolore associato alle posizioni del corpo. Quanto, come il wall standing, a provocare disagio fisico associato ad una fatica muscolare temporanea.

Le tre posizioni sono:
(1) seduti sul pavimento con le gambe stese davanti e le braccia alzate sopra la testa,
(2) inginocchiati sul pavimento con un angolo di 45 gradi
(3) appoggiati contro un muro – distante in generale un metro dai piedi del detenuto – soltanto con la testa, mentre i suoi polsi sono legati davanti o dietro di lui, mentre gli agenti cercano di evitare che si ferisca se perde l’equilibrio.

Come per il wall standing, comprendiamo che queste posizioni sono utilizzate soltanto per indurre fatica muscolare temporanea.

11. Water dousing. Viene versata acqua fredda sul detenuto da un contenitore oppure da un tubo senza beccuccio. Questa tecnica punta a indebolire la resistenza del detenuto e a persuaderlo a cooperare. L’acqua utilizzata deve essere potabile e gli agenti devono assicurarsi che essa non entri nel naso del detenuto, nella bocca, o negli occhi. Un agente medico deve osservare e monitorare il detenuto, anche per controllare eventuali segni di ipotermia. La temperatura ambiente deve rimanere sopra i 17 gradi. Se il detenuto è steso sul pavimento, la sua testa deve rimanere diritta, e fra il suo corpo e il pavimento deve essere sostemato un poncho, una stuoia, o altro materiale per ridurre al minimo la perdita di calore corporeo. Alla fine della sessione di water dousing, se è necessario, il detenuto deve essere trasferito in una stanza riscaldata, per permettere alla temperatura del suo corpo di tornare normale. Per avere un adeguato margine di sicurezza, il periodo massimo di tempo in cui è consentito che il detenuto resti bagnato è stato fissato nei due terzi del periodo che, in base all’esperienza e alla letteratura medica, porta allo sviluppo della ipotermia in un individuo sano che è stato immerso in acqua alla stessa temperatura. Ad esempio, nell’impiego di questa tecnica:

- Se l’acqua è a 5 gradi, la durata totale di esposizione non dovrebbe superare i 20 minuti, esclusi asciugamento e riscaldamento.
- Se l’acqua è a 10 gradi, la durata totale di esposizione non dovrebbe superare i 40 minuti, sempre escludendo asciugamento e riscaldamento.
- Se l’acqua è a 15 gradi, la durata totale di esposizione non dovrebbe superare i 60 minuti.

La temperatura minima accettabile dell’acqua nel water dousing è di 5 gradi, anche se ci avete informato che nella pratica la temperatura è generalmente non inferiore ai 10 gradi, visto che viene utilizzata acqua di rubinetto refrigerata. Registriamo che la versione di water dousing utilizzata nell’addestramento SERE è molto più estrema perché comporta l’immersione completa dell’individuo in acqua fredda (che può essere ad una temperatura inferiore ai 5 gradi) e ha luogo all’esterno, ad una temperatura ambiente che può arrivare a -12 gradi. Insomma, l’addestramento SERE prevede un impatto di gran lunga più duro sulla temperatura corporea e una situazione dove l’acqua potrebbe entrare nel naso e nella bocca (nota 14).

Avete descritto una variante del water dousing che prevede quantità più piccole d’acqua; questa variante è conosciuta con il nome di “flicking” (piccoli colpi). L’ agente passa sul detenuto le sue dita bagnate, lasciando cadere delle gocce sul suo corpo. Questa tecnica viene utilizzata “nel tentativo di creare un effetto distraente, per svegliare, spaventare, irritare, provocare umiliazione o causare un disagio temporaneo”, Lettera del 22 ottobre (omissis), 2. L’acqua utilizzata nella variante flicking deve essere potabile e all’interno dell’ arco di temperature previste per il water dousing. Anche se l’acqua può essere lasciata cadere sul viso del detenuto, deve essere evitata l’inalazione o l’ingestione.

12. Privazione del sonno (più di 48 ore). Questa tecnica obbliga il detenuto ad un prolungato periodo di mancanza di sonno. Ci avete spiegato che lo scopo principale di questa tecnica è di indebolire il soggetto e abbattere la sua resistenza.

Il metodo principale di privazione del sonno prevede l’ uso di ammanettare il detenuto per tenerlo sveglio. Il detenuto è eretto e con le mani legate, le manette sono attaccate ad una catena legata al soffitto. Le mani del detenuto sono ammanettate di fronte ai piedi, di modo che l’ individuo abbia un diametro di movimento da mezzo metro ad un metro. I piedi del detenuto sono ammanettati ad un catenaccio sul pavimento. Viene adottata estrema cura affinché le manette non siano né troppo strette né tropo larghe. Apprendiamo da discussioni con l’OMS che l’ammanettamento non causa alcun dolore fisico significativo al soggetto. Le mani del detenuto sono generalmente collocate tra l’altezza del cuore e il suo mento. In alcuni casi, sono alzate sopra il livello della testa, ma solo per un periodo non superiore a due ore. Tutto il peso del detenuto ricade sulle gambe e sui piedi durante la privazione del sonno. Ci avete spiegato che al detenuto non è consentito appoggiare il peso del suo corpo sulle manette. Capiamo che le manette sono usate soltanto come mezzo passivo per mantenere il detenuto eretto e per impedire che possa addormentarsi. Se il detenuto dovesse cominciare ad addormentarsi, perderà l’equilibrio e si sveglierà, o per la sensazione di perdere l’equilibrio oppure per la tensione che sente dalle manette. L’uso di questo mezzo passivo per tenere il detenuto sveglio evita inoltre l’uso di altri mezzi che richiederebbero l’interazione con il detenuto e potrebbero comportare il pericolo di un danno fisico.

Apprendiamo che nessun detenuto sottoposto a questa tecnica ha sofferto danni o ferite, né cadendo né spostando il peso in una direzione o l’altra. Ci avete assicurato che i detenuti sono monitorati di continuo attraverso un sistema di tv a circuito chiuso, in modo che se il detenuto non è in grado di stare eretto, viene immediatamente rimosso dalla posizione eretta e non gli viene permesso di far ciondolare i polsi. Comprendiamo che rimanere eretti durante la privazione del sonno può causare edema o gonfiori alle estremità, perché costringe i detenuti a stare in piedi per un periodo prolungato. L’OMS ha stabilito che questa condizione non è dolorosa e che i problemi scompaiono rapidamente una volta che viene permesso al detenuto di stendersi. Il personale medico monitora attentamente ogni detenuto che viene sottoposto alla privazione del sonno per eventuali indicazioni di edema o di altre condizioni fisiche o psicologiche. Le OMS Guidelines contengono una discussione approfondita su come monitorare i detenuti ammanettati e soggetti alla privazione di sonno, e includono specifiche istruzioni per il personale medico per posizioni alternative, che non prevedano lo stare eretti, e dà indicazioni su quando interrompere la privazione del sonno per evitare un edema serio o altri problemi di tipo medico. Vedi OMS Guidelines, 14-16.

