Set 14
Lunedì
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Libertà di stampa: giornalisti e cittadini in piazza

Difendere la libertà di stampa, con tutti i mezzi, perché è una questione da cui dipende la qualità della democrazia. Qualsiasi cittadino deve valutare la gravità degli attacchi e il rschio che si stia aprendo una stagione autoritaria, censoria, oscura.

“Giornalismo e democrazia” pubblica i primi interventi che sono giunti, in vista della manifestazione di sabato 19 settembre, organizzata a Roma dalla Fnsi e da altre associazioni.

 “Chi non ci sarà, avrà alzato bandiera bianca”

 La manifestazione del 19 sarà banco di prova per lo stato di salute della nostra informazione e dell’ intero Paese. Chi, infatti, tra i giornalisti, non sarà presente, significherà indirettamente la volontà di lasciare l’esercizio del proprio dovere di comunicare a fattori esterni: leggi, querele, obblighi politici o aziendali. Alzerà dunque bandiera bianca. Chi invece diserterà come cittadino renderà palese la volontà di privarsi del diritto fondamentale alla conoscenza della verità in cambio di una presunta riservatezza personale garantita più che altro a pochi potenti. E in quest’ultimo caso, non sarà solo l’informazione, ma tutto il Paese a  meritarsi la qualifica di  “parzialmente liberò” secondo il marchio già impresso alla stampa italiana dalle organizzazioni non governative internazionali.

Claudio Santini

 

 “Ma dietro quale striscione?”

 La Fnsi, il sindacato immeritatamente unico dei giornalisti italiani, ha procurato agli editori i fucili, li ha oliati e caricati, ha allineato i giornalisti contro il muro, dipinto cerchi concentrici sul loro petto, offerto la benda e la sigaretta, domandato premurosamente se avevano un ultimo desiderio, legato le mani dietro la schiena. Ora chiama le sue vittime a scendere in piazza contro il comandante del plotone d’esecuzione: l’editore più importante di tutti, che è anche il politico più importante di tutti. Questa sì che è credibilità. Il 19 andrò comunque a piazza del Popolo, perché i nostri diritti sono davvero in pericolo, e soprattutto perché la libertà di stampa è una cosa troppo importante per lasciarla in mano ai cialtroni. Ma non sarò certo dietro gli striscioni della Fnsi. Forse cercherò, in memoria di mia madre, quelli delle comunità cristiane di base, che hanno aderito alla manifestazione. O, più probabilmente, resterò da solo, come solo è ormai ogni giornalista, in redazione e fuori.

Michele Concina

  

“La mobilitazione è un diritto costituzionale”

 Approvo pienamente la decisione della Fnsi di promuovere una manifestazione nazionale a difesa della libertà di informazione e invito tutti coloro che l’hanno a cuore a partecipare. I recenti penosi avvenimenti (mi riferisco alla implacabile sequenza di fatti rammentata dal sindacato dei giornalisti, dalla definizione di “delinquenti” da parte del Presidente del Consiglio all’ “affaire Boffo”, senza contare quelli precedenti) non potevano passare inosservati ed è giusto coinvolgere anche i non addetti ai lavori che si schierano dalla parte di chi vuole fornire loro notizie. Perché è questo il vero obiettivo del giornalista, ovvero quello di trasmettere conoscenza ai cittadini, anche da diversi punti di vista, in modo che abbiano dei validi strumenti di comprensione della realtà e in un Paese democratico ciò non dovrebbe mai essere ostacolato. Mi auguro che questa mobilitazione abbia la giusta risonanza, o dobbiamo aspettarci che il Governo neghi anche questo diritto costituzionale?

Chiara Napolitano

  

“Ci sono in giro anche pessimi giornalisti, ma dobbiamo difenderli”

 La nostra sensibilità democratica è ancora scarsa. Sarà perché la maggior parte di noi non ha vissuto  l’epoca della censura fascista, ma non apprezziamo abbastanza la libertà di stampa. E’ un valore fondante della Costituzione e della vita democratica. Bisogna trovare gli strumenti e i momenti per difenderla. La manifestazione del 19 può essere uno di questi. Ma da sola non basterà.

Italo Gelmini

 

“I cittadini devono rispondere in qualche modo”

 Trovo gravissimo che il Presidente del Consiglio possa usare il servizio pubblico televisivo per insultare (“farabutti”) i rappresentanti della stampa. Il suo è un atto di intimidazione, un uso del potere politico per zittire le critiche e le cronache scomode. Tutto questo è intollerabile in una democrazia che si regge sull’equilibrio dei poteri e sulla libertà di stampa. Occorrono risposte forti, chiare, da parte dei cittadini. La manifestazione di Roma può essere una prima occasione per opporsi a questo orrore.

Flavio Ottieri

 

“Ci vuole una diversa cultura del giornalismo”

 Non basta andare in piazza. Ormai è una moda, serve a poco. I cittadini devono scegliere meglio i propri giornali, devono punire i giornalisti servi del potere e scegliere quelli liberi, premiarli, Insomma, deve crescere una diversa cultura del giornalismo, basata sulla richiesta di notizie vere e di redazioni non schierate di qua o di là.

Gianni De Matteis

 

 

 

 

 

 

 

 


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