Giu 23
Martedì
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Gli svedesi cedono la testata di “Metro”

Si chiamerà sempre Metro, ma avrà un altro editore. Il più antico dei quotidiani gratuiti, quello che inaugurò in Italia la stagione della free press, sta per essere venduto. Dopo mesi di incertezze e di trattative (sembrava interessata all’acquisto la Rcs) il gruppo svedese che da anni ha lanciato e affermato la testata in tutto il mondo, ha deciso di lasciare. Ma Metro resterà sul mercato italiano, sia pure con qualche sacrificio. Il nuovo editore è la società Nme (New media enterprise), di cui è in parte azionista lo stampatore Renato Farina.

Il tabloid Metro cominciò ad essere distribuito a Roma, il 3 luglio del 2000. Il sindaco Rutelli aveva concesso la distribuzione all’interno della rete della metropolitana. L’arrivo in Italia – il format era stato sperimentato già in 19 nazioni – era stato accolto con scetticismo e con la chiara ostilità dei principali editori (quello del Messaggero aveva presentato una denuncia per concorrenza sleale) alcuni dei quali ben presto avevano costituito quotidiani gratuiti molti simili (Leggo, City).

Negli anni, i lettori del giornale “svedese” e delle altre testate gratuite avevano contribuito ad alzare la quota dei quotidiani letti in Italia, grazie ad alcuni milioni di cittadini che mai avevano letto un quotidiano. Negli ultimi tempi anche su Metro, come su tutto il settore editoriale, si era abbattuta la crisi, originata anzitutto dalla flessione dei ricavi pubblicitari. Secondo quanto ha scritto il quotidiano Italia Oggi, le perdite dell’azienda, nel 2008, sono ammontate a 2,7 milioni di euro.

La testata verrà lasciata alla Nme attraverso la cessione della testata in licenza e verrà perfezionata al termine del confronto con le organizzazioni sindacali e comporterà un cambio di organizzazione. Il giornale, diretto da Giampaolo Roidi, ha una redazione a Roma e una a Milano. Il confronto con i sindacati, assistiti dalla Federazione nazionale della stampa, porterà probabilmente ad una ristrutturazione e a una riduzione degli organici.

In base all’accordo raggiunto, la cessione alla Nme (che fa capo per l’80 per cento all’imprenditore Salvatore Puzzo e per il 20 alla Litosud di Renato Farina) comporterà comunque il mantenimento delle caratteristiche editoriali della testata.


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