Lug 14
Martedì
News, Senza categoria
Rodotà ricorda il monito di Primo Levi:
“C’è il rischio che si allarghi la vacanza morale”

 “Non possiamo permettere che si allarghi quella che Primo Levi chiamava la vacanza morale”: l’allarme lanciato da Stefano Rodotà va oltre i limiti della legge sulle intercettazioni. Vede un pericolo che nel nostro paese si abbassi ancora il già pericolante livello di sensibilità etica. “In una buona democrazia occorre fare in modo che ai cittadini arrivi il maggior numero di informazioni possibile. Da noi sta succedendo il contrario.” Nella giornata che i giornalisti avevano scelto per lo sciopero contro il disegno di legge Alfano, Rodotà ha accolto l’invito della Federazione della stampa per una riflessione pubblica su quanto sta accadendo e sulla battaglia per la libertà di stampa che, ancora una volta, occorre combattere.

Nel salone del sindacato dei giornalisti (insieme con Franco Siddi, Enzo Iacopino, Guido Columba, Giuseppe Giulietti, Vincenzo Vita) il professor Rodotà ha indicato tre questioni principali: quella economica, quella politica, quella di natura censoria.

C‘è un problema di distribuzione della pubblicità (55 per cento alla televisione, 29 alla carta stampata) sbilancia il settore della comunicazione, mette a rischio vasti settori, in un paese in cui si assiste alle preoccupanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio “che invita a non dare pubblicità a chi non fornisce fiducia ai cittadini. E dunque la logica non e’ più quella del mercato ma della politica”.

C’è un fattore di inquinamento del sistema politico, che si diffonde dappertutto. Di qui le difficolta’ anche sulle nomine Rai”. C’è un fattore censorio. Immaginare un divieto assoluto di dare qualsiasi notizia porterebbe, in un Paese come il nostro dove passano anni prima che un’indagine arrivi davanti al magistrato, a qualunque manovra possibile, dal depistaggio al ricatto, con un grave inquinamento del sistema democratico. “E’ un passaggio su cui non possiamo essere indulgenti” ha detto Rodotà.

In qualità di ex Garante della privacy, Rodotà ha osservato che ”il nodo della privacy  viene utilizzato come pretesto, mentre i nodi possono essere sciolti attraverso il codice deontologico dell’attivita’ giornalistica, che fu creato di concerto fra Ordine dei giornalisti e Autorità garante. Mentre il metodo ”censorio” porta il padrone in redazione – secondo la celebre definizione di Giorgio Bocca, perché le pesanti pene indurranno l’editore a controllare il contenuto dei giornali.

L’idea di Rodotà è quella che si arrivi ad uno stralcio. Che si torni alle regole che erano state immaginate due anni fa: in modo che durante il procedimento giudiziario accusa e difesa si accordassero su quali parti delle intercettazioni dovessero essere distrutte, in quanto non attinenti o non utili. E diventasse pubblico tutto quel materiale che invece sarebbe stato utilizzato nel processo e che essendo a conoscenza delle parti potesse logicamente anche essere conosciuto dai cittadini. Come si può pensare – il prof. Rodotà ha tatto un solo esempio – che le conversazioni ed i comportamenti del governatore della Banca d’Italia, Fazio (quelli che lo avrebbero spinto a dimettersi dall’incarico) restassero segreti?”.

Il disegno di legge preparato da Angelino Alfano (e già approvato alla Camera) non solo renderebbe più difficili le indagini e la scoperta degli autori di numerosi reati, ma restringerebbe il campo dell’informazione. “E’ un disegno di legge – ha concluso Stefano Rodotà – che fa parte di un progetto per evitare strumenti utili per il controllo democratico da parte dei cittadini”.


Tags: , , ,


Scrivi un commento



Tutti i contenuti © 2008 giornalismo e democrazia