Al posto della privazione del sonno, un detenuto può essere invece fatto sedere e ammanettato ad un un piccolo sgabello. Lo sgabello sorregge il suo peso, ma è troppo piccolo per permettere al soggetto di essere bilanciato a sufficienza per dormire. In rare occasioni, il detenuto può anche essere costretto in una posizione orizzontale, quando è necessario riassorbire l’edema senza interrompere la privazione del sonno (nota 13). Rileviamo che queste tecniche alternative, benché molto disagevoli, sulla base dell’esperienza e del giudizio professionale dell’OMS e di altro personale, non sono significativamente dolorose.

Apprendiamo che un detenuto sottoposto a privazione del sonno è generalmente nutrito a mano dal personale della CIA, in modo che possa restare ammanettato; comunque, “se c’è qualche progresso nel corso dell’interrogatorio, gli agenti possono slegare il detenuto e permettergli di nutrirsi da solo, come incentivo positivo”, vedi Lettera del 12 ottobre (omissis), 4. Se il detenuto è vestito, indossa un pannolone da adulti sotto i pantaloni. I detenuti sottoposti a privazione del sonno che sono soggetti anche a nudità come tecnica separata di interrogatorio, saranno quindi nudi con addosso un pannolone. Se il detenuto indossa il pannolone, questo viene controllato regolarmente e cambiato quando necessario. L’uso del pannolone serve a scopi sanitari e di igiene, non è usato per umiliare il detenuto, e non è considerato una tecnica di interrogatorio. La condizione della pelle del detenuto è controllata, e i pannoloni sono cambiati quando serve in modo che il detenuto non rimanga con un pannolone sporco. Ci avete informato che al momento nessun detenuto ha avuto alcun problema alla pelle dovuto all’utilizzo dei pannoloni.

La durata massima consentita per la privazione del sonno autorizzata dalla Cia è di 180 ore, dopodiché deve essere permesso al detenuto di dormire senza interruzioni per almeno otto ore. Ci avete informato che, fino ad ora, più di una decina di detenuti sono stati sottoposti alla privazione del sonno per più di 48 ore, e che tre detenuti sono stati sottoposti alla privazione del sonno per più di 96 ore. Infine il periodo di tempo più lungo al quale un detenuto è stato costretto è stato di 180 ore. Sulla base delle indicazioni della Cia, la privazione del sonno può essere ripresa dopo un periodo di otto ore di sonno ininterrotto, ma soltanto se il personale dell’OMS ritiere che non ci siano controindicazioni mediche o psicologiche. Come vedremo sotto, in questo memorandum prendiamo in considerazione solo casi di privazione di sonno fino a 180 ore.

Ci avete informato che i detenuti sono monitorati da vicino (direttamente o con videocamera a circuito chiuso) per tutto il tempo in cui vengono sottoposti alla privazione del sonno, e che il personale interviene per interrompere il trattamento se ci sono controindicazioni mediche o psicologiche. Per di più, come in tutte le tecniche di interrogatorio della Cia, la privazione del sonno non viene usata su un detenuto sul quale ci siano precedenti controindicazioni mediche o psicologiche.

13. Il waterboard. Il detenuto è disteso su una barella inclinata con un angolo di 10-15 gragi. La testa è rivolta verso l’ estremità della barella. Gli viene poggiato un panno sul viso e viene versata acqua fredda sul panno da una distanza di circa 15-45 centimentri. Il panno bagnato crea una barriera attraverso la quale è difficile - e in certi casi impossibile - respirare. Una singola “applicazione” di acqua non può durare più di 40 secondi, e la durata di una “applicazione” viene misurata dal momento in cui l’acqua - in qualunque quantità - viene versata sul panno fino al momento in cui il panno viene rimosso dal suo viso. Lettera del 19 agosto (omissis), 1. Quando il limite di tempo viene raggiunto, non si versa più acqua, e il panno viene rimosso.
Ci rendiamo conto che se il detenuto tenta di sottrarsi alla procedura (per esempio muovendo la testa su un lato e respirando con un angolo della bocca), l’agente può mettere le mani attorno a bocca e naso del detenuto per arginare l’acqua che fuoriesce: al detenuto è così impossibile respirare mentre viene versata l’acqua. Inoltre ci avete spiegato che la tecnica può essere utilizzata per impedire i tentativi del detenuto di trattenere il respiro, ad esempio versando l’acqua quando il detenuto sta espirando. Sia nell’utilizzo normale, sia se vengono usate contromisure, capiamo che l’acqua può entrare - e accumularsi - nella bocca e nella cavità nasale del detenuto, impedendogli di respirare (nota 17). Ci avete inoltre segnalato che, come contromisura, il detenuto può inghiottire l’acqua, possibilmente in grande quantità. Per questa ragione, in base ai consigli del personale medico, la Cia chiede che venga utilizzata una soluzione salina piuttosto che acqua normale per ridurre la possibilità di iponatremia (cioè una ridotta concentrazione di sodio nel sangue) quando il detenuto beve l’acqua.

Comprendiamo che l’effetto del waterboard è di indurre la sensazione di annegamento. Questa sensazione è basata su una risposta profondamente radicata a livello psicologico. Il detenuto quindi sente questa sensazione di annegamento anche se è consapevole che in realtà non sta annegando. Ci avete spiegato che, in base alla vostra approfondita esperienza, questo processo non è fisicamente doloroso, ma che solitamente causa panico e paura. Il waterboard è stato usato migliaia di volte nell’addestramento SERE del personale militare americano, anche se in questo caso era solitamente limitato a una o due applicazione di non più di 40 secondi l’una (nota 18).

Ci avete spiegato che la tecnica del waterboard è usata solo se:
(1) la Cia ha informazioni credibili che un attacco terroristico è imminente;
(2) esistono “indicatori sostanziali e credibili che il soggetto ha informazioni importanti che possono prevenire, impedire o ritardare questo attacco”
(3) altri metodi di interrogatorio sono falliti o è improbabile che con essi si possano ottenere informazioni importanti per prevenire l’attacco.

Vedi gli allegati alla Lettera a Rizzo del 2 agosto.

Ci avete anche informato che il waterboard può essere approvato per essere usato su un singolo detenuto soltanto per un periodo che duri al massimo 30 giorni consecutivi e che, durante questo periodo, la tecnica può essere utilizzata per non più di cinque giorni.
Apprendiamo inoltre che in ogni periodo di 24 ore, gli addetti possono usare non più di due “sessioni” di waterboard sul soggetto - dove per “sessione” viene definito il tempo durante il quale il detenuto è sottoposto al waterboard - e che nessuna sessione può durare più di due ore. Per di più, durante ogni sessione, le applicazioni individuali che superino i dieci secondi non possono superare il numero di sei. Come notato sopra, la durata massima di ogni applicazione d’acqua è di 40 secondi (ci avete informato che raramente questo limite è stato raggiunto). Infine, il tempo complessivo di tutte le applicazioni nell’arco delle 24 ore non deve superare i 12 minuti. Lettera del 19 agosto (omissis) 1-2. Apprediamo che questi limiti sono stati stabiliti su indicazioni approfondite dell’ OMS, in base alle esperienze su questa stessa tecnica e al suo giudizio professionale secondo cui questi limiti sarebbero “medicalmente accettabili”. Vedi OMS Guidelines, 18-19.

