MercoledĂŹ
DeontologiaEluana Englaro è stata usata dai media?
di Vittorio Roidi
Eluana Englaro è stata usata? I mass media sono andati oltre i propri compiti? Eâ tempo di staccare la spina?
Improvvisamente, dopo il trasferimento della ragazza dalla clinica di Lecco a quella di Udine, alcuni giornalisti esitano. La redazione e il direttore della â7â decidono di fermarsi. Il direttore del Tgr3, Antonio Di Bella, ammette di aver discusso con i colleghi lâipotesi di non effettuare, martedĂŹ notte, 3 febbraio, la trasmissione di âLinea notteâ centrata sullâultimo viaggio di Eluana. Fino a che punto è utile e giusto parlare di Eluana?
Il calvario della giovane in coma da 17 anni e le polemiche che sono seguite ai tentativi del padre di interrompere â in piena legalitĂ - lâalimentazione, rappresentano, dal punto di vista etico e professionale un episodio sul quale lâassociazione âGiornalismo e democraziaâ pensa che i giornalisti debbano sviluppare una riflessione.
I limiti della correttezza professionale sono stati superati?
Davanti ad una tragedia umana di queste proporzioni, la sfera privata - che comprende la ragazza, le sue reali condizioni cliniche, ma anche il dramma e lâagire della famiglia - dovevano essere preservati, coperti da un velo di riservatezza.. In parte lo sono stati, sia pure con alcuni eccessi. La questione della possibile interruzione dellâalimentazione, che Beppino Englaro ha portato avanti per anni, al fine di poter esaudire il desiderio espresso dalla figlia di non vivere in condizioni solo vegetative, ha scatenato una guerra fatta di comunicati e di dichiarazioni, di sĂŹ e di no, in cui favorevoli e contrari si sono schierati e scontrati. E qui i detentori dei mass media si sono lasciati andare e si sono fatti usare. Da una parte hanno costruito castelli teorici, discussioni religiose e laiche, teoremi e tesi, tutti giocate sulle pagine dei giornali e sugli schermi della tv. Articoli e trasmissioni allestiti per discutere? O per finalitĂ commerciali, quelle â pure lecite â perseguite dagli editori?
Dallâaltra, i giornalisti sono sembrati non accorgersi che lâuso della carta stampata, dei microfoni e delle telecamere, gonfiava il polverone e gli strumenti del giornalismo venivano utilizzati al solo scopo di far vincere lâuna o lâaltra tesi. Da tutti: ministri, magistrati, sacerdoti, filosofi, medici, opinionisti di varia provenienza e autorevolezza.
Sia chiaro: la storia della sofferenza di Eluana non poteva passare sotto silenzio. Le decisioni dei magistrati, le sentenze del Tar, la necessitĂ di una legge espressa anche dal capo dello Stato, era giusto che fossero conosciute e discusse. Gli italiani avevano diritto di seguire e approfondire una vicenda che aveva, allâorigine, la vita e la possibile morte, di una giovane donna. Lâinformazione doveva svolgere il proprio ruolo. Gli italiani erano e sono maturi per discutere dellâeutanasia, del testamento biologico, del diritto di ogni essere umano di decidere il proprio destino.
I giornalisti non staccano mai la spina. Devono però, davanti ad ogni storia ed evento, trovare un modo e un limite affinchĂŠ il loro lavoro avvenga nel rispetto dellâintimitĂ delle persone e nellâinteresse della collettivitĂ , che legge e guarda la tv. Non possono lasciarsi strumentalizzare. Devono accettare e diffondere le opinioni, senza diventare megafoni e strumenti di chicchessia.
Non è facile e non si tratta di dare voti a questo o a quello. Il mestiere è delicato. Per farlo occorre perizia professionale, ma anche coscienza e senso di responsabilitĂ . La vita e la morte di un essere umano non possono essere trattati con noncuranza. Si poteva e doveva parlare e scrivere di Eluana. Ma a cosa servivano quei collegamenti a ogni ora del giorno e della notte? Che notizie dava quel giornalista davanti ad un cancello chiuso? Il polverone si è allargato, gli animi si sono torturati. Ma questo era il fine del giornalismo? Far parlare il governatore, il capogruppo parlamentare, lo psicologo, lâuomo della strada, a cosa serviva? A fare audience? Ma questo non è il fine del giornalismo.
Tags: Di Bella, Eluana, Englaro, media
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