Feb 07
Sabato
La discussione, Le istituzioni
Sergio torna in pista: svolta alla Rai?

di Giovanni Mantovani

“E ora le nomine!”. Questo era il titolo, francamente preoccupante, di un giornale (non importa quale). PerchĂŠ preoccupante? PerchĂŠ non si può evitare la sgradevole sensazione che la nomina di Zavoli per qualcuno sia piuttosto un coperchio necessario a un’operazione che si può leggere come l’edizione 2009 della lottizzazione Rai. In parole povere: facciamola finita con tutta questa commedia della Commissione parlamentare e veniamo a sodo!

E’ imprudente farsi illusioni. La Commissione è controllata dalla maggioranza; il Presidente al massimo può dimettersi se cercano di farla troppo grossa. In compenso quello che fa la Commissione ha una visibilitĂ  superiore alle discusse competenze che la legge le assegna e quindi, qualunque cosa si faccia, si cerca di farla al riparo dai riflettori. CosĂŹ molti danno giĂ  per scontato che si sia arrivati alla soluzione della vergognosa vicenda Villari solo dopo e perchĂŠ Berlusconi e Veltroni (o i loro emissari) si sono accordati sulle nomine successive. SarĂ  vero? Certo il comportamento del centro sinistra al tempo del Governo Prodi non è stato esemplare. Non pochi si aspettavano, almeno in Rai, un segnale di “discontinuitĂ ”, come si usa dire, ma sono stati delusi. E’ accaduta la stessa cosa di sempre. E, se non lo hanno fatto prima, come potrebbero rivendicarlo adesso dalla maggioranza? Potrebbero dire che la novitĂ  emersa nel frattempo, il Partito democratico, ha cambiato le carte in tavola e la nuova formazione politica ha in mente per la Rai una ritrovata rispettabilitĂ . Ma è facile prevedere l’obiezione dei realisti; se ci teniamo fuori dai giochi, faranno cappotto; hanno giĂ  Mediaset e due terzi della Rai, si prenderanno anche il resto.

E’ certo che il problema non può essere affrontato a livello di mercato rionale. Lo scambio incrociato di nomi, la distribuzione delle caselle secondo un qualche manuale di cencellesca memoria, possono avvenire solo a scapito della professionalitĂ  complessiva dell’informazione in questo paese.

Il panorama generale sta cambiando profondamente. Si sente favoleggiare di una Raiset (Rai+Mediaset) che occuperebbe la fantasia del Cavaliere impegnato a studiare una strategia anti-Murdoch. L’idea è francamente difficile da digerire, ma che qualcuno lo possa anche solo aver pensato  dimostra la necessitĂ  di un salto di qualitĂ  per far fronte al cambiamento in corso in tutto il mondo tranne che da noi.

Zavoli ha dimostrato, durante le settimane scorse, ma non solo, di non voler essere, come ha imprudentemente detto Pannella, un “soprammobile”. Ha un nome e una storia da difendere. Siamo certi che non sarĂ  come certi Presidenti del passato, noti soprattutto per la loro scarsa incisivitĂ . Siamo certi che un discorso “alto” sull’informazione in Italia, sulla sua indipendenza e sulla sua professionalitĂ , può trovare ascolto in tutti gli schieramenti politici. Almeno in quelli che guardano lontano senza gli occhiali della politica.


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