GiovedĂŹ
La professione“L’onore della cronaca”, salvarlo è possibile
Diritto di cronaca e difesa della privacy, un rapporto difficile. Eâ stato esaminato a fondo, alla biblioteca di Montecitorio, in occasione della presentazione del libro di Enrico Morresi, âLâonore della cronacaâ. Due le introduzioni, di Stefano RodotĂ e di Bertil Cottier.
RodotĂ , che per primo impostò il lavoro dellâAutoritĂ per la privacy e che oggi è presidente della commissione scientifica per i diritti fondamentali dellâUnione europea, dopo aver ricordato sia il caso dellâinglese Mosley (al quale i giudici riconobbero il diritto alla riservatezza sulla sua partecipazione a discutibili festini) sia la vicenda di Eluana Englaro (la dignitĂ umana è inviolabile, anche secondo la direttiva dellâUnione europea) si è detto perplesso di fronte agli ultimi sviluppi tecnologici. âFacebook e tutti gli strumenti del social network possono essere considerate fonti utilizzabili da un giornalista? E se nel gruppo degli âamici di Tizioâ viene inserito anche un mafioso, è giusto che gli altri componenti di quel gruppo siano considerati suoi amici? Dove va situata la soglia della âragionevole aspettativa di privacyâ? E chi la stabilisce? Il giornalista?
Il professor Cottier, preside della FacoltĂ di Scienze della comunicazione dellâuniversitĂ di Lugano, ha spiegato che in Svizzera esiste un codice civile per ciascuno dei Cantoni amministrativi ed ha insistito sulla necessitĂ che i Consigli della stampa siano organi pluralisti, capaci di infliggere ammonimenti e sanzioni morali di grande autorevolezza. Eâ lâautoregolamentazione la strada maestra e Cottier ha indicato la figura dell’ombudsman, indipendente e autorevole, allâinterno delle aziende giornalistiche, t cui è affidato in molti paesi (ma non in Italia) il compito di riparare gli errori e dare credibilitĂ al giornalismo. Sia RodotĂ che Cotier pensano che vadano trovate soluzioni e modalitĂ a carattere internazionale.
Tutti mirati su questioni precise e diverse gli interventi successivi.
Mauro Paissan, componente dellâAutoritĂ della privacy ha citato il caso recente dello stupro di una ragazza, di cui un giornale â ma uno solo - aveva indicato particolari che portavano allâidentificazione, in violazione della legge sui reati sessuali e del codice deontologico dei giornalisti (nato di concerto con lâAuthority). “La malainformazione può essere combattuta attraverso il richiamo allâessenzialitĂ dellâinformazione e allâinteresse pubblico. La soluzione non sta nei manuali ma nella consapevolezza da parte dei giornalisti. Passi avanti, negli ultimi anni non sono mancati”.
Roberto Cotroneo, vicedirettore della scuola di giornalismo della Luiss, ha concentrato lâattenzione sui continui cambiamenti nel giornalismo. âLa tedesca Bild ha messo in vendita a soli 90 euro una videocamera che ne costava 400, invitando i lettori a inviare foto e materialiâ. Il giornalismo dei cittadini sta prendendo piede, mentre Facebook clona lâidentitĂ delle persone o se ne appropria, senza che sia possibile difendersi, visto che quellâazienda ha sede in Arizona.
Bruno Spinner, ambasciatore della Svizzera in Italia da quattro anni), ha raccontato la sua difficoltĂ di capire attraverso i giornali la realtĂ del nostro paese. Problema di linguaggio, ma anche di obbiettivitĂ (di fairness) e di capacitĂ dei giornalisti di illustrare i fatti prima ancora di esprimere le proprie opinioni.
Mario Morcellini, preside di Scienza della Comunicazione alla Sapienza, si è detto tuttâaltro che convinto che i giornalisti stiano facendo passi in avanti.. âBasta guardare la scarsa professionalitĂ e il rapporto che hanno con il potereâ. Si è augurato che sia posta una vera vertenza pubblica sul giornalismo, per uscire da questa fase storica ed arrivare ad una migliore rappresentazione della realtĂ .
Vincenzo Zeno Zencovich, professore di Diritto comparato a Roma Tre, ha elogiato la ricchezza del libro di Morresi e si è detto preoccupato della perdita del ruolo di intermediazione da parte dei giornalisti, in unâepoca in cui aumentano le informazioni da parte di soggetti non controllabili.
La discussione è stata completata da Vittorio Roidi, secondo il quale deve cambiare la tecnica di scrivere e offrire le notizie: âContinuiamo a lavorare come 50 anni fa. Siamo convinti che lâimportante sia solo la nostra libertĂ , dimenticando che ci sono anche altri diritti da realizzare. Raramente i giornalisti che sbagliano sono sanzionati. Occorre una riforma della legge del â63. Oppure che si crei un GiurĂŹ, capace di risolvere con praticitĂ e rapiditĂ la maggior parte delle controversieâ.
Poi Enrico Morresi ha tratto la sua conclusione. Il Presidente della fondazione del Consiglio svizzero della stampa si è detto convinto che debba essere piĂš chiara la legittimazione dei giornalisti: âAbbiamo una delega a svolgere un servizio pubblico. Questa deve essere riconosciuta con chiarezza dalle legislazioni dâEuropa e dâAmerica. Un tempo fare cronaca voleva dire scrivere un racconto letterario. Ora solo il compito di servire la collettivitĂ può autorizzare a comprimere e a violare la privacy delle personeâ.
Tags: Cotroneo, Cottier, Morcellini, Morresi, Paissan, RodotĂ , Spinner, Zeno Zencovich
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