Feb 26
Giovedì
La discussione
Le scuole di giornalismo: ma quante sono?

di Giovanni Mantovani

         Le Scuole di giornalismo finora riconosciute in base al nuovo Quadro di indirizzi sono 8: in ordine alfabetico, Bari, Milano Cattolica e Statale, Padova, Rai-Perugia, Salerno, Torino, Urbino. Nelle verifiche dello scorso anno sono rimaste al palo: Napoli, Palermo e Potenza. Delle 21 che erano in attività fino al nuovo Quadro di indirizzi ne sono perciò attualmente (ufficialmente) funzionanti 17, poiché la Scuola interprovinciale della Toscana ha rinunciato ad andare avanti.

Dalla lettura delle relazioni del Cts (Comitato tecnico scientifico) e della documentazione relativa la situazione non appare però così chiaramente definita. Per esempio, Potenza ha avuto due verifiche. Al termine della seconda il Comitato ha riferito su una serie di impegni presi dalla Scuola per adeguarsi alle richieste del Quadro di indirizzi (d’ora in avanti Qi, che non sta per quoziente di intelligenza) e ha espresso l’auspicio che gli impegni siano mantenuti. E poi? Il seguito non è disponibile, almeno nel sito dell’Odg. Un po’ diverso il caso di Palermo. Anche qui c’è stato un invito ad adeguarsi ed era prevista una seconda ispezione, di cui però non sappiamo nulla. Sappiamo solo che Palermo non è più elencata tra le Scuole riconosciute. Per Napoli è ancora diverso. La relazione si conclude con la constatazione che la Scuola ha ottenuto un punteggio appena inferiore a quello richiesto per il rinnovo della convenzione. Qui nessun invito ad adeguarsi, nessuna seconda ispezione; semplicemente nell’elenco delle Scuole riconosciute Napoli non c’è più.

Le altre avranno la verifica il prossimo anno, alla conclusione del biennio che era in corso al momento dell’entrata in vigore del Qi. Possiamo però anticipare una indiscrezione: la Scuola dello Iulm di Milano, anche se non ancora verificata né ispezionata, è stata pubblicamente citata dal Segretario dell’Odg come una di quelle “di cui andare orgogliosi” (le altre, per chi si fosse perso la citazione, sono Salerno e Perugia). Difficilmente il Cts esprimerà un parere diverso; per cui possiamo contare una nona Scuola già approvata.

Qualche osservazione sulle relazioni del Cts, che, essendo pubbliche, sono utili strumenti di analisi.

E’ doverosa una premessa: per chi non lo sapesse, ho diretto negli ultimi sei anni la Scuola di Urbino. Ormai ne sono fuori, ma certe cose lasciano il segno. Cercherò perciò di non far trapelare parzialità e di proposito eviterò ogni commento che possa apparire come un tentativo di dare giudizi sulle Scuole; se non ci dovessi riuscire del tutto, me ne scuso fin d’ora. Chi legge giudichi.

La prima osservazione che mi viene in mente è che i componenti del Cts inviati nelle diverse sedi erano spesso diversi. Le ispezioni non erano poi così tante; mandando sempre le stesse persone si sarebbe ottenuto sicuramente un risultato più omogeneo. Infatti le relazioni sono di diversissima struttura e analiticità. In alcuni casi se la sono sbrigata in poche righe, in altre hanno impiegato alcune pagine. In alcuni casi hanno dedicato approfondite analisi agli aspetti di bilancio, in altre a quelli programmatici, in altre alle attività laboratoriali. In alcuni casi hanno impiegato tre giorni, in altri molto meno.  Non esiste insomma, stando alle relazioni, una griglia comune per punti contenente tutti gli elementi conoscitivi utili.

Un’altra osservazione riguarda la presenza, in alcuni casi, di componenti della Giunta nazionale dell’Odg. Ho sostenuto in altra sede che la valutazione sulle Scuole dovrebbe essere il più possibile “apolitica”. Ho espresso anche l’opinione che sarebbe meglio affidare il giudizio di idoneità a un ente terzo come per esempio L’Authority per le Comunicazioni. Forse è utopia, ma mi sembra poco garantista una sovrapposizione così pesante a una attività di controllo tecnico che di per sé dovrebbe essere neutrale. Tanto più che questa presenza non c’è stata sempre e non sempre con lo stesso peso “politico”.

