Nov 26
Giovedì
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La Cisl attacca la Federazione della stampa
e pretende di rappresentare i giornalisti

La Cisl attacca la Federazione nazionale della stampa. Lo fa con un convegno, in cui afferma che nel sindacato unico dei giornalisti non ci sarebbe democrazia. Lo fa affermando di voler assumere la rappresentanza di quei giornalisti che sono scontenti della linea impressa alla Fnsi dal segretario Franco Siddi, linea che ha portato alla recente approvazione di un contratto di lavoro che avrebbe scontentato molti iscritti, pur dopo quattro anni di trattative e 18 giorni di sciopero.

Non è la prima volta che qualcuno minaccia la costituzione di un secondo sindacato dei giornalisti. Né è la prima volta che l’attacco parte da un altro sindacato. In passato, per fortuna, analoghi tentativi sono sempre finiti nel nulla e la Fnsi è rimasta il sindacato unico (e”pluralista”) di questa categoria, pur così delicata e controversa.

Il sindacato dei giornalisti rappresenta un unicum, in un certo senso una rarità: non c’è infatti  un’altra categoria che possa vantare una rappresentanza “unica e unitaria”. Che esiste da più di cento anni, visto che la Federazione della stampa è nata nel 1908. La capacità della Fnsi di rappresentare tutti i giornalisti (come del resto l’Ordine nazionale) ha dato forza alla categoria. Certo, l’ha costretta a continue mediazioni, talvolta faticose – ad esempio quando il lavoro sindacale non è riuscito a tenere lontana la polemica politica – perché il giornalismo è calato nella realtà ed è  spesso condizionato dalle questioni, dalle idee, dai contrasti che caratterizzano la società. Che i giornali devono fotografare, rappresentare e cercare di spiegare. Ma per i giornalisti il sindacati unico (e plurale) è sicuramente una forza, un requisito prezioso per i giornalisti.

Perché l’attacco viene proprio oggi? Alcune ragioni sono forse abbastanza chiare. La Cisl si lamenta perché la Fnsi ha stretto un rapporto più forte con la Cgil, ad esempio in occasione della manifestazione per la difesa della libertà di stampa, a Roma, in piazza del Popolo. Sembra dimenticare, il sindacato di Raffaele Bonanni, che da molti anni fra la Federazione dei giornalisti e le tre confederazioni esiste un patto di solidarietà, un accordo in base al quale i tre grandi sindacati dei lavoratori hanno ciascuno un proprio rappresentante all’interno del Consiglio nazionale della Fnsi. Perché la Cisl non ha usato quel canale per lamentarsi? Perché è uscita allo scoperto in questo modo e in questo momento? In una stagione in cui il rapporto fra i mass media e la classe politica si è fatto più difficile; in un periodo in cui la maggioranza di governo sembra voler stringere i freni sui giornali; in un’epoca in cui più volte il Capo del Governo ha invitato i cittadini a non leggere certi quotidiani e ha esortato le imprese a non fare investimenti pubblicitari su alcune testate; in cui il Parlamento vuole approvare una legge che limiterà fortemente il diritto di cronaca sui processi?

Non sono tempi facili per la rappresentanza dei giornalisti. La Fnsi aveva diritto a ricevere solidarietà dagli altri sindacati. Invece, da una delle tre confederazioni arrivano bordate sulla natura stessa della rappresentanza dei giornalisti.

Franco Siddi e Roberto Natale hanno risposto per le rime. “Siamo pronti a discutere insieme alcune questioni: il conflitto di interessi, la gestione della Rai, il sostegno ai precari del giornalismo – hanno detto - ma in questo settore spetta alla Fnsi la rappresentanza degli interessi dei giornalisti”. Anche se è auspicabile che sulle grandi questioni, come la libertà di stampa e il conflitto di interessi, è certo auspicabile l’impegno e la partecipazione di tutte le forze sociali.

Qualcuno attribuisce un sapore politico all’attacco giunto dalla Cisl. Qualcun altro lo mette in relazione con l’inizio della campagna elettorale per il rinnovo dei vertici degli Ordini, nazionale e regionali. Di certo non è utile. E chi ha a cuore le sorti dell’informazione non può che augurarsi un chiarimento – attorno allo stesso tavolo – fra i diversi sindacati. Con al primo punto il riconoscimento del diritto della Fnsi di rappresentare gli interessi di chi fa questo mestiere. E non di altri. (vr)


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