Dic 19
Sabato
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I giornalisti stanno a bordo ring:
ma perché hanno tutti l’elmetto?

di Giampaolo Roidi

La scenografia è sempre la stessa: due politici di destra da una parte, due di sinistra dall’altra. Un giornalista di area di qua, un altro di area opposta di là. In mezzo, il bravo moderatore come diceva Renzo Arbore. Anno Zero, Porta a Porta, Matrix, Exit, Niente di Personale, per citare soltanto le trasmissioni dei principali canali nazionali. Ma se andiamo sul satellite o guardiamo le emittenti locali, lo schema non cambia. Giornalisti, direttori e non, “embedded” ad uno schieramento per alimentare il contraddittorio. Se da una parte c’è qualche leader della sinistra, al suo fianco puoi trovare qualcuno di Repubblica, o il direttore dell’Unità, o magari del Fatto quotidiano. Se l’ospite è un ministro della maggioranza, ecco schierati gli “ultras” di Libero o del Giornale o magari qualche ex direttore di un telegiornale Mediaset. 

Giornalisti a bordo ring, chiamati per fare domande o incalzare soltanto l’avversario politico seduto dall’altra parte dello studio, per cercare di mettere in difficoltà il politico avverso. Forti del loro mestiere di polemisti, spesso più bravi a “bucare” lo schermo di tanti parlamentari non telegenici. Qualche direttore brillante e incisivo poi magari finirà proprio in Parlamento, qualcun altro resterà nel ruolo comunque interessante di “ospite tv”, buono quando si discute di Mourinho o Fabrizio Corona, ma ancora di più se il personaggio da incalzare si chiama Berlusconi o Bersani.

 

I nomi? Basta accendere la Tv. Se Travaglio e Belpietro (Fatto e Libero) sono gli indiscussi campioni del ring televisivo, attaccanti o difensori di ben definite aree politiche, vanno per la maggiore anche la direttora dell’Unità Concita De Grogorio, bravissima a fare a pezzi sottosegretari e viceministri del Pdl o della Lega, e l’intramontabile direttore del Giornale Vittorio Feltri, “cecchino”  ineguagliabile di segretari e deputati democratici. Sempre efficaci Jena Barenghi (ex manifesto, ora Stampa) e Caro Rosella (ex Tg5 e Panorama). Sempreverdi Paolo Liguori e Antonio Padellaro, mentre tra le new entry segnaliamo i pesi medio leggeri Roberto Arditti, direttore del Tempo per la “squadra” della maggioranza, Marco Lillo (L’Espresso) e Curzio Maltese (La Repubblica) nel gruppo degli ospiti antiberlusconiani. Ma l’elenco, naturalmente, non finisce qui.

 

In politica – scriveva lunedì scorso sul Corriere della Sera il sociologo Francesco Alberoni – non c’è più spazio per i neutrali. Temiamo che il ragionamento valga sempre di più anche per i giornalisti, o almeno per i giornalisti in tv. Funziona chi prende parte, non chi vuole restare “terzo” e magari porre soltanto delle domande. Devi stare di qua, o di là. Questo prevede il moderno talk show politico. Chi non è riconoscibile e identificabile chiaramente non viene invitato. Se non ti metti l’elmetto, addio, questo non è un Paese per giornalisti “neutrali”.

 

E se per la politica sempre più rissosa e “odiosa” c’è almeno un capo dello Stato che richiama alla calma e a toni più pacati nel dibattito tra le parti, il giornalismo non sembra interessato o turbato dai nuovi usi e costumi televisivi. Giusto così, un segno dei tempi che comunque paga in termini di ascolti? Oppure esiste ancora la possibilità di partecipare senza schierarsi, di presentarsi senza l’elemetto in testa? Ognuno si regoli per sé, la faziosità non è reato e l’obbiettività non esiste, direbbero Ferrara e Santoro, due padri della patria del giornalismo politico d’assalto. Oppure, almeno in Rai, qualche regola – oltre al minutaggio e alla par condicio - dovrebbe esistere?

 

 

 

 

 

 

 


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2 commenti a “ I giornalisti stanno a bordo ring:
ma perché hanno tutti l’elmetto? ”
  1. Giornalisti “neutrali” non ci sono e non potranno esserci, salvo eccezioni prestigiose come Biagi e pochi altri, finché l’audience e/o la fedeltà politica governeranno la selezione anche nel servizio pubblico. La prima può a volte compensare l’assenza della seconda, altrimenti l’emarginazione è sicura. RAI 2 continuerà a tollerare un conduttore come Santoro soltanto fino a quando farà audience, come ammette lui stesso. La neutralità poi non è necessariamente virtù, se consiste soltanto nell’equidistanza (terzismo). Per me è’ autonomo solo chi non ha altro obbiettivo che informare correttamente sui fatti e aiutare il lettore/telespettatore a comprenderli per giudicarli.


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  1. Dic 20, 2009 : Link e segnalazioni (14-20/12) | LSDI
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