Una terza osservazione riguarda i componenti del Cts. Sono tutte persone al di sopra di ogni sospetto, se non altro perché non li conosco tutti. Alcuni sono amici. Mi sarei aspettato dall’Odg, che nella sua recente volontà moralizzatrice (si sa che “prima” era tutto un magnamagna) avesse pubblicato le schede dei componenti del Cts e le referenze sulla base delle quali li si incaricava di questo compito. Se si pretende (e giustamente) che i giornalisti impegnati nell’insegnamento siano professionisti con più di dieci anni di esperienza, sarà anche giusto fornire alle Scuole garanzie su chi le deve giudicare (sia ben chiaro che non faccio la solita questione tra professionisti e pubblicisti; ci sono molti pubblicisti più seri e bravi di molti professionisti). Penso soprattutto alla opportunità che siano presenti nel Cts colleghi che conoscono la vita e i problemi delle scuole dal di dentro e possono valutarne il funzionamento e i risultati non soltanto alla luce di quello che gli si fa vedere e gli si racconta, ma anche alla luce della loro esperienza personale (è spiacevole doverlo dire, ma i tempi sono quelli che sono: questa non è un’autocandidatura; poiché non condivido alcune delle scelte decisive che sono alla base del nuovo Qi, non accetterei mai di applicarlo).

Sui risultati di queste ispezioni sono venute fuori anche le inevitabili polemiche. Cito solo la più clamorosa, perché mi sembra utile a riflettere e far riflettere.

All’indomani di una delle ispezioni apparve inopinatamente sull’Ansa un lancio in cui una delle Scuole approvate (non dirò quale, perché non è importante il chi) menava gran vanto di essere stata giudicata la migliore Scuola d’Italia. Questo sulla base di un punteggio, che il Qi intelligentemente prevede e che imprudentemente fu reso di pubblica ragione. La levata di scudi successiva indusse poi chi di dovere a decidere di eliminare il punteggio dai dati resi pubblici. Decisione saggia; tanto più che, se già appare curioso far esaminare diverse scuole da diverse commissioni, dare voti con questa modalità è più che imprudente.

Le mie osservazioni non hanno lo scopo di rimettere in discussione l’impianto. Non c’è niente di peggio che fare e disfare continuamente. Ma a volte le cose nate male possono essere aiutate a migliorare, se c’è buona volontà e se c’è quel sano spirito di autocritica che nel nostro mestiere dovrebbe essere una specie di Vangelo.

Ultima considerazione. Mi ha confortato notare, dalla lettura delle relazioni, la serietà e l’entusiasmo che le commissioni hanno trovato tra coloro che lavorano nel sistema scolastico. Naturalmente ci sono le eccezioni; divertente la critica neanche tanto velata a un celebre direttore di testata, che dirige una Scuola dove non lo hanno mai visto. Divertenti anche i casi di Scuole in cui si è suonata la grancassa sui nomi famosi invitati a insegnare. Dopo più di 15 anni di esperienza come docente e direttore posso certificare che troppo spesso (per fortuna non sempre) la fama è indirettamente proporzionale al contenuto del messaggio proposto agli allievi.

Una delle cose che i docenti imparano nelle Scuole di giornalismo è che i ragazzi aspirano sì ad avere successo, ma soprattutto vogliono impadronirsi di un mestiere di cui la gente non sa nulla e che non ha né senso né valore senza una qualità fondamentale, che è l’umiltà, cioè la capacità di rimettersi sempre in discussione.  E il successo non è in genere amico dell’umiltà.

Ma, in conclusione, nessuno degli appunti rivolti dal Cts alle Scuole, neanche quelli decisivi per il riconoscimento, ha riguardato la serietà amministrativa, il rigore nella scelta dei docenti e la correttezza nei rapporti professionali. Una conferma, a mio parere, del fatto che i cambiamenti fortemente voluti e imposti due anni fa non avevano lo scopo di moralizzare un ambiente corrotto, come si volle far credere, ma solo quello di istituire un rigido controllo centrale (che continuo a giudicare illegale) pericoloso soprattutto perché suscettibile di essere utilizzato, al di là delle buone intenzioni che sono sempre da dare per scontate, a fini politici.


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