Gen 18
Domenica
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Il Manifesto ringrazia e va avanti

di Matteo Marini

“È successo†titolava in prima pagina il Manifesto il 20 dicembre 1997 a commento delle 40.000 copie vendute il giorno precedente. Quel 19 dicembre una copia del “quotidiano comunista†costava 50.000 lire, una provocazione e una richiesta di aiuto per un quotidiano nato e sempre vissuto in crisi. Ebbene “È successo†di nuovo. Il Manifesto si è salvato, ancora per poco, fino alla prossima crisi che inevitabile verrà. Ma si è salvato.

La nuova sottoscrizione negli ultimi mesi del 2008 ha portato nelle casse del giornale oltre 2 milioni e 300.000 euro, tra donazioni, nuovi abbonamenti e l’iniziativa dell’ultimo 19 dicembre: il giornale a 50 euro che da solo ha significato oltre 600.000 euro. L’obbiettivo era di 4 milioni, a detta di tutti irraggiungibile e così è stato. Ma, complice la proroga al 2009 del provvedimento sui tagli all’editoria, per ora bastano. Sono bastati per pagare gli stipendi a tutti i soci fino a dicembre (giornalisti, grafici e personale amministrativo, basti pensare che a novembre avevano ricevuto gli stipendi di giugno) comprese le tredicesime. Per pagare i creditori, le cartiere, le tipografie e le spese postali di distribuzione e l’affitto della nuova sede di via Bargoni a Trastevere.

La storia del quotidiano comunista è stata scandita dalle sottoscrizioni e dai periodi di crisi, alternati ad altri (molti meno) di relativa tranquillità. Il primo numero del quotidiano riportava tutti i nomi dei sottoscrittori dei 50 milioni di lire che avevano permesso di trasformare la rivista in un quotidiano. Era la loro risposta al “chi paga?â€, slogan provocatorio del Pci che alludeva a oscuri rapporti con il capitalismo internazionale. Già nel maggio di quell’anno, era il 1971, partì la campagna “100 lire al giorno†per raccogliere fondi: il giornale costava infatti più del preventivato. A giugno lo slogan mutò in “100 lire per ogni giorno di ferie†per finire con “1000 lire per ogni tredicesimaâ€. Nell’anno della sua uscita il Manifesto aveva raccolto in tutto quasi 60 milioni di lire.

Lo stesso avvenne negli anni successivi, come il 1972, quando servivano fondi per la campagna elettorale del Pdup per il comunismo oppure nel 1977, quando con 100 milioni poté acquistare la tipografia di Milano. Negli anni 80 nacque la cooperativa «il Manifesto anni ‘80», che raccolse quasi 600 milioni di lire. Il 7 aprile del 1983 la prima delle copie a prezzo eccezionale: 10.000 lire. Seguirono la costituzione della Manifesto spa che raccolse, grazie alla vendita di azioni, 5,4 miliardi, poi le nuove sottoscrizioni nel 1999 e nel 2006, quando il giornale sembrava dovesse davvero chiudere, dopo 35 anni di storia, a causa del crollo delle vendite. Nella sua storia il manifesto ha raccolto in tutto quasi 15 milioni di euro.

Quella del 2008 è una nuova impresa, riuscita grazie all’aiuto di quelli che il giornale da sempre ha riconosciuto e ostentato come i suoi unici padroni ed editori: i lettori. Ci è riuscito con un grido di allarme, levatosi a settembre contro i tagli che il ministro Tremonti minacciava di attuare ai danni soprattutto dei quotidiani no-profit e di partito. Il provvedimento interessava il diritto soggettivo che, lasciando intatti i contributi indiretti ai grandi gruppi quotati in borsa come Rcs, IlSole24Ore ed Espresso, azzerava di fatto risorse importanti alle cooperative editoriali (soprattutto alle cooperative vere di giornalisti: i giornali senza padrone, gli unici editori puri in Italia).

Adesso il Manifesto riparte proprio dalla battaglia contro i tagli ai fondi per l’editoria, pericolo non scongiurato ma solo procrastinato. Con un nuovo sito web e una nuova grafica, ma con le idee di sempre, sforzandosi, non sempre con successo, di guardare al nuovo rimanendo un “quotidiano comunistaâ€. Forte del consenso di chi lo legge, lo ama oppure lo odia, ma pensa che l’informazione non possa fare a meno di lui. “Il manifesto è un lusso – scrisse Piero Ottone, ex direttore del Corriere della Sera – ma è un lusso necessarioâ€.


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