Durante l’uso del waterboard, un medico e uno psicologo sono presenti per tutto il tempo. Il detenuto è controllato per assicurarsi che non sviluppi stress respiratorio. Se il detenuto non respira liberamente dopo che il panno è stato rimosso dalla faccia, viene immediatamente spostato in una posizione verticale per rimuovere l’ acqua da viso, naso, e faringe. La tavola usata per questa procedura è progettata apposta affinché questo spostamento sia completato velocemente se necessario. Il nostro personale medico ha spiegato che l’uso del waterboard pone qualche rischio di alcuni problemi medici potenzialmente significativi e che certe misure sono prese per evitare o affrontare questi problemi.

- Primo: il detenuto potrebbe vomitare e quindi aspirare l’emesi. Per ridurre questo rischio, ogni detenuto a cui si applica questa tecnica viene dapprima sottoposto ad una dieta liquida.

- Secondo, il detenuto può aspirare parte dell’acqua e l’acqua che finisce nei polmoni può causare polmonite. Per ridurre questo rischio, viene usata una soluzione salina.

-Terzo: è possibile (anche se, come apprendiamo dall’OMS, altamente improbabile) che un detenuto possa soffrire di spasmi alla laringe che gli impedirebbero di respirare anche quando si smette di versare l’acqua e il detenuto viene riportato in posizione eretta. Nell’eventualità di spasmi alla laringe che potrebbero impedire di respirare, un medico qualificato dovrà intervenire immediatamente e, se necessario, praticare una tracheotomia. Anche se il rischio di questi spasmi è considerato remoto (sembra che non sia mai accaduto nelle migliaia di addestramenti SERE), ci avete assicurato che la strumentazione medica d’emergenza è sempre presente - anche se non visibile al detenuto - durante ogni uso del waterboard. Vedi generally id. 17-20 (nota 19).

Apprendiamo che nei vari anni in cui è stata usata su migliaia di partecipanti all’addestramento SERE, la tecnica del waterboard (anche se usata in maniera sostanzialmente limitata) non ha portato ad alcun caso di grave dolore fisico o prolungato danno mentale. Per di più, ci avvertite che il waterboard è stato usato dalla CIA su tre detenuti di alto livello di al Qaeda, due dei quali sono stati sottoposti alla procedura numerose volte e, secondo l’OMS, nessuno di questi tre individui ha mostrato alcun segno di dolore o sofferenza fisica o danno mentale negli oltre 25 mesi durante i quali la tecnica è stata usata su di loro. Come sottolineato, vediamo che l’OMS è stata spinta ad imporre limiti severi all’ uso del waterboard, limiti che, quando affiancati ad un monitoraggio attento, secondo il loro giudizio professionale può prevenire dolore fisico o danno mentale al detenuto. Inoltre, apprendiamo che ogni detenuto è controllato da vicino da personale medico e psicologico ogni volta che viene usato il waterboard, e che quando questa tecnica è utilizzata sono necessari rapporti aggiuntivi rispetto alle normali richieste. Vedi OMS Guidelines, 20.

* * *

Come rilevato, tutte le tecniche di interrogatorio descritte sopra sono soggette a varie resitrizioni, molte delle quali basate su indicazioni dell’OMS. Il nostro parere in questo memorandum è basato sull’assunto che verrà osservata la massima cura delle indicazioni, delle restrizioni e delle cautele, e che ci saranno controlli e rapporti continui da parte della squadra, compreso il personale medico e psicologico, oltre a un pronto intervento da parte di un membro della squadra, se necessario, per prevenire danni fisici o mentali talmente importanti da poter ricadere nei “gravi danni o sofferenze fisiche e mentali” proibiti dagli articli 2340-2340A.

La nostra valutazione è inoltre basata sull’assunto che tutti gli agenti che useranno queste tecniche sono adeguatamente addestrati per capire che il loro uso non è pensato o inteso a causare gravi danni o sofferenze fisiche o mentali, e anche per capire e rispettare il giudizio medico dell’OMS e il ruolo importante che esso svolge nel programma.

C.

Avete chiesto un nostro parere su queste tecniche di interrogatorio relativamente al loro uso su uno specifico detenuto di alto livello di al Qaeda chiamato (omissis). Ci avete informato che (omissis) aveva informazioni su piani di al Qaeda per lanciare un attacco all’interno degli Stati uniti. Secondo (omissis), il detenuto aveva legami estesi con vari leader di al Qaeda e membri dei Taliban e della rete di al-Zarqawi, e aveva organizzato riunioni tra un affiliato e (omissis) per discutere di questo attacco. Lettera del 25 agosto (omissis), 2-3. Ci avete informato che i controlli medici e psicologici (omissis) sono stati completati da un medico e da uno psicologo della Cia, e che, in base a questi esami, il medico ha convenuto che “(omissis) è stabile a livello medico e non ci sono controindicazioni a livello medico al suo interrogatorio, compreso l’uso delle tecniche di interrogatorio” discusse in questo memorandum (nota 20). Medical and Psychological Assessment of (omissis) allegati alla Lettera a Rizzo del 2 agosto, 1. (nota 21). Il controllo psicologico ha trovato che (omissis) ‘’era attento e orientato, la sua attenzione e concentrazione erano appropriati”. Lo psicologo ha inoltre stabilito che i pensieri di (omissis) erano chiari e logici, che non c’era segno di disordine mentale, illusioni, o allucinazioni e che non c’ erano significativi segni di depressione, ansietà o altri disturbi mentali. Lo psicologo ha stabilito che (omissis) è “psicologicamente stabile, riservato e sulle difensive” e “ha ritenuto che non c’era prova che l’uso dei metodi approvati potesse causare alcun tipo di disturbo psicologico grave o prolungato’’.

Le nostre conclusioni dipendono da quei pareri. Prima di usare queste tecniche su altri detenuti, la Cia dovrebbe assicurarsi, in ogni caso, che tutte le valutazioni mediche e psicologiche indichino che il detenuto può essere sottoposto a quelle tecniche di interrogatorio.

II.

A.

L’ articolo 2340A dispone che “chiunque fuori dagli Stati Uniti pratichi e tenti di praticare torture verrà condannato ad una ammenda o alla reclusione fino al massimo di 20 anni, o entrambi, e se da tale condotta deriverà la morte di qualche persona, dovrà essere punito con la morte o con la reclusione fino all’ergastolo’’ (nota 22). L’ articolo 2340(1) definisce come “tortura” un “atto commesso da una persona che agisce in nome della legge inteso specificamente a infliggere gravi dolori o sofferenze, a livello fisico o mentale (escludendo dolori o sofferenze inflitte dalla legge come sanzioni) su una persona che è sotto la sua custodia o il suo controllo fisico’’ (nota 23).

