Gen 31
Sabato
Le leggi
Intercettazioni: carcere per i giornalisti?

In arrivo la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni telefoniche. Il bavaglio ai giornalisti è pronto. Ma quanto sarà stretto? Il divieto è chiaro e potrà avere conseguenze disastrose, anche se le opinioni, in attesa del dibattito parlamentare, sono divergenti.

Il testo del disegno di legge preparato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, prevede l’elenco dei reati per i quali l’intercettazione è possibile (entro un periodo di 45 giorni, prorogabile fino a 60). La sua finalità principale è quella di evitare che troppe persone siano intercettata e che i Pubblici ministeri possano usare questo strumento con troppa facilità. Chi si oppone teme che la polizia giudiziaria sia privata di uno strumento indispensabile, che ha permesso di trovare i responsabili di molti reati. E’ su questa questione che si sta svolgendo la discussione politica.

Meno rilievo viene dato alla parte del provvedimento che vuole arginare la pubblicazione da parte dei media del testo delle intercettazioni. Non va dimenticato che il progetto a suo tempo presentato dal ministro Mastella venne approvato alla Camera con la sola astensione di 7 deputati. Al Senato non fu mai discusso per via dell’interruzione della legislatura.

Ora, il disegno di legge Alfano prevede 6 mesi di carcere e multe da 250 a 650 euro (l’emendamento presentato da Giulia Bongiorno pone la multa in alternativa al carcere fino a 10.000 euro e a 500.000 per gli editori). In pratica il divieto di pubblicazione fino alla fine delle indagini preliminari. Una norma che, se rispettata in questi ultimi anni, non avrebbe consentito di conoscere il contenuto di molte intercettazioni alla base di alcuni recenti scandali degli ultimi anni. “Bisogna tutelare il diritto di cronaca” ha detto il presidente della Corte Costituzionale Flick. Preoccupazioni sono state espresse dal presidente della Federazione della stampa, Roberto Natale e dal direttore generale della Federazione degli editori, Carlo Malinconico. Vibranti le proteste delpresidente dell’Unione cronisti Guido Columba. Per l’associazione “Giornalismo e democrazia” ha preso posizione il presidente Vittorio Roidi:”Le intercettazioni, quando fanno parte degli atti giudiziari ormai a conoscenza delle parti, possono essere pubblicate, come qualsiasi altro documento di prova. Lo dice la legge. Naturalmente i giornalisti possono diffondere il contenuto, non l’intero atto. Continueranno a farlo, contro ogni bavaglio, rispettando naturalmente le persone che non c’entrano e che hanno diritto a mantenere segrete le proprie comunicazioni”.


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1 commento a “ Intercettazioni: carcere per i giornalisti? ”
  1. Gianni Felici

    3 Feb, 2009
    Reply

    Secondo me i giornalisti italiani non hanno ancora imparato ad usare la loro libertà. Non può essere un grimaldello che serve a scardinare qualsiasi porta. Sono state pubblicate intercettazioni di telefonate di persone che non erano indagate. Questi cittadini avevano il diritto che la loro corrispondenza restasse privata. Se i giornalisti non saranno più accorti e attenti ai diritti delle persone arriveranno leggi, con obblighi e divieti. Dopo non lamentatevi.


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