Giu 04
Giovedì
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Va in aula la legge sulle intercettazioni
e i giornalisti scendono in piazza

Comincia in Parlamento la discussione sulla legge che regolamenta l’uso delle intercettazioni telefoniche. Le organizzazioni dei giornalisti sono in allarme perché il testo contiene una pena detentiva – da sei mesi a tre anni – per chi pubblica intercettazioni delle quali era stata ordinata la distruzione. Il rischio è che il disegno di legge predisposto dal ministro della Giustizia, Angelo Alfano,sia approvato con il ricorso alla fiducia. In questo caso è chiaro che non sarebbe possibile approvare alcun emendamento. Per questo, nelle scorse settimane il segretario generale della Federazione della stampa aveva preannunciato il ricorso alla mobilitazione della categoria. Forse uno sciopero.

Il disegno di legge mira a cambiare l’utilizzazione che oggi è possibile fare, durante le indagini giudiziarie delle intercettazioni telefoniche. Dopo molte polemiche, il testo prevede che le intercettazioni possano essere disposte in caso di “gravi indizi”, che diventeranno “sufficienti indizi” nei caso di indagini su mafia e terrorismo. La richiesta delle intercettazioni dovrà essere esaminata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto giudiziario. L’opposizione accusa il governo di volere eliminare uno strumento che ha dato importanti risultati nella lotta alla criminalità.

Pene severe – l’arresto fino a un anno e l’ammenda 500 a 1032 euro – sono previste per i pubblici ufficiali e i magistrati che omettano di esercitare “il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni”. Gli atti effettuati nel corso delle indagini preliminare potranno essere pubblicati solo per sintesi e a condizione che siano già stati messi a disposizione delle parti. Il testo prevedeva, fino a qualche settimana fa, il divieto di pubblicare anche la sintesi e il riassunto. Cosa che avrebbe inferto un colpo durissimo alle cronache giudiziarie dei giornali.

Giornalisti in allerta, dunque, soprattutto nell’ipotesi che il governo ponga la fiducia sul provvedimento. L’Unione cronisti ha organizzato una protesta (in bicicletta per il centro di Roma e poi sit-in davanti a Montecitorio) per il giorno in cui in cui si aprirà la discussione alla Camera. L’associazione dei cronisti afferma che con la votazione di fiducia sarebbe scavalcato “il libero confronto parlamentare e cercando di soffocare le molteplici manifestazioni di dissenso, anche all’interno della maggioranza, su un testo di legge che spinge l’Italia fuori dall’Europa – come dimostrano le ripetute sentenze della Corte dei Diritti umani di Strasburgo – isolandola da un contesto in cui i poteri di controllo democratico del potere, magistratura e stampa, sono i veri parametri su cui si misura la democrazia”.

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