Lug 01
Mercoledì
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Sciopero dei giornalisti contro il progetto
del ministro Alfano

Una giornata di sciopero: i giornalisti non lavoreranno il 13 luglio, per far mancare i notiziari radiotelevisivi e i quotidiani nelle edicole, il giorno dopo. E’ lo strumento che la Federazione nazionale della stampa ha deciso di adottare per opporsi al disegno di legge del ministro Alfano, quello che renderà molto più difficile la pubblicazione del contenuto delle intercettazioni telefoniche contenute negli atti giudiziari. Un bavaglio che non può essere accettato.

Il Consiglio nazionale del sindacato ha votato quasi all’unanimità (1 voto contrario e 2 astenuti) segno che non ci sono stati grandi contrasti sulla proposta del segretario generale, Franco Siddi.
“Non si sciopererà per un aumento di stipendio – ha detto la Fnsi - ma per un aumento della libertà nel nostro Paese; una libertà che guarda ai cittadini, che pagherebbero ancora più di tutti a causa di un bene essenziale a loro parzialmente sottratto, mentre già pagano le distorsioni che gravano sul sistema per l’assenza di efficace normative antitrust e di pluralismo reale del mercato pubblicitario”.

Anche l’associazione “Giornalismo e democrazia” aderisce all’iniziativa. Lo sciopero è una forma di protesta forte, che viene notata dai cittadini. Subito dopo il 13 –durante il dibattito al Senato –sarà necessario che tutti gli organi di informazione spieghino la gravità dell’atto che sta per essere compiuto e chiamino anche i cittadini ad opporsi all’approvazione di una simile norma. “Giornalismo e democrazia” invita il sindacato e l’Ordine a mettere in campo ogni possibile strumento di protesta, affinché le forze rinuncino all’attuale testo della legge Alfano. Non solo ci sarebbe una forte limitazione dell’uso delle intercettazioni per le Procure, impegnate nella lotta alla criminalità. Ma i cittadini perderebbero il diritto a conoscere gran parte delle notizie sulle inchieste in corso. Anche gli editori hanno protestato: hanno compreso che non solo sarebbero sottoposti al rischio di pesanti sanzioni, ma finirebbero per intervenire nel lavoro delle redazioni. Con una grave limitazione dell’autonomia e della libertà dei giornalisti.

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