Martedì
La professioneIndagini penali top secret: una legge medievale
Tutti contro il disegno di legge sulle intercettazioni: giornalisti, editori magistrati, giuristi, avvocati hanno deciso di unirsi nella battaglia contro la legge-bavaglio che il Parlamento si appresta ad approvare. Martedì 24 febbraio, nella sala Tobagi della Federazione della stampa, a Roma, saranno presenti i rappresentanti di diverse categorie. Spicca il comunicato congiunto firmato dalla Fnsi insieme con la Federazione degli editori. Al dibattito pubblico sarà presente anche l’associazione “Giornalismo e democrazia” che ha già definito illiberale e medievale il progetto approvato in Commissione a Montecitorio.Inaccettabile, medievale, improponibile in un paese come il nostro di antica civiltà giuridica. Il testo approvato dalla Commissione Giustizia di Montecitorio, azzera il diritto di cronaca nel settore del giornalismo giudiziario. Fnsi, Ordine, Fieg e Unci uniti daranno battaglia.
Un testo già rivisto più volte, che andrà in aula a partire dal 23 febbraio, ma che potrà essere votato presumibilmente verso la fine di marzo. Non contiene solo norme capaci di bloccare le intercettazioni. Si è infatti trasformato in una riforma profonda del codice di procedura penale approvato nel 1988, che consentiva la pubblicazione del contenuto degli atti che erano ormai noti alle due parti, accusa e difesa (articolo 329).
Il Parlamento si appresta a varare una norma secondo la quale durante le indagini preliminari nulla potrà essere pubblicato. Diventeranno top secret. Non si potrà segnalare all’opinione pubblica neppure l’iscrizione di un nome nel registro degli indagati, né ciò che è stato acquisito nel fascicolo del Pm o in quello del difensore. Se fosse esistita una simile legge, i cittadini non avrebbero saputo nulla delle principali inchieste giudiziarie di questi anni (da Tangentopoli in giù) che hanno visto protagonisti banchieri, amministratori pubblici, personaggi dello sport, vallette e anche giornalisti.
Quanto alle intercettazioni, la Commissione ha introdotto i “gravi indizi di colpevolezza†come condizione perché esse siano autorizzate (mentre basteranno i “sufficienti indizi di colpevolezza†per i reati di mafia e terrorismo).
A proposito della pubblicazione delle intercettazioni le modifiche più significative sono queste:
-Â Â Â Â Â Â Â Â Da uno a tre anni di carcere per chi pubblica intercettazioni per le quali ‘’sia stata ordinata la distruzione”. Lo ha proposto Deborah Bergamini (Pdl).
-        Stessa sanzione nell’emendamento a firma di Nino Lo Presti (Pdl), per la pubblicazione di intercettazioni ”espunte” perché riguardanti terzi estranei alle indagini e ”irrilevanti”.
-Â Â Â Â Â Â Â Â Un altro emendamento, presentato dal deputato del Pdl Francesco Paolo Sisto, vieta la pubblicazione di immagini e nomi dei magistrati in relazione ai processi di cui si stanno occupando.
E’ stato dunque reintrodotto il carcere per i cronisti e la proposta è venuta da un deputato che era stata coinvolta in un caso di intercettazione. Per l’editore, proprietario del giornale che abbia violato la legge, è stata proposta la multa fino a 370 mila euro.
Le reazioni sono già dure e provengono da diverse parti politiche. L’associazione “Giornalismo e democrazia†ha diffuso questa nota: “Un ritorno al Medioevo. Così possono essere definite le norme approvate dalla Commissione Giustizia della Camera. Siamo in presenza di un testo che impedisce la diffusione di tutto quello che avviene durante le indagini preliminari. Per mesi e mesi i cittadini non potranno conoscere ciò che il Pubblico ministero e la polizia giudiziaria stanno facendo. La libertà di stampa, durante il processo penale, è di fatto abolitaâ€.
La Federazione nazionale della stampa, quella degli editori, l’Ordine dei giornalisti e l’Unione cronisti hanno deciso di organizzare insieme una manifestazione (il 24 febbraio, a Roma) per chiedere la modifica del disegno di legge.
L’Ordine nazionale dei giornalisti ha emesso questa nota, a firma del presidente Lorenzo Del Boca e del Segretario Enzo Iacopino:
“Anche i parlamentari sono uomini. O donne. E a volte non riescono a contenere il risentimento personale. L’indignazione viene di gran lunga dopo lo sconcerto nel vedere una giornalista, l’onorevole Deborah Bergamini, che propone e ottiene la previsione del carcere per i giornalisti che pubblichino intercettazioni delle quali sia stata ordinata la distruzione’.
‘Lo sconcerto viene dopo l’incredulità nel vedere un altro parlamentare, l’on. Antonino Lo Presti, proporre, e ottenere, che non si possa riferire alcunché, neanche per riassunto, riguardi fatti e persone estranei alle indagini per le quali quelle intercettazioni furono disposte. Nulla, indipendentemente dalla rilevanza di quanto eventualmente emerso. Non importa ci sia l’allarme per un reato grave: se non era quello l’oggetto dell’indagine tutto deve rimanere segreto. Salvo si avvii un’altra procedura con tempi che consentiranno a medici disinvolti di continuare a violare senza ragione il corpo di pazienti sani, a mercanti di morte di integrare i guadagni del traffico di droga con una tratta di esseri umani, a malfattori d’ogni natura e latitudine con molteplicità di interessi criminali di non veder rivelate le loro trame se non una alla volta’.
”Sbaglia, gravemente, chi lamenta un attentato al diritto di cronaca. Qui in gioco non ci sono i diritti dei giornalisti, ma - spiegano - quello essenziale dei cittadini di essere adeguatamente informati per poter esercitare con consapevolezza i loro diritti costituzionali. Qui in ballo non c’è il desiderio di poter replicare conversazioni più o meno pruriginose, ma il dovere di poter rendere i cittadini partecipi di quel che accade nella società , non solo nel mondo della politica. La previsione di mandare in carcere i giornalisti per fatti collegati al loro lavoro non è certo da Paese civile. I giornalisti non rivendicano diritti speciali, ma auspicano che il Parlamento non perseveri su una strada che impedisce di onorare i doveri che derivano loro dalla Costituzione”.
(vr
Tags: Alfano, Bergamini, codice penale, diritto di cronaca, processi
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19 Feb, 2009
Reply
Aggiungerei che queste norme sono spaventosamente ipogarantiste. Anzi, rappresentano un ottimo punto di partenza per creare dei desaparecidos. Se mi arrestano -a torto o a ragione- i miei familiari, il mio avvocato e i miei amici possono protestare quanto vogliono, ma nessun mezzo di comunicazione, dalla bacheca condominiale al Tg1, può parlarne. Se subisco maltrattamenti in questura o in carcere, non possono parlarne ugualmente, perché per farlo dovrebbero menzionare il mio arresto. Ricomparirò, non so bene in quali condizioni, fra qualche anno, al dibattimento. Queste norme mi fanno una paura dannata, ma soprattutto come cittadino.
20 Feb, 2009
Reply
Sì, ora è certo: si va verso un regime. Questa legge ne è la prova. Se il Parlamento vara un provvedimento come questo, che impedisce la conoscenza delle indagini in corso in un procedimento penale, vuol dire che la nostra democrazia ha fatto grossi passi indietro.