Il Congresso ha approvato gli articoli 2340-2340A per fare in modo che gli Stati Uniti rispettassero gli obblighi assunti con la Convenzione Anti Torura (CAT). Vedi H. R., Conf. REp., n.o 103-482, 229 (1994). La CAT, tra le altre cose, obbliga gli Stati Uniti, come Stato aderente, a rendere gli atti di tortura, compresi i tentativi e il concorso in tali atti, crimini e quindi punibili penalmente secondo la legge Usa. Gli articoli 2340-2340A, soddisfano questo obbligo per quanto riguarda gli atti commessi al di fuori degli Usa. La condotta definita come “tortura” all’ interno degli Stati Uniti è stata - e rimane - proibita da varie altre norme penali a livello federale e statale.

La CAT definisce “tortura” il comportamento con cui vengono inflitti intenzionalmente “grave danno o sofferenza, sia fisici che mentali”.

L’articolo 1 del CAT definisce come ‘’tortura’’:

“qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito”,

Il Senato Usa include il concetto nella risoluzione con cui è stata recepita e ratificata la CAT:

Gli Stati Uniti convengono che, per costituire tortura, un atto deve essere specificamente inteso a infliggere dolore o sofferenze gravi, a livello fisico e mentale e che tali dolori o sofferenze mentali si riferiscono a un prolungato danno mentale causato o risultante da:
(1) l’infliggere intenzionalmente o minacciare di infliggere un grave dolore o una grave sofferenza fisica
(2) la somministrazione o l ‘applicazione, o la minaccia di somministrare o applicare, sostanze che alterano lo stato mentale o altre procedure mirate a distruggere profondamente i sensi o la personalità
(3) la minaccia di morte imminente
(4) la minaccia che un’altra persona venga uccisa subito, oppure le vengano procurati dolore o sofferenze fisiche gravi, o le vengano somministrate sostanze che alterano lo stato mentale o altre mirate a distruggere profondamente i sensi o la personalità.

S. Exec. Rep. No. 101-30, at 36 (1990). Questa statuizione è stata depositata insieme con il testo della ratifica, see 18.30 D.N.T.S. 320-(Oct. 21, 199·4), che definisce l’ ambito delle obbligazioni degli Stati Uniti con il trattato. See Relevance of Senate Ratification History to Treaty Interpretation, II Op. o.l. c. 28, 32-33 (f987). La definizione giuridica del divieto relativo alla tortura contenuta in 18 U.S.C. §§ 2340-2340A in generale ricalca la definizione di tortura della versione del CAT sottoposta all’ interpretazione degli Usa.

B.

Secondo la definizione adottata dal Congresso per gli articoli 2340-2340A, per costituire “tortura” la condotta deve essere “specificamente intesa a infliggere gravi dolori o sofferenze, fisiche o mentali”. Nella discussione che segue, considereremo separatamente ognuno dei principali componenti di questi concetti chiave:

(1) il significato di “grave”
(2) il significato di “gravi dolori o sofferenze fisiche”
(3) il significato di “grave dolore o sofferenza mentale”
(4) il significato di “specificamente inteso”.

(1) Il significato di “grave”.

Poiché lo norma non definisce il concetto di “grave”, “diamo al termine il suo significato naturale e ordinario”. FDIC contro Meyer (1994). Anche la normale interpretazione del termine “tortura” e il contesto nel quale la norma è stata adottata sono alla base della nostra analisi. I dizionari definiscono “grave” (spesso affiancato a “dolore”) nel senso di “estremamente violento o intenso: grave dolore”, American Heritage Dictionary of the English Language (terza edizione, 1992). V. anche XV Oxford English Dictionary (seconda edizione, 1989): “di dolore, sofferenza, perdita o simili: intenso, estremo” e “di circostanze … difficili da sostenere o mantenere”.

La normale interpretazione di ‘’tortura’’ è alla base inoltre del concetto normativo secondo cui il dolore o la sofferenza devono essere gravi. Black’s Law Dictionary (ottava edizione, 2004), che definisce “tortura” “l’infliggere un dolore intenso al corpo e alla mente per punire, per ottenere una confessione o un’informazione, o per ottenere sadico piacere” (i corsivi sono stati aggiunti). Il Webster’s Third New International Dictionary of the English Language Unabridged (2002): definisce “tortura” come l’infliggere dolore intenso (da bruciatura, da colpi o da ferite) per punire o costringere qualcuno (i corsivi sono stati aggiunti). L’ Oxford American Dictionary and Language Guide (1999), definisce “tortura” “l’infliggere un dolore corporeo grave, specialmente come punizione o mezzo di persuasione” (corsivi aggiunti). Così, l’uso della parola “grave” nella proibizione della norma sulla tortura denota chiaramente una sensazione o una condizione che è estrema nell’intensità e difficile da sopportare.

Questa interpretazione è inoltre in linea con la concezione storicamente costituitasi della tortura, la quale è generalmente collegata all’ uso di procedure e strumenti pensati per infliggere dolore intenso o estremo. Storicamente, gli strumenti e le procedure usati sono in genere pensati per causare dolore estremo senza uccidere la persona interrogata (o, almeno, non così velocemente) in modo che le domande possano continuare. Vedi le descrizioni nella lezione di Lord Hope, “Tortura”, all’ Università dell’ Essex in occasione della Clifford Chance Lecture 7-8 (28 gennaio 2004) (che parla dello strumento per spezzare gambe e piedi della vittima, il ripetuto uso di lunghi aghi, lo schiacciapollici), e nel libro del professor Langbein, Torture and the Law of Proof, che sintetizza:

Gli strumenti di torura più comuni - come lo strappado*, la ruota, lo strappapollici e lo strappagambe - sono applicati alle estremità del corpo, che vengono quindi tirate o compresse. Possiamo supporre che queste modalità di tortura siano preferite perché il loro utilizzo rende meno probabile di uccidere o mutilare rispetto alla coercizione diretta al tronco del corpo, e perché possono essere rapidamente modificate durante l’ interrogatorio in base alla risposta della vittima. (*tortura in cui una persona con le mani legate dietro la schiena veniva sollevata da terra e fatta cadere tramite una corda legata ai polsi). Torture and the Law of Proof, 15 (nota 25)

La norma, per di più, è stata concepita per adempiere agli obblighi degli Stati Uniti rispetto alla CAT, la quale definisce ‘’tortura’’ gli atti che infliggono intenzionalmente “grave dolore o sofferenza”. CAT art. 1(1). Come ha spiegato la Commissione esteri del Senato nel Rapporto che raccomandava la ratifica:

Il CAT tenta di definire la “tortura” in maniera relativamente limitata, corrispondente al comune concetto di tortura come pratica estrema che è universalmente condannata.

(…)

Il termine tortura, nell’ uso che se ne fa negli Stati Uniti e a livello internazionale, è normalmente riservato alle pratiche estreme, deliberatamente e insolitamente crudeli, per esempio il pestaggio sistematico, l’ applicazione di dispositivi di corrente elettrica sul corpo, legare o appendere le persone in posizioni che causano estremo dolore.

