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Soldi pubblici ai giornali Usa? Proposta di Kerry
Intanto si salva il Boston Globe
di Enzo Miglino
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Due buone notizie in un giorno solo, come non succedeva da tempo per i giornali americani. Uno: il governo potrebbe sostenere i tanti giornali in difficoltà con degli aiuti economici.Due: il Boston Globe, per ora, sopravvive. Il sindacato che rappresenta la maggioranza dei giornalisti del quotidiano ha raggiunto un accordo con la proprietà per i tagli a stipendi e benefits.
Gli aiuti statali
Il senatore democratico John Kerry, quello che perse malamente la corsa presidenziale contro George Bush nel 2004, ha annunciato che il governo potrebbe soccorrere l’industria della carta stampata, messa alle corde dalle perdite nella pubblicità . I giornali potrebbero ricevere agevolazioni fiscali oppure trasformarsi in organizzazioni non-profit con scopi “educativiâ€.
Kerry ha parlato in occasione del primo incontro della sotto-commissione alle comunicazioni del senato sull’argomento giornali, sostenendo che “senza quotidiani ci sarebbero pochi giornalisti a indagare sull’operato dei governi, delle aziende e degli individuiâ€.
Affermazioni importanti perché solo pochi giorni fa Robert Gibbs, portavoce del presidente Obama, si era detto scettico sull’idea di un intervento pubblico per i quotidiani. “Ovviamente il presidente ritiene che debba esserci una stampa forte e libera, ma proprio per questo si tratta di un terreno molto delicatoâ€.
La commissione del senato è preoccupata per la seria possibilità di avere una società senza giornali, che perderebbe i “watchdogâ€, i giornalisti-cani da guardia dell’operato dei vari poteri. La prospettiva di un intervento statale è comunque invisa a molti: resterebbe in tal caso lesa l’indipendenza dei media, e spunterebbe il rischio di servilismo nei confronti del “padrone†governo.
I giornali americani come i colossi bancari di Wall Street o i giganti dell’auto di Detroit, salvati per mano pubblica? Presto per dirlo, ma sembra aprirsi un dibattito politico.
Il dibattito nella società , invece, esiste già . Ultimo esempio sono le parole di Mary Schapiro, presidente della SEC (la Consob americana), sul New York Times del 4 maggio. “Noi regolatori non possiamo avere gli occhi su tutto e spesso i giornalisti sono stati fondamentali, ad esempio con le inchieste su pratiche e prodotti finanziari che non conoscevamoâ€. E ancora: “Sarebbe molto interessante per noi avere competenze nel giornalismo investigativoâ€.
Il Boston Globe
La seconda novità positiva viene da Boston. E’ arrivato il sì della Boston Newspaper Guild, l’unico dei sette sindacati dei giornalisti del Globe a non aver ancora approvato il piano della Times Company, editore del quotidiano. Previsti tagli dell’8% agli stipendi, una settimana di licenza forzata e non retribuita, la fine del versamento dei contributi pensione da parte della proprietà (tranne che per alcuni dei giornalisti più anziani).
Il giornale, che ha perso 50 milioni di dollari nel 2008 e ne perderà intorno agli 85 quest’anno per i cali nelle vendite e nella raccolta pubblicitaria, risparmia 20 milioni e, soprattutto, resta in vita. In tanti si erano detti sconcertati all’idea della chiusura del Globe, cha appartiene alla stessa società del New York Times.
Il salvataggio sarà , probabilmente, propedeutico ad una cessione. La Times Company, che ha acquistato il Globe nel 1993 per un 1.1 miliardi di dollari (la cifra più alta mai pagata negli Stati Uniti per un giornale), intenderebbe ristrutturare il quotidiano per metterlo sul mercato con maggiori chance di venderlo bene.Â
Il Globe ha oggi una tiratura di 300.000 copie nei giorni infrasettimanali e di 465.000 la domenica, classica giornata di punta per i giornali americani, che escono con diverse sezioni speciali dedicate ad approfondimenti, spettacoli, viaggi e altro.
La sua anomalia sta più che altro nella città : Boston è infatti una delle poche grandi piazze americane ad avere due quotidiani. Il secondo è il Boston Herald, che tira in media 125.000 copie.
Gli altri quotidiani
Il Boston Globe resiste, ma la crisi nera resta. Dopo le prime, pesanti perdite (il Rocky Mountain News di Denver, uno dei giornali più vecchi d’America, ha chiuso a febbraio, e il Seattle Post Intelligencer da metà marzo esce solo nell’edizione online), sono pochi i quotidiani americani a godere di buona salute.
Proprio in settimana il New York Times ha tagliato il 5% dello stipendio dei giornalisti iscritti al sindacato, ultima misura delle serie anti fallimento. Di recente era già arrivata, per la prima volta nella storia, la pubblicità in prima pagina, oltre alla riduzione dello spazio per il sommario, da due ad una pagina, per risparmiare sulla carta.
Con lo stesso obiettivo il Nyt sta anche ad eliminando alcuni dei dorsi. L’ultimo è stato quello sui viaggi, “Escapesâ€, ridotto a due pagine e inserito nella sezione weekend del venerdì. Prima era toccato al dorso di cronaca locale, “New Yorkâ€, accorpato al giornale nazionale.
Tutto contribuisce a fare cassa, la New York Times Company ha registrato nel primo trimestre 2009 la perdita record di 74 milioni di dollari.
Anche il Washington Post punta sulla riduzione della foliazione. Colpiti gli “stock listingsâ€, i listini delle azioni di mercato, ridotti in spazio e spostati dal dorso economico al giornale principale, che è più letto e attira più pubblicità . Modificati i “television listingsâ€, l’elenco dei palinsesti tv: il Post ha eliminato i canali con bassa audience, che interessano meno ai lettori, per salvare altro spazio. Ridotte anche le strisce dei fumetti e i giochi, come cruciverba e sudoku.
Il giornale ha comunicato che è l’unico modo per abbassare i costi di stampa: una pagina del Post, moltiplicata per la tiratura media di 650.000 copie, costa infatti all’editore 2.500 dollari.
Il Chigaco Sun-Times sceglie la bancarotta, come già aveva fatto il rivale Chicago Tribune.
Non si tratta però di un fallimento, la strada è quella della bancarotta “pilotata†attraverso il Chapter 11, la stesso percorso intrapreso da Chrysler, che porterà alla ricostituzione di una società più sana. Il Sun-Times, che ha debiti col fisco per 608 milioni di dollari, ha già operato i primi tagli: niente più trattamento di fine rapporto e obbligo di prendere una settimana di vacanza non retribuita nei prossimi due mesi.
In Michigan, stato fortemente colpito dalla crisi del settore automobilistico, i quotidiani risparmiano sulle consegne a domicilio per abbonati. Il Detroit News da un mese consegna solo il giovedì e il venerdì, il Detroit Free Press anche la domenica. I calcoli si basano sui giorni in cui le vendite sono più alte, in cui si raccoglie più pubblicità .
L’Ann Arbor News, invece, non ce la fa. Il quotidiano, con una storia di 174 anni alle spalle, cesserà le pubblicazioni a luglio. Sarà sostituito da un sito web e da un bisettimanale.
Tags: Boston Globe, crisi dei quotidiani, Kerry, New York Times, Rocky mountain News, Stati Uniti
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