LunedĂŹ
In evidenzaCrisi dell’editoria: Francia e Italia a confronto
di Luciano Borghesan
- il rinvio di un anno dell’aumento delle tariffe postali che rappresenta un costo di circa 24 milioni di euro;
- un aumento dal 20 al 40% delle spese di comunicazione dello Stato e delle istituzioni pubbliche a favore della stampa;
- un sostegno agli edicolanti (60 milioni di euro) e alla distribuzione a domicilio (80 milioni);
- lo Stato aiuterĂ in modo equo il settore della stampa tradizionale, quello della stampa on line e quello della free press.
- In particolare verrĂ creato uno Statuto di Editore di “stampa online”;
- ogni giovane durante l’anno dei suoi diciotto anni avrĂ un abbonamento gratuito ad un quotidiano di sua scelta.
Il piano del governo Berlusconi, a partire dal 2009, prevede che lo Stato si accolli i 10 milioni di euro che l’Inpgi ogni anno destina ai prepensionamenti. Il testo stabilisce che:
- l’onere sostenuto dall’Inpgi per i trattamenti di pensione anticipata, pari a 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2009 sia posto a carico del bilancio dello Stato;
- l’Inpgi otterrĂ il rimborso degli oneri fiscalizzati dietro presentazione dei documenti al ministero del Lavoro ;
- una volta scattata l’etĂ per la pensione di vecchiaia, l’onere tornera’ a carico dell’Inpgi fatta eccezione per la quota di pensione connessa agli scivoli contributivi, riconosciuti fino a un massimo di cinque annualitĂ , che continua a gravare sul bilancio dello Stato.
Conclusioni:
in Francia, paese dove non esiste un duopolio tipo Mediaset-Rai nĂŠ il conflitto di interessi fra il capo del governo e l’informazione, si vuole superare le difficoltĂ investendo nei cittadini e sviluppando il settore; in Italia, paese dove esiste il duopolio Mediaset-Rai e il conflitto di interessi nella figura del presidente del governo Silvio Berlusconi proprietario di Mediaset, si vuole superare le difficoltĂ favorendo il prepensionamento dei giornalisti. E basta.
Tags: crisi, editoria, Francia, Inpgi
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15 Feb, 2009
Reply
Secondo me il problema non sta tanto nella normativa sui prepensionamenti, che mi pare risponda in parte ad un’esigenza di equitĂ rispetto agli altri istituti di previdenza e ad una vecchia istanza dell’INPGI e della categoria. Il problema vero sta nei criteri con cui si investe il denaro dei cittadini in questo settore, senza alcuna considerazione per il rispetto dell’autonomia, della qualitĂ e soprattutto del pluralismo dell’informazione.