Mercoledì
La professioneObama in tv: perché la rinuncia alla diretta?
di Vittorio Roidi
Ancora una volta la tv italiana ha perso l’occasione di fare bene il proprio mestiere. Le lunghe ore dell’inauguration day non sono state trasmesse dai maggior canali Rai e Mediaset. A parte i telegiornali, che hanno sunteggiato il discorso e il giuramento di Obama Barack, la straordinaria giornata americana, trasmessa sugli schermi di tutto il mondo, da noi ha trovato scarsa accoglienza. Il terzo canale ha fatto un’ora di trasmissione, dalle 18 alle 19. La “7â€Â ne ha fatte due. Per il resto, solo la satellitare Sky News 24 di Murdoch ha trasmesso l’avvenimento, intero, fino alle 24. Sono rimasti al proprio posto la macchina della verità , i “Pacchi†di Max Giusti, il curioso ispettore Coliandro, Ballarò e il film con Richard Gere.
Non si tratta di essere filoamericani, di amare o meno gli Stati Uniti, con i loro leader e i loro riti. Piaccia o no, quello era un grande avvenimento che si stava svolgendo, pieno di emozioni, di suspence, di significati politici e simbolici. I dirigenti delle maggior reti e dei tg non lo hanno ritenuto meritevole di una lunga diretta. Meglio i programmi tradizionali. E, quanto a Obama, i commenti si potevano fare negli appuntamenti normali, con Kissinger, Sartori ed altri. La tv degli esperti, come sempre, più che quella della cronaca.
Eppure, i manuali della comunicazione spiegano che sono i giornali di carta quelli più adatti alla riflessione, mentre la tv, con la potenza delle immagini, è più adatta a raccontare a far vedere ciò che accade. Invece, con le loro decisioni i professionisti dell’informazione televisiva rinunciano ad utilizzare lo strumento che hanno nelle mani, a sfruttarne tutte le potenzialità . Chissà cosa li ha frenati: la paura di essere rimbrottati da qualche protettore politico? L’idea di ottenere un basso ascolto? La loro smania di protagonismo? Il rischio di apparire pro o contro gli Usa? Ma hanno rinunciato a farlo vedere prima ancora che a valutarlo. Si sarebbe potuto lasciar scorrere le immagini anche senza commenti. Perché rinunciare? Costavano poco, erano a portata di mano. La sequenza del giovane presidente nero che avanzava per le vie della capitale americana, tenendo per mano la moglie Michelle, nel suo simpatico vestito giallo (tutti i giornali hanno discusso se era l’abito più adatto!) era fra le più straordinarie che si potessero offrire al pubblico.
E’ la tv che rinuncia a fare il proprio mestiere. Perfino quella di servizio pubblico. I suoi dirigenti, quelli che paghiamo con il canone, magari aspettavano l’input della commissione parlamentare di vigilanza. Speriamo che, se arriva Sergio Zavoli, siano indotti a cambiare idea, a usare le immagini – quando ci sono – anziché ammannirci materiale di repertorio e barbose opinioni di esperti o pseudotali.
La lunga diretta non c’è stata. Ma a tarda sera, “Parla con me†della Dandini, ci ha regalato uno splendido Neri Marcoré che, in maniche di camicia, imitava Gianni Riotta impegnato in una trasmissione sull’election day che, ironia nell’ironia, non era mai andata in onda. C’è proprio da riderci sopra.
Tags: diretta, giuramento, Obama, Rai
Articoli correlati
Related Post
Più letti
- Come salvare le scuole di giornalismo (4)
- Riforma dell'Ordine in Parlamento: chi approva? (3)
- Pubblicare o no la foto del bambino cinese incatenato? (3)
- Scontro sulle intercettazioni telefoniche
Proibito informare i cittadini
ma come si comporterà il giornalista? (3) - Intercettazioni: con la norma anti D'Addario
Berlusconi potrà denunciare la sua escort (3)
Più recenti
- Scontro fra Catricalà e Iacopino
ma chi davvero informa? - Adesso nell’Ordine di Iacopino e Ghirra
comincia una difficile collaborazione - Il ruolo dell’Autorità per le comunicazioni
messo in crisi dalle rivelazioni di Trani - Par condicio: almeno 5 milioni di euro
il danno economico subito dalla Rai - Che poteri ha il ministro Scajola sulla Rai?
Ecco il testo del contratto di servizio - Referendum il 29 e il 30 maggio
ma il nuovo contratto è già operativo