V. David P. Stewart, The Torture Convention and the Reception of International Criminal Law Within the United States , 15 Nova L. Rev. 449, 455 (1991). (”Sottolineando la natura estrema della tortura … la definizione (di tortura nella CAT) descrive un gruppo relativamente limitato di circostanze che è probabile siano considerate illecite in molti, se non tutti, i sistemi legali’’).

Distinguere tra gradi di dolore diversi è ovviamente compito non semplice, specialmente in mancanza di criteri precisi, oggettivi, per misurare il dolore (nota 26). Ci possono essere un po’ d’ aiuto le interpretazioni giuridiche del Torture Victimes Protection Act (TVPA) 28 USC, art. 1350 nota (2000). Il TVPA, approvato per dare seguito al CAT, prevede un risarcimento civile alle vittime di tortura. Il TVPA definisce come ‘’tortura’’:

ogni atto, diretto contro un individuo sotto custodia o controllo fisico, per infliggere intenzionalmente un grave dolore o sofferenza, tanto fisica quanto mentale (…) con l’obiettivo di ottenere dall’individuo o da una terza persona una informazione o una confessione, oppure di punire quell’ individuo per un atto che egli stesso o una terza persona ha commesso o avrebbe commesso, o ancora di intimidire o costringere l’individuo o una terza persona, o per qualunque ragione basata su discriminazione di ogni tipo…(corsivi aggiunti).

L’ espressione in corsivo è simile a quella contenuta nell’ articolo n. 2340, “grave dolore fisico o sofferenza mentale” (nota 27).

Come ha spiegato la Corte di appello del distretto di Columbia:

Il requisito di gravità è cruciale per garantire che la condotta proibita dal CAT e dal TVPA sia sufficientemente estrema e crudele da assicurare l’universale condanna che il termine “tortura” connota e invoca. Gli estensori del CAT, così come l’amministrazione Reagan che lo firmò, l’amministrazione Bush che l’ha sottoposta al Congresso, il Senato che lo ha alla fine ratificato: insomma, in tutte le sedi si è cercato di assicurarsi che “solo atti di una certa gravità possano essere considerati tortura”.

Il punto critico è quanto dolore o sofferenze il presunto torturatore intendeva infliggere alla vittima, e quanto ne ha poi effettivamente inflitto. Più l’agonia sarà intensa, durevole, atroce, più è probabile che essa costituisca tortura.

Dalla sentenza Price contro la Libia (distretto di Columbia 2002). La sentenza ha concluso che la denuncia non offriva dettagli sulla “gravità delle percosse, in particolare la frequenza, la durata, le parti del corpo prese di mira, e gli strumenti usati”: non era sufficiente ‘’per soddisfare la rigorosa definizione di tortura del TVPA’’.

Nella sentenza Simpson contro la Libia (Distretto di Columbia 2003), la Corte d’ appello ha valutato i tipi di atti che costituiscono tortura secondo la definizione del TVPA. La querelante ha denunciato, tra le altre cose, che le autorità libiche la hanno tenuta in isolamento e minacciata di morte nel caso fosse fuggita. La corte ha riconosciuto che “gli atti asseriti certamente riflettono la tendenza verso la crudeltà da parte di chi li stava perpetrando”, ma, ribaltando la sentenza del precedente grado di giudizio, la corte ha proseguito sostenendo che “questi non sono insolitamente crudeli o sufficientemente estremi e offensivi da costituire tortura secondo la definizione del TVPA”.
I casi nei quali le corti hanno trovato torture illustrano la natura estrema delle condotte che ricadono nell’ ambito della definizione della norma. Vedi, ad esempio, la sentenza Hilao contro Estate of Marcos (Nono Circuito, 1996), la quale riconosce come tortura una condotta che comprendeva, tra le altre cose, gravi percosse alla vittima, ripetute minacce di morte ed elettroshock, privazione di sonno, ammanettamento su una branda (a volte con un asciugamano sul naso e la bocca e l’acqua versata nelle sue narici), sette mesi di confino in una cella ristretta e “tanto calda che si soffocava”, otto anni di detenzione solitaria o quasi solitario. Oppure la sentenza Mehinovic contro Vuckovic (2002), che riconosceva come tortura una condotta che comprendeva, tra le altre cose, gravi percosse ai genitali, alla testa e ad altre parti del corpo con tubi di metallo, tirapugni, manganelli, mazze da baseball e altri oggetti, rimozione di denti con pinze, calci sul viso e sulle costole, rottura di ossa, costole, dita, incisione di una figura sulla fronte della vittima, che veniva appesa e picchiata, limitazioni estreme di cibo e acqua, uso della roulette russa.
La sentenza Daliberti contro la repubblica dell’ Iraq (2001), che condanna l’Iraq, dove la querelante denuncia, tra le altre cose, “minacce di tortura fisica, come tagliare dita o strappare unghie” ed elletroschock ai testicoli.
Infine la sentenza Cicippio contro la repubblica islamica dell’Iran (1998), che riconosce come tortura una condotta che comprende frequenti percosse, anche con il calcio della pistola, minacce di morte imminente, elettroshock, tentativi di estorcere confessioni giocando alla roulette rossa, facendo scattare il grilletto ad ogni rifiuto.

(2) Il significato di “gravi dolori e sofferenze fisiche”.

La norma contiene una definizione specifica di “gravi dolori o sofferenze mentali” (vedi USC 2340), ma non definisce invece “gravi dolori o sofferenze fisiche”. Il significato di “grave dolore fisico” è abbastanza semplice: denota dolori fisici che sono estremi nell’ intensità e difficili da sopportare. Nella nostra 2004 Legal Standard Opinion, concludevamo che in alcune circostanze, la condotta intesa ad infliggere “gravi sofferenze fisiche” può costituire tortura anche se non è intesa a infliggere “un grave dolore fisico”. Id, 10. E’ una conclusione che deriva dal testo degli articoli 2340-2340A. L’ inclusione delle parole ‘’o sofferenze’’ nell’espressione “gravi dolori o sofferenze fisiche” suggerisce che la categoria di tortura fisica definita dallo statuto non sia limitata al “grave dolore fisico”. Vedi, per esempio, il caso Duncan contro Walker (2001).

L’espressione “gravi sofferenze fisiche”, comunque, è difficile da definire con precisione. Come abbiamo notato in precedenza, il testo della norma e della CAT, e la loro storia, offrono poche indicazioni concrete riguardo a ciò che il Congresso intendeva per “gravi sofferenze fisiche”. Vedi 2004 Legal Standard Opinion, 11. Noi interpretiamo l’espressione in un contesto giuridico in cui il Congresso ha espressamente distinto tra “gravi dolori e sofferenze fisiche” da “gravi dolori e sofferenze mentali”. Di conseguenza, crediamo che sia ragionevole dedurre che “sofferenza fisica” venisse intesa dal Congresso come qualcosa di distinto da “dolore o sofferenza mentale” (nota 28). Presumiamo che se il Congresso usa parole differenti nella norma, queste parole abbiano significati diversi. Vedi, ad esempio, Barnes contro gli Stati Uniti (Settimo Circuito 1999), che dice: “Un differente linguaggio in clausole separate in una legge indica che il Congresso intendeva significati diversi”. Per di più, dato che il Congresso ha definito con precisione “dolore o sofferenze mentali” negli articoli 2340-2340A, è improbabile che abbia inteso minare quella attenta definizione includendo lo stress mentale all’ interno della categoria separata di “sofferenze fisiche” (nota 29).

