Feb 12
GiovedĂŹ
La professione
“L’onore della cronaca”, salvarlo è possibile

Diritto di cronaca e  difesa della privacy, un rapporto difficile. E’ stato esaminato a fondo, alla biblioteca di Montecitorio, in occasione della presentazione del libro di Enrico Morresi, “L’onore della cronaca”. Due le introduzioni, di Stefano Rodotà e di Bertil Cottier.

Rodotà, che per primo impostò il lavoro dell’Autorità per la privacy e che oggi è presidente della commissione scientifica per i diritti fondamentali dell’Unione europea, dopo aver ricordato sia il caso dell’inglese Mosley (al quale i giudici riconobbero il diritto alla riservatezza sulla sua partecipazione a discutibili festini) sia la vicenda di Eluana Englaro (la dignità umana è inviolabile, anche secondo la direttiva dell’Unione europea) si è detto perplesso di fronte agli ultimi sviluppi tecnologici. “Facebook e tutti gli strumenti del social network possono essere considerate fonti utilizzabili da un giornalista? E se nel gruppo degli “amici di Tizio” viene inserito anche un mafioso, è giusto che gli altri componenti di quel gruppo siano considerati suoi amici? Dove va situata la soglia della “ragionevole aspettativa di privacy”? E chi la stabilisce? Il giornalista?

Il professor Cottier, preside della FacoltĂ  di Scienze della comunicazione dell’universitĂ  di Lugano, ha spiegato che in Svizzera esiste un codice civile per ciascuno dei Cantoni amministrativi ed ha insistito sulla necessitĂ  che i Consigli della stampa siano organi pluralisti, capaci di infliggere ammonimenti e sanzioni morali di grande autorevolezza. E’ l’autoregolamentazione la strada maestra e Cottier ha indicato la figura dell’ombudsman, indipendente e autorevole, all’interno delle aziende giornalistiche, t cui è affidato in molti paesi (ma non in Italia) il compito di riparare gli errori e dare credibilitĂ  al giornalismo. Sia RodotĂ  che Cotier pensano che vadano trovate soluzioni e modalitĂ  a carattere internazionale.

Tutti mirati su questioni precise e diverse gli interventi successivi.

Mauro Paissan, componente dell’AutoritĂ  della privacy ha citato il caso recente dello stupro di una ragazza, di cui un giornale – ma uno solo - aveva indicato particolari che portavano all’identificazione, in violazione della legge sui reati sessuali e del codice deontologico dei giornalisti (nato di concerto con l’Authority). “La malainformazione può essere combattuta attraverso il richiamo all’essenzialitĂ  dell’informazione e all’interesse pubblico. La soluzione non sta nei manuali ma nella consapevolezza da parte dei giornalisti. Passi avanti, negli ultimi anni non sono mancati”.

Roberto Cotroneo, vicedirettore della scuola di giornalismo della Luiss, ha concentrato l’attenzione sui continui cambiamenti nel giornalismo. “La tedesca Bild ha messo in vendita a soli 90 euro una videocamera che ne costava 400, invitando i lettori a inviare foto e materiali”. Il giornalismo dei cittadini sta prendendo piede, mentre Facebook clona l’identità delle persone o se ne appropria, senza che sia possibile difendersi, visto che quell’azienda ha sede in Arizona.

Bruno Spinner, ambasciatore della Svizzera in Italia da quattro anni), ha raccontato la sua difficoltĂ  di capire attraverso i giornali la realtĂ  del nostro paese. Problema di linguaggio, ma anche di obbiettivitĂ  (di fairness) e di capacitĂ  dei giornalisti di illustrare i fatti prima ancora di esprimere le proprie opinioni.

Mario Morcellini, preside di Scienza della Comunicazione alla Sapienza, si è detto tutt’altro che convinto che i giornalisti stiano facendo passi in avanti.. “Basta guardare la scarsa professionalità e  il rapporto che hanno con il potere”. Si è augurato che sia posta una vera vertenza pubblica sul giornalismo, per uscire da questa fase storica ed arrivare ad una migliore rappresentazione della realtà.

Vincenzo Zeno Zencovich, professore di Diritto comparato a Roma Tre, ha elogiato la ricchezza del libro di Morresi e si è detto preoccupato della perdita del ruolo di intermediazione da parte dei giornalisti, in un’epoca in cui aumentano le informazioni da parte di soggetti non controllabili.

La discussione è stata completata da Vittorio Roidi, secondo il quale deve cambiare la tecnica di scrivere e offrire le notizie: “Continuiamo a lavorare come 50 anni fa. Siamo convinti che l’importante sia solo la nostra libertà, dimenticando che ci sono anche altri diritti da realizzare. Raramente i giornalisti che sbagliano sono sanzionati. Occorre una riforma della legge del ’63. Oppure che si crei un Giurì, capace di risolvere con praticità e rapidità la maggior parte delle controversie”.

Poi Enrico Morresi ha tratto la sua conclusione. Il Presidente della fondazione del Consiglio svizzero della stampa si è detto convinto che debba essere più chiara la legittimazione dei giornalisti: “Abbiamo una delega a svolgere un servizio pubblico. Questa deve essere riconosciuta con chiarezza dalle legislazioni d’Europa e d’America. Un tempo fare cronaca voleva dire scrivere un racconto letterario. Ora solo il compito di servire la collettività può autorizzare a comprimere e a  violare la privacy delle persone”.

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