Dic 12
VenerdĂŹ
Estero
Giornali in crisi: il NYT ipoteca il grattacielo di Renzo Piano

La sede del New York Times

La sede del New York Times

La crisi economica investe i maggiori gruppi editoriali americani. Il New York Times ipoteca il grattacielo di Renzo Piano. Il gruppo Tribune, che pubblica il Chicago Tribune e il Los Angeles Times, ha chiesto l’accesso alle procedure di in bancarotta.
Il New York Times ha deciso di accendere un ipoteca sulla nuova sede realizzata da Renzo Piano. Il Nyt, che controlla anche il Boston Globe oltre all’International Herald Tribune, ha reso noto sul proprio sito di voler di ipotecare il grattacielo per raccogliere 225 milioni di dollari di liquiditĂ . Il gruppo, che in realtĂ  possiede solo il 58% dell’edificio di 52 piani sulla Ottava Avenue (completato nel novembre del 2007) deve far fronte a due linee di credito di 400 milioni ciascuna. Di queste, una scadrĂ  a maggio. Recentemente l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha abbassato la valutazione sulla soliditĂ  del gruppo e Moody’s si prepara a fare altrettanto. Dall’inizio dell’anno il titolo del Nyt ha perso oltre metĂ  del suo valore.
Il gruppo Tribune, acquistato nel dicembre 2007 per 8 miliardi di dollari dal magnate immobiliare Sam Zell, ha assunto gli esperti della societĂ  Lazard, per ricorrere agli strumenti previsti dalle leggi sulla bancarotta per proteggersi dai creditori. Il gruppo ha giĂ  messo in vendita la squadra di baseball dei Chicago Cubs e ha giĂ  venduto il quotidiano newyorkese Newsday. Le voci sul possibile ricorso della Tribune Co. alle procedure previste dal cosiddetto Chapter 11 erano circolate nel fine settimana, dopo che nella sede di Chicago erano arrivati consulenti della Lazard.

Ma la crisi offre nel anche nuove opportunitĂ  a chi resta solido. La Cnn, reduce da una stagione elettorale che l’ha vista regina degli ascolti, con conseguente aumento dei profitti pubblicitari. Il network fondato da Ted Turner nei giorni scorsi ha lanciato una sfida alla Associated Press e alla sua redazione planetaria (4.000 giornalisti sparsi in 243 uffici in 97 paesi del mondo). La CNN si offrirĂ  come agenzia di stampa a basso costo ai giornali che ritengono l’abbonamento alla AP troppo caro.
Gli analisti vedono una crisi strutturale e si aspettano una riorganizzazione complessiva, con fusioni, tagli e scelte dolorose. I media americani sono considerati da Wall Street ancora troppo frammentati: l’editore piĂš potente, Gannet (UsaToday), controlla per esempio il 13,6 per cento della circolazione dei quotidiani e gli esperti vedono spazio per accorpamenti. Non manca chi ipotizza per i media piani di salvataggio simili a quelli per i quali Detroit sta battendo cassa in Congresso, ma è una possibilitĂ  che appare lontana. Nel frattempo, di fronte all’emergenza, ogni gruppo tenta la propria strada.
(sintesi tratta dal sito de La Repubblica)


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