Nella nostra 2004 Legal Standard Opinion, concludevamo, basandoci sulla convinzione che la “sofferenza” denota uno “stato” o “condizione” che deve “durare” nel tempo, che c’è un “elemento temporale esteso, o almeno un elemento di persistenza” nel concetto di sofferenza degli articoli 2340-2340A. In linea con questa analisi e alla luce delle normali definizioni dei dizionari, noi leggiamo la parola “sofferenze”, quando riferita a sensazioni fisiche o corporee, nel senso di uno stato o condizione di pena fisica, afflizione, o tormento (associato solitamente con il dolore fisico) che persiste per un periodo significativo di tempo. Vedi, ad esempio, Webster’s Third New International Dictionary, che definisce come sofferenza “lo stato o l’esperienza di qualcuno che soffre: il prolungarsi o la sottomissione ad afflizione, dolore, perdita”, “un dolore prolungato da pena, perdita o ferita”. O il Random House Dictionary of the English Language, che accosta come sinonimi di “sofferenze”, le parole pena, miseria e tormento. Lo stress o il disagio fisico meramente transitori e che non persistono non costituiscono “sofferenze fisiche” nel senso del significato dato dalla norma. Per di più, nella nostra 2004 Legal Standards Opinion, concludevamo che “le gravi sofferenze fisiche” previste dagli artt. 2340-2340A richiedono “una condizione di una qualche durata estesa o persistente così come di intensità” e “richiede, per la pena fisica, che essa sia “grave” in considerazione di intensità, durata o persistenza, piuttosto che meramente modesta o transitoria”. Id., 12

Crediamo quindi che, le “gravi sofferenze fisiche” della norma indichino uno stato o una condizione di angoscia, sofferenza, afflizione, tormento, solitamente legata a dolori fisici, che sia estrema nell’ intensità e significativamente protratta nella durata o persistente nel corso del tempo. Pertanto, per giudicare se un particolare stato o una particolare condizione possa essere considerata “grave sofferenza fisica”, si deve valutare sia la sua intensità che la sua durata. Tanto più la pena fisica sarà dolorosa o intensa, ad esempio, e più si avvicinerà al livello del grave dolore fisico vietato specificamente dalla norma, meno significativo sarà l’elemento della durata o della persistenza nel corso del tempo.
D’altro canto, in base alle circostanze, un livello di pena fisica che manchi di intensità estrema potrebbe non costituire “gravi sofferenze fisiche”, a prescindere dalla sua durata (ad esempio, anche se dura per un lungo periodo di tempo). Per definire la condotta vietata dagli artt. 2340-2340A, il Congresso ha stabilito un limite elevato.

L’ ultima questione è se la condotta sia “sufficientemente estrema e crudele da garantire l’universale condanna che il termine tortura tanto connota quanto invoca”. Vedi la sentenza Price contro la Libia, che interpreta il TVPA, e confronta con Mehinovic contro Vuckovic, dove si fa rientrare nel TVPA (che definisce la tortura) una condotta che comprende, tra le altre cose, gravi percosse ai genitali, alla testa e ad altre parti del corpo con tubi di metallo, tirapugni, manganelli, mazze da baseball e altri oggetti, rimozione di denti con pinze, calci sul viso e sulle costole, rottura di ossa, costole, dita, incisione di una figura sulla fronte della vittima, che poteva essere anche appesa e quindi picchiata, estreme limitazioni di cibo e acqua, uso della roulette russa”.

(3) Il significato di “gravi dolori o sofferenze mentali”.

L’ articolo 2340 definisce come “gravi dolori o sofferenze mentali”

il prolungato danno mentale causato o risultante da:
(1) l’infliggere intenzionalmente o minacciare di infliggere un grave dolore o una grave sofferenza fisica
(2) la somministrazione o l ‘applicazione, o la minaccia di somministrare o applicare, sostanze che alterano lo stato mentale o altre procedure mirate a distruggere profondamente i sensi o la personalità
(3) la minaccia di morte imminente
(4) la minaccia che un’altra persona venga uccisa subito, oppure le vengano procurati dolore o sofferenze fisiche gravi, o le vengano somministrate sostanze che alterano lo stato mentale o altre mirate a distruggere profondamente i sensi o la personalità.

Secondo la norma la tortura include un atto inteso specificamente a infliggere gravi dolori o sofferenze mentali.

Un’importante questione preliminare è se, rispetto a questa definizione, i quattro “comportamenti previsti” espressamente nell’ articolo 2340 siano esclusivi. Abbiamo concluso che il Congresso intedeva che quell’ elenco di atti fosse esclusivo - il che vuol dire che, per soddisfare la definizione di “gravi sofferenze fisiche o mentali” come da norma, il prolungato danno mentale deve essere causato da atti che cadono all’interno di una delle quattro categorie di comportamenti previsti nella fattispecie identificata dalla norma. Vedi 2004 Legal Standards Opinion. Abbiamo raggiunto questa conclusione sulla base del linguaggio molto chiaro della norma, che offre una definizione dettagliata delle quattro categorie di atti previsti, legati da congiunzioni disgiuntive e senza riferimenti omnicomprensivi, che potrebbero far pensare ad altri eventuali atti aggiuntivi (ad esempio, con termini come “compreso” e “atti come…”).

Il Congresso ha definito chiaramente alcune azioni, indicandole in modo molto specifico, e questa definizione segue l’interpretazione del Senato su cosa si intenda per dolore e sofferenza mentale, adottata in occasione della ratifica della CAT. La conclusione secondo cui l’ elenco delle azioni previste esplicitamente si debba ritenere esclusiva è coerente con entrambi i testi che spiegano l’interpretazione del Senato, e con il fatto che la stessa interpretazione era stata richiesta per timore che la definizione della CAT non fosse in linea con l’obbligo costituzionale di definire con chiarezza i termini dei reati. Vedi 2004 Legal Standards Opinion, 13. Adottare un’ interpretazione della norma che ampli l’ elenco delle ‘’azioni” che causano gravi dolori e sofferenze mentali, sarebbe un’inammissibile riscrittura della norma e introdurrebbe proprio quell’imprecisione che ha spinto il Senato a spiegare che questa interpretazione era una condizione per dare il suo consenso alla ratifica della CAT.

