Ago 11
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Berlusconi ai giornalisti: “Delinquenti!”
Ma chi difende la libertà di stampa?

“Delinquenti!”. Mai in Italia, dalla fine del fascismo, un capo del governo aveva pronunciato  un’offesa così plateale contro i giornalisti. L’’insulto lanciato dal Presidente del Consiglio ai colleghi del gruppo Espresso mostra  che la vita democratica, basata sull’esercizio della libertà di stampa, è giunta ad una fase preoccupante. A Silvio Berlusconi non piace essere criticato e pensa di poter aggredire quelli che lo fanno.  Colpisce la gravità dell’insulto, pronunciato durante una conferenza stampa, ma stupisce e preoccupa ancor più visto che l’episodio sia  rimasto senza conseguenze. Come se non fosse successo nulla.

A parte il comunicato emesso dalla Federazione nazionale della stampa, non ci sono state reazioni particolari. In quella stessa conferenza stampa Silvio Berlusconi aveva attaccato con violenza anche il Tg3, che secondo lui il giorno prima aveva fatto “quattro titoli” contro il governo (il che , ad un riesame della scaletta del notiziario, si era dimostrato falso). Ha protestato con accenti duri il sindacato dei giornalisti Rai, l’Usigrai. Ma le reazioni sono finite lì.

La solidarietà all’interno della categoria appare liquefatta. Un appello vibrante è stato inviato al Capo dello stato da Sandra Bonsanti, rappresentante dell’associazione “Giustizia e libertà”. Ma in questa estate ormai al clou della vacanza e del rilassamento estivo non sembrano molti quelli disposti ad occuparsi degli insulti e delle intimidazioni, che il Capo del governo invia ai giornalisti.

Il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, ha reagito per  difendere non solo il lavoro della sua redazione. Ha parlato di “isteria del potere”. Ha paragonato l’Italia alla Russia, “dove impera a carissimo prezzo la verità ufficiale di Vladimir Putin, non a caso amico e modello del nostro premier”.

Lo scrittore Moni Ovadia sembra uno dei pochi  ad avere le idee chiare: “I giornalisti, se non incalzano il potere, a che servono? Se l’informazione è debole, è a rischio la democrazia”.

Il  segretario del  Partito democratico, Dario Franceschini, ha annunciato che a partire da settembre verrà lanciata una grande campagna per la libertà dell’informazione. Viene da domandare: ad agosto era troppo presto?

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