Un altro problema è se la condizione di “danno mentale prolungato” causato o risultante da una delle quattro azioni previste sia un requisito separato per costituire tortura, o se un tale danno mentale si debba dare per scontato ogni volta che si verifichi una delle azioni previste. Sebbene sia possibile leggere la parte della norma in cui si dice che “il danno mentale prolungato causato o risultante da” le azioni prescritte come presupposto secondo cui quelle azioni causerebbero sempre danni mentali prolungati, noi abbiamo concluso, nella nostra 2004 Legal Standards Opinion, che questo non era ciò che intendeva il Congresso, dal momento che la definizione statutaria di “gravi dolori e sofferenze mentali” era intesa a seguire il parere che il Senato aveva richiesto come condizione per il suo consenso alla ratifica della CAT:

al fine di costituire tortura, un atto deve essere pensato specificamente ad infliggere gravi dolori o sofferenze fisiche o mentali e dolori o sofferenze mentali: ci si riferisce a danno mentale prolungato causato o risultante da
(1) infliggere intenzionalmente o minacciare di infliggere grave dolore o sofferenza fisica;
(2) la somministrazione o l’applicazione, o la minaccia di somministrare o applicare, sostanze o procedure che alterino la mente per sconvolgere profondamente il senno o la personalità;
(3) la minaccia di morte imminente
(4) la minaccia che un’altra persona sia uccisa o soggetta all’applicazione o somministrazione di pratiche per alterare la ragione o sconvolgere profondamente il senno o la personalità.

Come affermato precedentemente, “non crediamo che il Congresso, aggiungendo semplicemente la parola “il” prima di ‘’danno prolungato’’, intendesse cambiare il significato di tortura o sofferenza mentale così come definito nel testo del Senato sulla CAT” (da 2004 Legal Standards Opinion, 13-14).
La definizione di tortura deriva direttamente dall’articolo 1 della CAT. La definizione di “grave dolore o sofferenza mentale” incorpora l’ interpretazione succitata.

Questa interpretazione, incorporata nella norma, definisce l’ obbligo sottoscritto dagli Stati Uniti. Data questa interpretazione, la storia legislativa, e il fatto che l’ articolo 2340(2) definisce “gravi dolori o sofferenze mentali” accuratamente e in un linguaggio molto simile a quella interpretazione, crediamo che il Congresso non intendesse delineare l’ ipotesi che ogni qual volta una delle quattro azioni previste si dovesse verificare, ne risulterebbe automaticamente un prolungato danno mentale. Nello stesso tempo, è concepibile che la presenza di una delle azioni previste possa da solo, in base alle circostanze di un caso particolare, dare luogo a prolungati danni mentali, come richiesto dalla norma.

Passando alla questione di cosa costituisca “prolungato danno mentale causato o risultante da” una delle azioni previste dalla norma, siamo giunti alla conclusione che il Congresso intendesse che il “danno mentale” abbia una qualche durata prolungata. Nella letteratura medica di buon livello, ci sono pochi punti di riferimento per interpretare l’espressione “danno mentale prolungato”. Ciò nonostante, la nostra interpretazione è conforme con il significato comune dei termini della norma.

Per prima cosa, l’uso della parola “danno” - in opposizione alla semplice ripetizione di “dolore” o “sofferenza” - suggerisce un qualche danneggiamento o lesione mentale. Le comuni definizioni dei dizionari del termine “danno” supportano questa interpretazione. Per esempio “danno mentale o fisico: lesione” (dalla terza edizione del dizionario internazionale Webster), o “lesione o ferita fisica o psicologica” (dall’ American Heritage Dictionary of the English Language) .

In secondo luogo, “prolungare” significa “allungarsi nel tempo”, “estendersi nella durata”, sempre secondo il Webster, che suggerisce anche che, per ritenersi “prolungato”, il danno mentale deve estendersi per un certo periodo di tempo. Questo danno non ha bisogno di essere permanente, deve continuare per un periodo di tempo “prolungato” (nota 31). Inoltre nell’ articolo 2340(2), “il danno mentale prolungato” deve essere “causato da” o “risultante da” una delle azioni prescritte. Come indicato in 2004 Legal Standards Opinion, questa conclusione non intende suggerire che se l’ atto o gli atti previsti continuano per un periodo esteso, il “danno mentale prolungato” non possa verificarsi finché gli atti non sono terminati.

Il primo verificarsi di una delle azioni prescritte può causare danno mentale che può continuare - e diventare quindi prolungato - durate il periodo nel quali l’ azione continua. Vedi ad esempio la sentenza Sackie contro Ashcroft (2003), in cui si stabilisce che determinate azioni si sono verificate per un periodo di 3-4 anni e si giunge alla conclusione che i danni mentali prolungati si sono verificati durante quel periodo di tempo.

Sebbene ci siano poca gurisprudenza sulla questione del “danno mentale prolungato”, i casi che hanno affrontato la questione sono in linea con la nostra visione. Per esempio, nel caso Mehinovic contro Vuckovic (relativo al TVPA), la corte distrettuale ha spiegato che:

(L’imputato) ha inflitto o partecipato alla tortura mentale delle parti lese. La tortura mentale consiste nel “danno mentale prolungato causato o risultante dall’infliggere intenzionalmente, o minacciare di infliggere, grave dolore o sofferenza fisica; .. dalla minaccia di morte imminente…’’ Come detto sopra, le parti lese hanno sottolineato nella loro testimonianza che temevano di essere uccise dall’(imputato) nel corso delle percosse che infliggeva o nel corso della “roulette russa”. Ogni parte lesa continua a soffrire danni psicologici a lungo termine, risultati delle terribili esperienze che hanno sofferto per mano dell’imputato o di altri. (corsivo aggiunto)

Nel raggiungere questa decisione, la corte ha notato che ciascuna parte lesa continuava a soffrire gravi danni celebrali anche dopo dieci anni dagli eventi in questione. In ognuno di questi casi, le conseguenze mentali continuavano dopo anni dal momento in cui le azioni si erano verificate.
Vedi anche la sentenza Sackie contro Ashcroft: la vittima fu rapita e reclutata con la forza come bambino-soldato all’età di 14 anni e, per un periodo di 3-4 anni, costretto ad assumere droghe e minacciato di morte imminente: tutto ciò ha causato “danno mentale prolungato” durante il periodo in esame.
Viceversa nel caso Villeda Aldana contro Fresh Del Monte Produce, Inc. (Florida 2003), la corte ha respinto una denuncia che si appellava al TVPA, inoltrata da individui che erano stati trattenuti una notte, sotto minaccia di armi da fuoco e ripetutamente minacciati di morte. Anche se la corte ha riconosciuto che la parte lesa era stata vittima di un’esperienza terribile, essa non ha accolto il loro tentativo di dimostrare che l’esperienza aveva causato danni duraturi, facendo notare che “non c’è prova che abbiano subìto danno duraturo o ferita fisica come risultato dell’intimidazione”. Id, 1295-1295.

(4) il significato di “specificatamente inteso”

E’ risaputo che il termine “intento specifico” non ha una definizione chiara e condivisa, e che le corti non lo usano coerentemente l’ una con l’altra. Vedi Wayne R. LaFave, Substantive Criminal Law (seconda edizione, 2003). “L’intento specifico” è comunemente inteso tuttavia “per indicare un elemento mentale particolare che è necessario sopra e al di là di ogni stato mentale richiesto rispetto all’ elemento oggettivo (actus reus) del crimine”. Vedi anche Carter contro gli Stati Uniti (2000), in cui si spiega che l’ intento generico, in opposizione all’ intento specifico, necessita “che l’imputato abbia cognizione dell’ actus reus del crimine”.
Alcuni casi suggeriscono che solamente una volontà cosciente di produrre l’effetto proibito per legge, costituisce intento specifico; altri invece suggeriscono che possa bastare anche la ragionevole prevedibilità. Nel caso Stati Uniti contro Bailey (1980), per esempio, la corte ha suggerito che, almeno “in senso generale”, “l’intento specifico” richiede che uno desideri coscientemente quel risultato. La corte ha comparato l’ elemento soggettivo (mens rea) dei concetti di intento specifico e intento generale secondo la Common law con i concetti di azione specifica e azione cosciente secondo il modello del Penal Code. “Una persona che provoca un certo effetto ha agito specificamente - ha scritto la corte - se egli desidera coscientemente quel risultato, qualunque sia la probabilità che dalla sua condotta derivi quel risultato”. Si dice che “una persona agisce coscientemente”, di contro, se “è consapevole che è praticamente certo che la sua condotta porti a quel risultato, qualunque possa essere la sua intenzione riguardo quell’esito”. La corte ha poi stabilito: “In senso generale, l’intenzione (purpose) corrisponde vagamente con il concetto di intento specifico secondo la Common law, mentre la consapevolezza (knowledge) corrisponde per certi versi al concetto di intento generale”.
Di contro, casi come Stati Uniti contro Neiswender (Corte d’ appello del quarto circuito 1979), suggeriscono che per provare un “intento specifico” è sufficiente che l’imputato abbia semplicemente “cognizione o avviso” che il suo atto “probabilmente porterà” ad un esito vietato dalla norma. Il cosiddetto “avviso” (Notice), secondo la corte, è fornito della ragionevole capacità di prevedere la naturale e probabile conseguenza del proprio atto”.

Come in 2004 Legal Standards Opinion, non cercheremo di accertare il significato preciso di “intento specifico” negli articoli 2340-2340A. È chiaro, comunque, che l’intento specifico sarà necessariamente presente se un individuo compie un atto e “desidera coscientemente” che quell’atto infligga grave dolore o sofferenza mentale o fisica (vedi LaFave, Substantive Criminal Law). Di contro, se un individuo ha agito in buona fede e solo dopo una attenta indagine si stabilisce che con la sua condotta non avrebbe voluto causare grave dolore o sofferenza mentale o fisica, ebbene, egli non avrà agito secondo l’intento specifico indispensabile previsto dagli articoli 2340-2340A. Non si dovrà considerare questo individuo intenzionato consapevolmente all’esito vietato (vedi, ad esempio, Bailey), né che egli avesse “consapevolezza’’ o ‘’avviso” (Notice) che la sua azione avrebbe prodotto verosimilmente l’esito proscritto (vedi Neiswender).

Come fatto in 2004 Legal Standards Opinion, abbiamo sottolineato due ulteriori spunti riguardo l’intento specifico. Primo, l’intento specifico si distingue dal movente. Un buon movente - come proteggere la sicurezza nazionale - non giustifica una condotta che sia specificamente destinata ad infliggere grave dolore o sofferenza mentale o fisica, come proibito dalla legge. Secondo, l’intento specifico di intraprendere una determinata azione si può rintracciare anche se il protagonista avrebbe intrapreso l’azione solo in certe condizioni. Vedi, ad esempio, il caso Holloway contro gli Stati Uniti (1999), dove si stabilisce che “un imputato non può negare un intenzione vietata chiedendo alla vittima di assecondare una condizione che l’imputato non ha diritto di imporre”. Quindi, il fatto che la vittima avrebbe potuto evitare la tortura cooperando con l’imputato non rende permissibile ricorrere ad una condotta che, secondo la legge, costituirebbe altrimenti tortura.

III.

Nell’ analisi che segue faremo riferimento a ciascuna delle tecniche di interrogatorio che sono state descritte. In base a interpretazioni, intese, limiti e cautele qui esaminate, fra cui anche i continui controlli della salute fisica e mentale e gli eventuali interventi del team se necessario, concludiamo che l’utilizzo autorizzato di ciascuna di queste tecniche, considerate singolarmente, non viola il divieto che il Congresso ha adottato con gli articoli 2340-2340A. Questa conclusione è diretta e riguarda tutte le tecniche tranne due: l ’uso della privazione del sonno come tecnica potenziata e l’uso del waterboard, che pongono questioni più rilevanti, in particolare l’ ultima.

Sebbene siamo arrivati alla conclusione che l’uso di queste tecniche - così come le intendiamo e soggette ai limiti che ci avete descritto - non violerebbe la legge, le questioni sollevate da queste due tecniche consigliano grande cautela nel loro utilizzo, e impongono di rispettare i limiti e le restrizioni descritte, o con un continuo controllo medico e psicologico.

Prima di affrontare l’applicazione degli articoli 2340-2340A alle specifiche tecniche in questione, ci occupiamo di certe caratteristiche generali dell’approccio della CIA che sono significative per le nostre conclusioni. Coloro che effettuano gli interrogatori sono addestrati e valutati per un periodo che, ci avete detto, dura attualmente 4 settimane circa. Gli addetti agli interrogatori (e anche il personale aggiuntivo dispiegato come parte di questo programma) sono chiamati a rivedere e accettare le linee guida degli interrogatori. Vedi Confinement Guidelines, 2, Interrogation Guidelines, 2 (”il Direttore, DCI counterterrorist center, deve assicurarsi che tutto il personale impegnato nell’interrogatorio di persone detenute conforme all’autorità stabilite in (omissis) sia stato propriamente selezionato (secondo parametri psicologici, medici e di sicurezza), che abbia visionato queste linee guida, che abbia ricevuto l’addestramento necessario per seguirle e che abbia completato l’Accordo qui allegato”. Presumiamo che tutti coloro che eseguono gli interrogatori siano adeguatamente addestrati, che comprendano il proposito e il fine delle tecniche di interrogatorio, e che applichino le tecniche in linea con il loro uso autorizzato.

Per di più, il coinvolgimento di personale medico e psicologico nell’adattamento e applicazione delle tecniche SERE è particolarmente degno di nota per gli scopi della nostra analisi (nota 33). Il personale medico è stato coinvolto nell’imporre limiti - e chiedere cambiamenti - per alcune procedure, in particolare l’uso del waterboard (nota 34). Abbiamo avuto parecchi incontri con il personale medico coinvolto nel monitoraggio dell’uso di certe tecniche. È chiaro che hanno lavorato attentamente per assicurare che le tecniche non abbiano come risultato un grave dolore o sofferenza mentale o fisica per i detenuti (nota 35). Il personale medico e psicologico ha valutato ogni detenuto prima che l’uso di queste tecniche venisse approvato, e ha continuato a monitare ogni detenuto durante tutto l’arco di tempo dell’interrogatorio e della detenzione. Il personale medico è inoltre fisicamente presente durante tutto il tempo in cui si effettua la procedura dell


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